Il Problema più grosso di Prodi: i dissidenti a turno.

Posted by Il Duca on 27 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Politica, Sinistra

L’articolo di cui consiglio la lettura oggi è quello di Luca Telese dedicato ai tanti piccoli gruppi di senatori che a turno fanno mancare il loro voto a Prodi su una gran quantità di questioni. Avendo una maggioranza risicatissima al Senato, gli bastano tre dissidenti per far fallire una votazione, ma come può accontentare tutti quando i singoli partiti della coalizione vogliono cose tra loro inconciliabili? Non può. Punto.
E lo sa lui, come lo sapete voi. cansaooo.bmp


Una maggioranza pericolante, rende gli alleati pericolosi. E così Romano Prodi, adesso si ritrova il «nemico» in casa, nell’emiciclo del Senato. Solo che non è uno solo, ma una galassia di gruppuscoli che si differenziano a turno, secondo il meccanismo della «defezione a rotazione».
Per esempio: «Da oggi ho le mani libere!», afferma con una dose di carattere e spavalderia Lamberto Dini, leader di un drappello di senatori, «i liberaldemocratici» raccolti intorno a lui. Che poi sono tre. Come tre sono i mastelliani. Come tre sono quelli della Svp. E come tre sono i senatori che seguono Willer Bordon (Roberto Manzione e l’ex pidicino Fernando Rossi). Non sempre sono gli stessi tre che mancano, ma in ogni voto al Senato, ormai, ne manca almeno un gruppo di tre, e per il Professore non è certo una bella cosa. Sono accadute anche cose fantastiche, come la meravigliosa trovata mastelliana di abbandonare i lavori. Un giorno Clemente è entrato in Aula dicendo ai giornalisti: «Ce ne andiamo, il gruppo se ne va». Poi però ha detto a uno degli altri due udeurrini: «Tu resta in Aula a controllare la situazione». Così, mentre lui e Nuccio Cusumano uscivano, il senatore Barbato non si muoveva. Solo Mastella, poteva conquistare titoli come «Il gruppo dell’Udeur lascia l’Aula» (amplificato dai quotidiani e dalle agenzie con un danno di immagine aggiuntivo) semplicemente andandosi a prendere un caffè con un collega. pausacaffe.gif
Ma in realtà, è proprio questo meccanismo di defezione a rotazione che ha messo in crisi il sistema difensivo dell’Unione a Palazzo Madama, le prostate di ferro, il pugno duro con cui Anna Finocchiaro ha limitato al massimo le defezioni. Anche perché poi, ai terzetti dissidenti, si aggiungono anche «gli uno» che mancano ogni tanto: una volta manca Giulio Andreotti (e l’altra invece c’è), un’altra volta non c’è l’ex Rifondatore Fosco Giannini (giovedì rischiava di abbandonare i lavori per protesta contro un servizio sulla rivoluzione d’Ottobre del Tg2!), una volta può mancare uno dei senatori a vita, prima o poi mancherà Franca Rame, che da mesi esterna il suo crescente disagio e pre-annuncia le sue dimissioni dal Senato.
La defezione a rotazione, insomma, è un meccanismo che permette agli ulivisti antiprodiani di riposarsi a turno. Sulla Rai sono venuti meno i consensi di Bordon e Manzione, sullo stretto di Messina si sono tirati indietro i dipietristi… La variazione dei soggetti che si sganciano rende ovviamente più difficile il controllo. Ed è proprio questa «balcanizzazione» della maggioranza, a Palazzo Madama, che costringe Prodi a diradare il suo potere di condizionamento, fino al paradosso: nello stesso momento in cui lancia il suo ultimatum a reti unificate, annuncia contestualmente che non metterà la fiducia. Il risultato? Paradossale. Giovedì scorso, prima dell’ultimatum gli era mancata la maggioranza tre volte (più una alla Camera!). Dopo l’ultimatum, nella nottata di votazioni è venuta meno altre tre. E poi, se ogni microgruppo dissidente apre anche un solo fronte di trattativa, ci sono cinque fronti da tenere contemporaneamente.
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Il giorno del voto di fiducia sulla Rai, per esempio, dopo che in un pomeriggio il Senato fu costretto a votare ben 21 distinti ordini del giorno, il governo fu obbligato a ritirare il proprio (perché non avrebbe avuto i numeri). Per provare a mascherare la ritirata, il sottosegretario diessino gettato in campo nel momento più difficile provò a usare una meravigliosa finzione dialettica: il governo si considerava soddisfatto per l’approvazione degli ordini del giorno di Bordon (ma come, se fino a un minuto prima erano in dissenso dalla maggioranza!). Pippe.gif
Insomma, grande è il disordine sotto il cielo, e adesso inizia a subentrare persino una certa dose di sfiducia. Anche perché, a furia di strappi, i liberaldemocratici sono finiti fuori controllo. «Con la nascita del Pd - spiega Dini - si è creata una situazione nuova. Io - osserva Dini - sono stato eletto nelle liste della Margherita, che ora non c’è più». E dunque il collo di bottiglia arriva con la manovra. «Questa - aggiunge l’ex premier - è una Finanziaria che scontenta molta gente. È una manovra che non riduce la spesa e non riduce la pressione fiscale».


