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I Nazisti non hanno mai lasciato Parigi!

Per motivi che solo pochi eretti conoscono, questo autunno mi trovavo a Parigi: sesso, alcol, kebab...

Con me v'era il mio aiutante, Cicogna. Ci trovavamo in un prestigioso Hotel della capitale, a 5 stelle se ricordo bene. Dopo che le squillo d'alto bordo lasciarono i nostri appartamenti, Cicogna decise di accendere lo schermo al plasma da 40 pollici, quello subito a destra del Picasso per chi ha già frequentato l'appartamento "dittatore dei tropici" di quell'hotel. Mtv. Dopo pochi tentativi tra i 500 e più canali del televisore, Cicogna riuscì a trovare Mtv. In onda c'era un nuovo video di Shakira. Sorseggiando il mio whisky liscio seguii sovrappensiero le immagini sullo schermo. Il video terminò e comparve il presentatore del programma per annunciare il successivo, ma non lo fece in un morbido francese. Per poco non rovesciai il mio drink sulle scarpe da 500 € quando lo sentii sputare il titolo della canzone in un gutturale tedesco e salutare battendo i tacchi e urlando "Hail Hitler". Tagliati fuori dal resto del mondo ignaro, ci trovavamo nel cuore del nuovo Reich. Con le mini macchine fotografiche ben nascoste andammo in cerca di altri indizi che confermassero i nostri sospetti. Guardammo la città con attenzione maggiore, in cerca di quei particolare che al turista sfuggono.

Scattammo foto inquietanti. Ma sapevamo che era solo l'inizio. Con quattro falcate raggiungemmo la stazione della metrò "Himmler" e prendemmo quello per la Torre Eiffel. Raggiunta la torre ci mischiammo alla folla e allora notai che non c'erano neri. Credevo che la francia, con le sue ex-colonie, fosse piena di neri. Non ce ne erano. I pezzi del puzzle cominciavano a ricomporsi: il cartello visto il giorno prima diceva che il quartiere storico del ghetto ebraico era chiuso al traffico. Si, chiuso per sempre. Quanti altri segreti nascondeva Parigi la Corrotta?

Sotto la torre Eiffel era pieno di gente, soprattutto ragazze bionde...

Il sospetto si insinuò ancora più dentro di noi. Ci sedemmo su di una panchina sotto la torre per cogliere i loro discorsi e scoprire qualcosa di nuovo. Tedesco. Per la prima volta, non conoscendo la lingua del posto non ci badavo, mi accorsi che tutti parlavano tedesco e non francese.

Un vecchietto dai baffi corti e dritti si sedette vicino a noi, ci sorrise e aprì il giornale che portava con se. Scrutammo il titolo "Le Monde". Un giornale prestigioso. Non poteva essere vero: doveva essere una sorta di festa in costume. Un revival storico della resistenza. Scrutammo il titolo che capeggiava enorme in prima pagina: <<JUDENFREI !!!>>

Un nodo ci strinse la gola. Ci fissammo. Era tutto vero. Dovevamo tornare in Italia ed avvertire il mondo che la Francia era ancora in mano ai nazisti. Ormai si stava facendo sera. Tornammo a piedi, passando presso l'Arco e vedemmo una folla. Doveva esserci una qualche festa nazionale con sfilata. Ci mischiammo nella folla e sgomitammo fino a raggiungere la prima fila. In lontananza si vedeva un corteo procedere verso di noi, verso l'arco di trionfo di piazza Charles de Gaulle. Se c'era una festa con tanto di corteo, non potevano esserci ancora i nazisti, no? Mi fece notare speranzoso Cicogna. Troppo presto. Non voglio nemmeno commentare quello che vedemmo in un tripudio di grida festanti e di bandiere che si avevano tre colori, ma non erano quelli giusti. Lascio che la foto parli da sola.

Prendemmo il primo treno per l'Italia e ci fermammo presso la sede di un famoso quotidiano, dove lavora (o forse è meglio dire lavorava) un mio caro amico. Gli raccontammo l'accaduto e gli consegnammo una copia delle foto scattate con la macchina digitale. Rimase sorpreso e scrisse subito il pezzo per rivelare al mondo la verità. Il direttore rimase molto colpito e la fece mettere in prima pagina. Edizione straordinaria. Appena stampata la prima versione di prova, il mio amico ce la diede e noi tornammo in albergo. L'indomani la bufera sarebbe scoppiata. Il mondo avrebbe conosciuto la verità.

Ma nella notte arrivò una telefonata. Era il mio amico giornalista. In tono preoccupato mi raccontò che l'ambasciatore francese in Italia aveva protestato per la notizia "diffamatoria" ed il direttore aveva preferito non pubblicarla. Come poteva averlo saputo così presto? Ci sono forse spie del Reich anche in Italia? Giunto il mattino tornammo alla sede del giornale e cercammo il mio amico. Mi risposero che nessuno con quel nome lavorava lì. Andammo dal direttore per fare chiarezza, ma l'uomo che ci accolse nel suo ufficio non era l'uomo che avevamo incontrato il giorno prima. Eravamo pietrificati dallo stupore. Non era basso e calvo come lo ricordavamo, ma alto, biondo, con gli occhi azzurri e la mascella quadrata. Nell'ufficio aleggiava uno sgradevole sentore di crauti. Scappammo via.

Forse crederete che sono impazzito, ma non è così. Ho le prove. Riporto parte del quotidiano mai pubblicato.

Raccontate questa storia in giro. La gente deve sapere. Non so quando verranno a prendermi e mi faranno sparire nel nulla come il mio amico giornalista ed il direttore, ma fino a qual giorno lotterò perché tutti sappiano.

 

 

 

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