Un episodio imbarazzante
6 marzo 1988. Gibilterra. La
tranquilla monotonia del possedimento britannico in terra spagnola
viene improvvisamente lacerata dai colpi di diverse armi automatiche.
Pistole, diranno poi alcuni testimoni oculari. Pistole comparse
all'improvviso tra le mani di alcuni giovani in jeans che
passeggiavano per la strada. Pochi secondi, quelle detonazioni
laceranti e sull'asfalto i corpi senza vita di tre persone: due uomini
e una donna. I giovani in jeans - nessuno sa dire con esattezza quanti
fossero - controllano rapidamente i corpi riversi al suolo e si
dileguano nel dedalo di viuzze della 'rocca'. Sembra un regolamento di
conti tra bande rivali. E invece è l'epilogo sanguinoso di
un'operazione affidata ad un commando del SAS.
A terra giacciono i corpi di tre
membri dell'IRA, l'esercito repubblicano nord-irlandese che si batte
per l'indipendenza della provincia britannica. I loro nomi: Daniel
McCann, 30 anni; Sean Savage, 24 anni: Maired Farrell, la donna, 31
anni. L'inchiesta stabilisce che non erano armati, che non c'è stato
conflitto a fuoco.
A sparare sono stati soltanto gli
uomini del SAS. Qualcuno sostiene che si è trattato di un'esecuzione.
All'inizio si parla di un attentato. I tre nord-irlandesi - viene
affermato un po' troppo frettolosamente da un funzionario britannico -
avevano piazzato un'automobile imbottita di esplosivo in una strada
dove abitualmente avviene il cambio della guardia tra i diversi
reparti delle forze armate britanniche, cambio della guardia seguito
da decine di turisti armati di macchine fotografiche. Si dice anche
che la trappola esplosiva dovesse investire un reparto del Royal
Anglian Regiment da poco rientrato da un turno di servizio
nell'Irlanda del Nord. Si dice anche che su un'automobile sono stati
trovati 200 (e poi 500) chili di esplosivo, il 'Goma 2', abitualmente
impiegato dall'ETA nelle sue campagne terroristiche. La conclusione è
scontata: tra IRA ed ETA la collaborazione si è fatta ancora più
stretta. Nemmeno 36 ore dopo arriva la doccia fredda. Il ministro
degli esteri britannico, sir Geoffrey Howe, chiamato a rispondere alla
Camera dei Comuni sull'operazione di Gibilterra, è costretto ad
ammettere che non solo i tré nord-irlandesi non erano armati, ma che
sull'automobile trovata parcheggiata nei pressi della residenza del
governatore inglese non era stata trovata traccia di esplosivo. Howe
si rifiuta di rispondere ad una domanda sulla identità del reparto
britannico che aveva condotto l'azione. È la conferma implicita che si
doveva risalire al SAS.
Quello di
Gibilterra altro non era che un nuovo episodio della lunga battaglia
ingaggiata dagli uomini dello Special Air Service contro il movimento
separatista nord-irlandese. Il rientro delle salme dei tre
guerriglieri a Belfast, avvenuto il 15 marzo, provoca nuovi disordini
nella tormentata provincia britannica. Due morti, un numero
imprecisato di feriti e un odio che di giorno in giorno si fa più
forte e radicato.
OP. MOGADISCIO
ASSALTO ALL'AMBASCIATA
ARMAMENTARIO
INDICE SAS
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