|
La Grande Fuga Dei Partigiani
da Sant'Anna
PER RICORDARE ANCHE IL LATO PEGGIORE
DELLA RESISTENZA E CHE NON TUTTI I PARTIGIANI ERANO MIGLIORI
DEGLI ODIOSI NAZISTI CHE TENTAVANO DI INTRALCIARE
A Sant'Anna di Stazzema, sull'Appennino lucchese,
il 12 Agosto 1944, si svolse un'altra strage nazista, con centinaia di
vittime civili.
I partigiani comunisti della Brigata Garibaldi
avevano cominciato a comparire sulle montagne circostanti alla fine di
Marzo. "e li accogliemmo" , ricorda Amos Moriconi, che perdette
nell'eccidio la moglie,la figlioletta di due anni, la madre, due
sorelle, un fratello e il suocero (la testimonianza è comparsa sul
quotidiano LINEA del 2 Settembre 2000), "così come avevamo accolto gli
sfollati, fraternamente, pronti ad aiutarli. Nessuno di noi sollevò
questioni di natura politica. Ma ci accorgemmo ben presto che la
nostra umanità non era apprezzata.
Si accamparono sul crinale della montagna che
sovrasta il paese e pretesero che noi li rifornissimo di viveri. Non
ci restò che piegarci all'imposizione. Nonostante ciò, questi
individui iniziarono a perquisire le nostre abitazioni, portando via i
viveri che trovavano".
Allorchè i comunisti rivolsero il loro attivismo
nei confronti dei militari tedeschi, i rastrellamenti non si fecero
più attendere. Pattuglie tedesche si spinsero in Luglio fino a Sant'Anna,
per tre volte respinte, con qualche caduto, dalle raffiche delle armi
dei partigiani asserragliati in alcune case e sul campanile. Tanto
bastò ai comandi germanici per fare accerchiare la zona. Numerosi
superstiti confermano: "avevamo saputo del rastrellamento nell'altro
versante della montagna. I partigiani, inoltre, avevano sparato dalle
nostre case sui tedeschi. Prima o poi, lo sapevamo bene, il
rastrellamento sarebbe giunto anche a Sant'Anna. Ma ci sorreggeva un
filo di speranza. I partigiani, infatti, continuavano a ripeterci che
non se ne sarebbero andati, che ci avrebbero difeso con ogni
mezzo. La mattina del 9 Agosto venne affisso
sulla porta della chiesa un manifesto del comando germanico: era
l'ordine di sgombero per la popolazione civile. Ci davano poche ore
per andarcene tutti. I civili che fossero stati sorpresi ancora in
paese dalle truppe rastrellatrici sarebbero stati considerati
favoreggiatori dei partigiani e fucilati come tali. La voce si sparse
in un baleno. I comunisti però intervennero subito, strappando il
manifesto tedesco e affingendone un altro nel quale facevano obbligo
ai civili di non muoversi. Che cosa dovevamo fare ?? Eravamo presi tra
due fuochi. La presenza minacciosa dei partigiani comunisti era molto
più concreta di qualsiasi ordinanza tedesca. Così restammo tutti".

A uscire da Sant'Anna, in quello stesso giorno,
racconta Vittorio Di Palma nel citato numero di LINEA, "provvidero
invece i partigiani, più o meno alla chetichella. Credo di essere
stato uno dei pochi che ebbe la percezione di quanto stava accadendo"
precisa Amos Moriconi "ricordo che affrontai uno degli ultimi
partigiani che si accingevano a lasciare il paese e gli dissi: perché
ci abbandonate ? voi sapete bene di averci intrappolati in una rete e
sapete anche che i tedeschi non ci risparmieranno. Avevate promesso di
difenderci. Dove ve ne andate adesso? Ma quello mi guardò ghignando e
si allontanò senza rispondermi".
La strage ebbe inizio alle 6 del 12 Agosto 1944. Tutte le
testimonianze dei sopravvissuti sono concordi nell'attribuire ai
partigiani comunisti la responsabilità morale del massacro. Essi non
si allontanarono, ma rimasero sulle montagne circostanti e calarono di
nuovo in paese a strage avvenuta. "Mentre mi stavo dedicando a questa
terribile incombenza (il seppellimento dei propri congiunti, nda),
continua Moriconi, vidi i partigiani. Uno lo conoscevo bene, era un
milanese che si faceva chiamara Timoschenko. Si avvicinarono a me:
notai subito che avevano le tasche piene di portafogli, oggetti d'oro
e d'argento. Se ne erano infilati anche dentro la camicia.
Timoschenko mi disse: devi consegnarci tutti i
soldi e gli oggetti di valore che trovi sui morti. Mi sentii salire il
sangue alla testa, impugnai la picozza e la alzai di scatto. Vattene!
gli dissi. Vattene, se non vuoi che ti spacchi il cranio. Timoschenko
esitò un attimo e poi, senza parlare, si allontanò. Altri vennero
visti entrare in case dove non era rimasto nessuno e uscire dopo aver
fatto man bassa. Furono pure notati mentre si spartivano il bottino.
Qualche giorno dopo la strage, ha confermato Teresa Pieri, una delle
superstiti, scesi a Valdicastello. In una strada riconobbi dei
partigiani comunisti che avevo visto tante volte a Sant'Anna. Mi
avvicinai e mi accorsi che si stavano dividendo soldi, braccialetti,
catenine d'oro. Tutta roba rapinata dai cadaveri dei nostri cari".
|