29 gennaio 1958 la legge Merlin che abolisce le case di tolleranza in Italia entra in vigore
Un piccolo passo "di lato" per una Donna, un grande passo indietro per l'Umanità

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Germania: nasce il divieto di Prostituzione

GERMANIA (26 Dicembre 2005) Paese che vai, cartello stradale che trovi. In alcune strade tedesche saranno presto inseriti dei cartelli con un divieto molto particolare: quello di prostituzione. In Germania infatti il sesso a pagamento è legale ma può essere esercitato solo in determinate aree, al di fuori delle quali è assolutamente vietato.
 
La decisione di mettere dei cartelli con divieto di prostituzione è arrivata dopo che un giudice ha assolto Michael G dall'accusa di aver avuto rapporti sessuali con una prostituta in un'area non consentita. L'uomo si era difeso sostenendo che aveva accettato le avanches della "signorina" perché era convinto di trovarsi in un'area autorizzata data l'assenza di segnali o cartelli.


Prostituzione, l'Olanda: riapre i bordelli (bravi ragazzi)

AMSTERDAM (23 ottobre 1999)- In controtendenza rispetto a tutti i paesi europei l'Olanda sta per riaprire le case di tolleranza, come via per "legalizzare" l'industria del sesso e per combattere lo sfruttamento dei minori. Le case torneranno a essere legali martedì prossimo, quando il parlamento abolirà il divieto contenuto nel codice penale e che risale al 1911. In questo modo, secondo i politici olandesi, sarà possibile esercitare un maggiore controllo sul racket della prostituzione e quindi sull'immigrazione clandestina.
Poi, dal luglio dell'anno prossimo, i singoli comuni vareranno dei regolamenti per controllare le case di tolleranza, le circa 25 mila prostitute registrate nel Paese e per far rispettare le "norme basilari". Igieniche innanzitutto, ma anche la durata dei turni di lavoro e la sicurezza dei luoghi.
Il governo olandese è certo che la regolamentazione dei bordelli sia la strada più efficace per lottare contro lo sfruttamento sessuale delle donne, soprattutto minorenni, contro il traffico di droga e armi e contro l'immigrazione clandestina a scopi sessuali.
A beneficiare di questa svolta saranno soprattutto le prostitute olandesi e quelle originarie dei Paesi dell'Unione europea. Rischieranno invece l'espulsione le straniere, soprattutto africane e sudamericane, che si prostituiscono in Olanda senza permesso di soggiorno.


Le regole del piacere: come il mestiere più antico del mondo diviene un lavoro come gli altri

Cambiano le regole per il mestiere più antico del mondo, che diventa sempre più una professione simile alle altre: orari fissi, ferie, assicurazione malattia, previdenza. E anche oneri da versare al fisco. Per evitare che le strade siano i luoghi dell'adescamento, alcuni paesi fra i Quindici hanno approvato leggi o stanno cercando di regolamentare un fenomeno che appare ineliminabile. Più che a principi moralistici, le nuove regole rispondono a esigenze di ordine pubblico. Comune è per esempio l'emergenza per l'immigrazione clandestina di prostitute dall'Est, secondo stime 120 mila l'anno, e il sempre più frequente intreccio con traffici di droga e riciclaggio di denaro.
I Paesi Bassi, la Germania e la Norvegia sono i primi paesi a sperimentare normative che garantiscono la completa legalità alla professione di lucciola, cercando di allontanarla dalla malavita. Il governo olandese ha, per esempio, offerto alle 30 mila prostitute (5 mila solo ad Amsterdam) l'opportunità di uscire alla luce del sole. Con indubbi vantaggi, come la possibilità di ottenere crediti dalle banche, l'assistenza sanitaria, persino abiti e lingerie sexy deducibili dalle tasse, ma anche l'obbligo di versare il 19 per cento di ogni prestazione al fisco.
Per chi sceglie la messa in regola come libera professionista o lavoratrice indipendente, crescono tuttavia gli adempimenti. «Le carte si accumulano: dall'ufficio del lavoro, dal dipartimento sanitario, dalla polizia» mugugna Andre van Dorst, proprietaria di un locale a luci rosse ad Apeldoorn. «C'è una disposizione persino sulla lunghezza delle unghie!».
E, insofferenza per le regole a parte, la riluttanza a pagare tasse fa il resto, frenando i propositi e le aspettative di introiti del governo. Quello olandese vorrebbe una ricca fetta del fatturato (1,6 miliardi di euro) dell'industria del sesso, ma finora solo 921 prostitute hanno scelto di legalizzare la loro attività.

