Prostituzione, l'Olanda:
riapre i bordelli (bravi ragazzi)
AMSTERDAM (23 ottobre 1999)- In controtendenza rispetto a tutti i paesi europei l'Olanda
sta per riaprire le case di tolleranza, come via per "legalizzare" l'industria
del sesso e per combattere lo sfruttamento dei minori. Le case torneranno a
essere legali martedì prossimo, quando il parlamento abolirà il divieto
contenuto nel codice penale e che risale al 1911. In questo modo, secondo i
politici olandesi, sarà possibile esercitare un maggiore controllo sul racket
della prostituzione e quindi sull'immigrazione clandestina.
Poi, dal luglio dell'anno prossimo, i singoli comuni vareranno dei regolamenti
per controllare le case di tolleranza, le circa 25 mila prostitute registrate
nel Paese e per far rispettare le "norme basilari". Igieniche innanzitutto, ma
anche la durata dei turni di lavoro e la sicurezza dei luoghi.
Il governo olandese è certo che la regolamentazione dei bordelli sia la strada
più efficace per lottare contro lo sfruttamento sessuale delle donne,
soprattutto minorenni, contro il traffico di droga e armi e contro
l'immigrazione clandestina a scopi sessuali.
A beneficiare di questa svolta saranno soprattutto le prostitute olandesi e
quelle originarie dei Paesi dell'Unione europea. Rischieranno invece
l'espulsione le straniere, soprattutto africane e sudamericane, che si
prostituiscono in Olanda senza permesso di soggiorno. |
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Le regole del
piacere: come il mestiere più antico del mondo diviene un lavoro come gli altri
Cambiano le regole per il mestiere più antico del mondo, che
diventa sempre più una professione simile alle altre: orari fissi, ferie,
assicurazione malattia, previdenza. E anche oneri da versare al fisco. Per
evitare che le strade siano i luoghi dell'adescamento, alcuni paesi fra i
Quindici hanno approvato leggi o stanno cercando di regolamentare un fenomeno
che appare ineliminabile. Più che a principi moralistici, le nuove regole
rispondono a esigenze di ordine pubblico. Comune è per esempio l'emergenza per
l'immigrazione clandestina di prostitute dall'Est, secondo stime 120 mila
l'anno, e il sempre più frequente intreccio con traffici di droga e riciclaggio
di denaro.
I Paesi Bassi, la Germania e la Norvegia sono i primi paesi a sperimentare
normative che garantiscono la completa legalità alla professione di lucciola,
cercando di allontanarla dalla malavita. Il governo olandese ha, per esempio,
offerto alle 30 mila prostitute (5 mila solo ad Amsterdam) l'opportunità di
uscire alla luce del sole. Con indubbi vantaggi, come la possibilità di ottenere
crediti dalle banche, l'assistenza sanitaria, persino abiti e lingerie sexy
deducibili dalle tasse, ma anche l'obbligo di versare il 19 per cento di ogni
prestazione al fisco.
Per chi sceglie la messa in regola come libera professionista o lavoratrice
indipendente, crescono tuttavia gli adempimenti. «Le carte si accumulano:
dall'ufficio del lavoro, dal dipartimento sanitario, dalla polizia» mugugna
Andre van Dorst, proprietaria di un locale a luci rosse ad Apeldoorn. «C'è una
disposizione persino sulla lunghezza delle unghie!».
E, insofferenza per le regole a parte, la riluttanza a pagare tasse fa il resto,
frenando i propositi e le aspettative di introiti del governo. Quello olandese
vorrebbe una ricca fetta del fatturato (1,6 miliardi di euro) dell'industria del
sesso, ma finora solo 921 prostitute hanno scelto di legalizzare la loro
attività.
Poi c'è il fattore Internet. La rete e i cellulari hanno reso le lucciole più
indipendenti e mobili, molte operatrici a luci rosse in questo modo mantengono
l'anonimato. Altre sono costrette a nascondersi. Le nuove regole stabiliscono
che possono esercitare solo donne con più di 18 anni e regolare permesso di
soggiorno: migliaia di lucciole africane, asiatiche e dell'Europa dell'Est si
ritrovano in una situazione di maggior incertezza e rischio. «I risultati sono
stati l'opposto di quello che ci aspettavamo» riconosce Femke Halsema,
sostenitore nel parlamento olandese della legalizzazione.
In Germania la «legge per il miglioramento della condizione giuridica e sociale
delle prostitute» ha avuto l'appoggio anche di un partito dell'opposizione, i
liberali dell'Fdp. Le 400 mila professioniste del sesso possono ora godere di
benefici, come sussidio di disoccupazione, tredicesima, assegni familiari,
assistenza sanitaria, pensione. Ma mettersi in regola vuol dire versare al fisco
il 30 per cento dei guadagni.
Nei primi mesi di attuazione della normativa, entrata in vigore il 1° gennaio,
le domande di registrazione sono state scarse. Tanto che i Verdi propongono di
cambiare la tassazione: forfettaria e più contenuta.
Fredda anche l'accoglienza riservata dalle lucciole norvegesi (a Oslo sono 3
mila) alla legge che, in cambio di sicurezza sociale, esige il pagamento delle
tasse. E sì che per mettersi in regola possono contare anche sulla Pion,
un'organizzazione che le aiuta ad affrontare le difficoltà burocratiche.
