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Il colosso italo-inglese della guerra tecnologica:
Finmeccanica e Bae insieme per Eurosystem, specializzata nell'high-tech militare.


Sul fronte della guerra hi-tech, l'Italia tenta di giocare un ruolo di primo piano. Almeno in territorio europeo. In prima linea c'è Finmeccanica, la holding specializzata nelle nuove tecnologie in campo civile e militare il cui patrimonio azionario è al 32% in mano al ministero dell'Economia.

La società che fa capo a Piefrancesco Guarguaglini (l'amministratore delegato è Roberto Testore) sta studiano un accordo paritetico con gli inglesi di Bae (British Aerospace) per la realizzazione di un progetto nel campo dell'innovazione militare. Con una lettera d'intenti di una quarantina di pagine siglata alla fine di novembre di due gruppi intendono dar vita a Eurosystem, un colosso con un giro d'affari previsto intorno ai 3,5 miliardi di euro all'anno.

Ora, le due parti in causa hanno nominato i rispettivi consulenti e per Finmeccanica è entrata in gioco la Vitale&Associati Spa pronta a valutare il progetto di massima e definirne l'eventuale fattibilità. In verità, anche il ministero dell'Economia, titolare della golden share nel gruppo italiano, è deciso a mettere in gioco un proprio consulente e non è detto che tutto fili liscio come l'olio. Oltretutto, anche il ministero delle Attività Produttive risulta titolare con pari dignità dello stesso pacchetto azionario e il ministro Giulio Tremonti dovrà confrontarsi in parallelo con il collega Antonio Marzano prima di prendere una decisione.

Di fatto, all'intesa italo-inglese stanno lavorando da mesi sia Guarguaglini sia il suo pari d'Oltremanica, sir Richard Evans. Ma la possibile unione ha radici più profonde anche sul piano politico visto che dietro, a quanto pare, c'è la benedizione di Silvio Berlusconi e Tony Blair. Le due società hanno già alle spalle una joint-venture paritetica per la progettazione e la realizzazione di sistemi di controllo navali e terrestri (Alenia Marconi systems). La nuova operazione, tuttavia, assume un valore decisamente maggiore non soltanto in campo economico, ma anche sul fronte della politica estera dei rispettivi governi tenuto conto dell'importanza strategica delle tecnologie militari, anche nei rapporti con gli Stati Uniti.

A rendere concretamente possibile l'alleanza sarebbe stata una mossa di Finmeccanica che nei mesi scorsi ha acquisito l'inglese Marconi strategic communications (3mila dipendenti), specializzata nel settore delle telecomunicazioni militari. L'acquisizione ha permesso di riequilibrare, almeno in parte, la caratura di Finmeccania nel settore avionico, che in precedenza era fortemente sbilanciato verso gli inglesi con un rapporto di quattro a uno.

In questa fase gli esperti sono al lavoro per studiare nei dettagli il progetto, in particolare sulle condizioni di fattibilità di un reale accordo paritetico: il presidente di Eurosystem sarebbe italiano, l'amministratore delegato inglese. Tuttavia, non mancano le perplessità di alcuni addetti ai lavori. Di fatto, il peso di Bae risulta nei bilanci, nei mezzi, nel personale impiegato notevolmente superiore a quello di Finmeccanica.

In più, la Difesa italiana non gode certo del primato degli investimenti nel settore militare. Elementi che potrebbero minare la nascita di un legame alla pari. Nelle linee dell'accordo la partecipazione di Finmeccanica potrebbe fermarsi al 40% e, oltretutto, la condizione paritetica viene considerata come un obiettivo a cui tendere. Quindi, non strettamente necessario.

Autore: Mauro Milesi (www.libero.it)   Lo staff di Carraronan ringrazia

 

 

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