Poi c'è il fattore Internet. La rete e i cellulari hanno reso le lucciole più indipendenti e mobili, molte operatrici a luci rosse in questo modo mantengono l'anonimato. Altre sono costrette a nascondersi. Le nuove regole stabiliscono che possono esercitare solo donne con più di 18 anni e regolare permesso di soggiorno: migliaia di lucciole africane, asiatiche e dell'Europa dell'Est si ritrovano in una situazione di maggior incertezza e rischio. «I risultati sono stati l'opposto di quello che ci aspettavamo» riconosce Femke Halsema, sostenitore nel parlamento olandese della legalizzazione.
In Germania la «legge per il miglioramento della condizione giuridica e sociale delle prostitute» ha avuto l'appoggio anche di un partito dell'opposizione, i liberali dell'Fdp. Le 400 mila professioniste del sesso possono ora godere di benefici, come sussidio di disoccupazione, tredicesima, assegni familiari, assistenza sanitaria, pensione. Ma mettersi in regola vuol dire versare al fisco il 30 per cento dei guadagni.
Nei primi mesi di attuazione della normativa, entrata in vigore il 1° gennaio, le domande di registrazione sono state scarse. Tanto che i Verdi propongono di cambiare la tassazione: forfettaria e più contenuta.
Fredda anche l'accoglienza riservata dalle lucciole norvegesi (a Oslo sono 3 mila) alla legge che, in cambio di sicurezza sociale, esige il pagamento delle tasse. E sì che per mettersi in regola possono contare anche sulla Pion, un'organizzazione che le aiuta ad affrontare le difficoltà burocratiche.

Assolutamente contraria a rendere legale la prostituzione è la Svezia, che anzi persegue i clienti: rischiano fino a sei mesi di prigione. «È un comportamento cinico ricavare soldi dai bordelli con le tasse» ha dichiarato Margareta Winberg, ministro delle Pari opportunità.
Nessuna tassa per i bordelli nel Regno Unito, dove la prostituzione è un business da 100 milioni di sterline l'anno, concentrato in gran parte nei 50 locali a luci rosse di Soho. La proposta di alcuni sindaci (Birmingham e Sheffield) di creare zone riservate nei centri cittadini è stata bocciata dal governo. Roger Farrington e Christine Field, due magistrati londinesi stufi di multare le prostitute mentre i loro protettori non rischiano quasi mai nulla, hanno definito una proposta di legge che si ispira alla legalizzazione adottata da Germania e Paesi Bassi.

Sono i bordelli, non le prostitute, a pagare le tasse in Spagna. I 1.800 «puti-club» pagano imposte ai comuni e al fisco, ma guadagnano abbastanza per finanziare, è il caso del Night Privé di Albacete, la locale squadra di calcio. Alle Cortes spagnole una commissione sta studiando una nuova legislazione per le 300 mila «putas», pochissime le spagnole, numerose le latinoamericane e le ragazze del'Est.
Emigrano a Madrid molte meretrici francesi che sfuggono alla morsa repressiva del primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
Il governo francese ha deciso di usare il pugno di ferro: il disegno di legge sulla sicurezza interna, presentato dal ministro degli Interni Nicolas Sarzoky predispone, fra l'altro, punizioni più severe per i clienti (come in Svezia) e dichiara l'esercizio della prostituzione un vero e proprio reato. A Metz, Bordeaux, Orléans, i sindaci hanno emesso delle ordinanze per impedire la prostituzione nelle vie del centro.
Per porre invece un freno all'afflusso delle lucciole immigrate il governo francese ha deciso di inserire negli accordi internazionali il tema della lotta alla prostituzione: il 4 ottobre il primo ministro Raffarin ha firmato a Parigi con il suo omologo rumeno Adrian Nastase un'intesa per la lotta allo sfruttamento dei minori e alla prostituzione. In cambio di aiuti economici e dell'impegno francese a favorirne l'ingresso nell'Unione Europea, la Romania ostacolerà l'emigrazione clandestina verso la Francia, in particolare nel settore della prostituzione.
E in Italia? La piaga delle lucciole tenute in schiavitù da malavitosi è il fenomeno più visibile: sulle strade le italiane sono state sostituite da uno stuolo di nigeriane, slave, russe, ucraine. Il testo sulla riforma della legge Merlin presentato dal vicepremier Gianfranco Fini, da Umbero Bossi (ministro delle Riforme istituzionali) e Stefania Prestigiacomo (Pari oportunità) è fermo a Palazzo Chigi: prevede il divieto a prostituirsi per strada, ma all'interno della maggioranza ci sono diverse posizioni su controlli sanitari e sui luoghi ove esercitare il mestiere.