Assolutamente
contraria a rendere legale la prostituzione è la Svezia, che anzi persegue i
clienti: rischiano fino a sei mesi di prigione. «È un comportamento cinico
ricavare soldi dai bordelli con le tasse» ha dichiarato Margareta Winberg,
ministro delle Pari opportunità.
Nessuna tassa per i bordelli nel Regno Unito, dove la prostituzione è un
business da 100 milioni di sterline l'anno, concentrato in gran parte nei 50
locali a luci rosse di Soho.
La proposta di alcuni sindaci (Birmingham e Sheffield) di creare zone riservate
nei centri cittadini è stata bocciata dal governo. Roger Farrington e Christine
Field, due magistrati londinesi stufi di multare le prostitute mentre i loro
protettori non rischiano quasi mai nulla, hanno definito una proposta di legge
che si ispira alla legalizzazione adottata da Germania e Paesi Bassi. |
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Sono i bordelli, non le prostitute, a pagare le tasse in Spagna. I 1.800 «puti-club»
pagano imposte ai comuni e al fisco, ma guadagnano abbastanza per finanziare, è
il caso del Night Privé di Albacete, la locale squadra di calcio. Alle Cortes
spagnole una commissione sta studiando una nuova legislazione per le 300 mila «putas»,
pochissime le spagnole, numerose le latinoamericane e le ragazze del'Est.
Emigrano a Madrid molte meretrici francesi che sfuggono alla morsa repressiva
del primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
Il governo francese ha deciso di usare il pugno di ferro: il disegno di legge
sulla sicurezza interna, presentato dal ministro degli Interni Nicolas Sarzoky
predispone, fra l'altro, punizioni più severe per i clienti (come in Svezia) e
dichiara l'esercizio della prostituzione un vero e proprio reato. A Metz,
Bordeaux, Orléans, i sindaci hanno emesso delle ordinanze per impedire la
prostituzione nelle vie del centro.
Per porre invece un freno all'afflusso delle lucciole immigrate il governo
francese ha deciso di inserire negli accordi internazionali il tema della lotta
alla prostituzione: il 4 ottobre il primo ministro Raffarin ha firmato a Parigi
con il suo omologo rumeno Adrian Nastase un'intesa per la lotta allo
sfruttamento dei minori e alla prostituzione. In cambio di aiuti economici e
dell'impegno francese a favorirne l'ingresso nell'Unione Europea, la Romania
ostacolerà l'emigrazione clandestina verso la Francia, in particolare nel
settore della prostituzione.
E in Italia? La piaga delle lucciole tenute in schiavitù da malavitosi è il
fenomeno più visibile: sulle strade le italiane sono state sostituite da uno
stuolo di nigeriane, slave, russe, ucraine. Il testo sulla riforma della legge
Merlin presentato dal vicepremier Gianfranco Fini, da Umbero Bossi (ministro
delle Riforme istituzionali) e Stefania Prestigiacomo (Pari oportunità) è fermo
a Palazzo Chigi: prevede il divieto a prostituirsi per strada, ma all'interno
della maggioranza ci sono diverse posizioni su controlli sanitari e sui luoghi
ove esercitare il mestiere. |
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Un bordello contro il caro-euro
(geniale)
È diventato luogo comune sostenere che con l'arrivo dell'euro i prezzi siano
schizzati alle stelle. Tutto, dalla frutta all'abbigliamento, ha conosciuto
rincari notevoli provocando come risposta la contrazione dei consumi. Ma finora
in pochi, avevano legato al caro-euro anche la recessione nel settore sesso a
pagamento. Va da sé che ad Amburgo, la città tedesca famosa per la Reeperbahn,
la strada a luci rosse, una nota casa di appuntamento ha pensato di ricorrere ai
saldi di fine stagione per mettere una pezza al periodo di recessione. Ai
clienti è stato offerto un pacchetto con una tariffa fissa di 38,50 euro per
mezz'ora di sesso scegliendo in un bouquet di 8 prostitute, con maggiorazione di
prezzo per servizi extra; ovviamente pagamento anticipato. E i primi risultati
sono stati a dir poco soddisfacenti, tanto che la proprietaria del bordello
ammette: «Gli uomini fanno letteralmente la fila, nelle ore più "calde", dalle
17 alle 19 è difficile trovare una ragazza libera». Ogni giorno almeno 80 uomini
sfruttano l'offerta speciale.
Vi starete chiedendo perché il
buon Carraronan abbia creato una pagina simile con dentro dentro articoli
raccattati in giro per la rete? Semplice, dopo aver visto una puttana veramente
bellissima mentre passavo in auto (poi magari aveva il manico...) mi è venuto in
mente di dedicare un angoletto del mio sito anche a queste care ragazze troppo
spesso sfruttate e prive di qualunque controllo sanitario o legale. Mi sono
detto: "Perché da noi non è come in Germania o nei Paesi Bassi? Perché
permettiamo questo schifo? Non possiamo fermare la prostituzione, ma possiamo
rendere le condizioni di vita di queste ragazze migliori almeno dal punto di
vista igienico. Perché non dovremmo farlo?" |