 
Prostitute a lezione di lap-dance (bella idea)

Come risolvere il problema dilagante della prostituzione? A Birmigham il sindaco ha preso una decisione piuttosto insolita: rendere le ragazze squillo che bazzicano le vie della città delle vere professioniste del sex business. Come? Dando loro la possibilità di frequentare corsi gratuiti per diventare ballerine di lap-dance e trovare così un lavoro regolare nei night club o locali di spogliarelli.
Quando la proposta è stata resa nota, però, le ragazze che già si occupano di questo tipo di intrattenimento sono insorte in massa: è giusto dare la possibilità anche alle prostitute da strada di avere un ruolo nella società, ma perché farlo proprio a scapito della loro categoria già abbastanza sovraffollata?
Non sarebbe meglio insegnare a queste ragazze a usare il computer e inserirle negli uffici del Comune come segretarie?

Un bordello contro il caro-euro (geniale)

È diventato luogo comune sostenere che con l'arrivo dell'euro i prezzi siano schizzati alle stelle. Tutto, dalla frutta all'abbigliamento, ha conosciuto rincari notevoli provocando come risposta la contrazione dei consumi. Ma finora in pochi, avevano legato al caro-euro anche la recessione nel settore sesso a pagamento. Va da sé che ad Amburgo, la città tedesca famosa per la Reeperbahn, la strada a luci rosse, una nota casa di appuntamento ha pensato di ricorrere ai saldi di fine stagione per mettere una pezza al periodo di recessione. Ai clienti è stato offerto un pacchetto con una tariffa fissa di 38,50 euro per mezz'ora di sesso scegliendo in un bouquet di 8 prostitute, con maggiorazione di prezzo per servizi extra; ovviamente pagamento anticipato. E i primi risultati sono stati a dir poco soddisfacenti, tanto che la proprietaria del bordello ammette: «Gli uomini fanno letteralmente la fila, nelle ore più "calde", dalle 17 alle 19 è difficile trovare una ragazza libera». Ogni giorno almeno 80 uomini sfruttano l'offerta speciale.

Vi starete chiedendo perché il buon Carraronan abbia creato una pagina simile con dentro dentro articoli raccattati in giro per la rete? Semplice, dopo aver visto una puttana veramente bellissima mentre passavo in auto (poi magari aveva il manico...) mi è venuto in mente di dedicare un angoletto del mio sito anche a queste care ragazze troppo spesso sfruttate e prive di qualunque controllo sanitario o legale. Mi sono detto: "Perché da noi non è come in Germania o nei Paesi Bassi? Perché permettiamo questo schifo? Non possiamo fermare la prostituzione, ma possiamo rendere le condizioni di vita di queste ragazze migliori almeno dal punto di vista igienico. Perché non dovremmo farlo?"

E il secondo pensiero è stato:
"Vaffanculo tutto, non sono un politicante. Voglio i bordelli per avere sesso mercenario legalmente, mica per questioni tanto più elevate!"


Ecco una locandina di un film che ho trovato in rete. Non spendereste un centinaio di euro per sbattervi un bellezza come questa invece delle solite tipe rompicoglioni? Meditate gente, meditate e unitevi alla lotta: apriamo le case chiuse!

 
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