Viva la stabilità del Governo. Viva le coalizioni costruite non su un progetto comune, ma su mille progetti diversi e inconciliabili, uniti tutti assieme SOLO per sconfiggere il “Nemico” (il Grande Satana Berlusconi).
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La Parola a Di Pietro su “Why Not” e una riflessione

Posted by Il Duca on 25 Oct 2007 | Tagged as: Corruzione, Filmati, Magistratura, Politica, Riflessioni, Sinistra

Lascio la parola a Di Pietro, riportando l’articolo sul suo blog e il video informativo.


L’informazione in Italia è funzionale al mantenimento dei poteri costituiti.
Questa affermazione può apparire scontata, in particolare se detta da me e dall’Italia dei Valori che ci battiamo da tempo per un’informazione libera.
I media hanno strumentalizzato la mia richiesta di restituire a De Magistris l’inchiesta Why Not trasformandola in una contrapposizione tra me e il ministro della Giustizia. La contrapposizione è invece tra il Paese e questa classe politica che non vuole farsi giudicare.
Sul trasferimento di De Magistris, tranne rare eccezioni, sono d’accordo tutti, nel centro sinistra e nel centro destra.
Se l’inchiesta di De Magistris avesse riguardato cittadini comuni e non dei politici ci sarebbero stati la richiesta di trasferimento di De Magistris, la continua fuga di notizie e la loro pubblicazione sui giornali, l’avocatura e, infine, il trasferimento degli atti dell’inchiesta alla procura di Roma? La risposta non può che essere negativa.

Why Not coinvolge in prima persona il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia in una vicenda legata all’erogazione di miliardi di euro di fondi europei in Calabria. De Magistris deve andare fino in fondo o il Governo sarà, di fatto, delegittimato.


Non amo Di Pietro, in particolare per la sua fiducia eccessiva nella Magistratura, e anche se non sarà una cima di intelletto o di coraggio o di capacità politica, lo ritengo una persona volenterosa e onesta, che è più di quanto si possa dire di tante persone.

La Magistratura è formata, data l’assenza di una scuola specifica che la addestri (basta una laurea e vincere un concorso per essere magistrato), da un’accozzaglia di incompetenti se non di corrotti, chiusi in una Casta che “giudica e protegge sé stessa. E penso di saperne qualcosa, dato che ho parenti ufficiali nell’esercito e nell’arma dei Carabinieri che hanno lavorato e lavorano al fianco di questi soggetti, rilevando continuamente la totale mancanza di buon senso, se non l’indecente ignoranza delle procedure di polizia e delle leggi stesse.

Io in prima persona sono stato vittima della malafede e della stupidità della magistratura della mia città, che per pigrizia (il magistrato mi aveva rinviato a giudizio SENZA conoscere il caso) mi ha fatto sborsare 500 euro d’avvocato (per ora: ricordate che nelle cause con lo Stato le spese NON vengono rimborsate! Solo tra comuni cittadini che sbaglia paga per entrambi). Ho detto senza conoscere il caso perché è proprio così: un mio parente, ufficiale dell’Arma, è andato ad affrontare a faccia a faccia il suddetto magistrato (che ha tentato pure una fuga fingendo di parlare al cellulare spento quando gli è stato annunciato che un ufficiale dei carabinieri voleva parlargli) e da lui stesso ha scoperto che questi nemmeno sapeva di cosa parlasse il mio caso, nato da un errore di valutazione di alcuni anni prima di un altro magistrato poco avvezzo al funzionamento del web. Gli stessi uomini della Digos con cui avevo parlato all’epoca, che non avevano trovato nulla di disdicevole durante la perquisizione, avevano confermato che non solo non sussisteva a parer loro alcun reato da parte mia, ma addirittura il mio voler risolvere il malinteso iniziale addirittura togliendo le pagine internet “non illegali, ma di cattivo gusto” era un segno di sicura buona volontà (come scrissero nel verbale della perquisizione).

I Magistrati sono persone senza istruzione specifica nel loro lavoro, che operano solo perché “laureati” e perché “hanno vinto un concorso”. Affidereste un’armata a un tenente che non ha fatto la Scuola di Guerra, ma solo l’Accademia e gli studi specialistici (che, appunto, forniscono una “laurea”), e non ha lavorato mai nello Stato Maggiore? Affidereste la costruzione di un grattacielo a un architetto neo-laureato, privo di competenze specifiche e di gavetta? No.

E allora perché affidare il destino dei cittadini, l’ascia crudele della legge, in mano a questa gente?

Un’occhiata da vicino al DDL Levi-Prodi

Posted by Il Duca on 22 Oct 2007 | Tagged as: Internet, Libertà, Politica, Sinistra

Forse avete le idee un po’ confuse sul Decreto Legge di cui si parlava nell’articolo precedente perché né le fonti citate né io abbiamo riportato il testo. Magari qualche zelante pecora belante avrà esclamato “prima di criticare una legge sarebbe meglio informarsi” e ha giustamente ragione: è inutile dirvi che fa schifo se non ve la faccio anche leggere!
Errore da parte mia che risolverò ora fornendovi due estratti molto ghiotti e il link al testo integrale del DDL. Le sottolineature al testo sono mie.

Art. 5
(Esercizio dell’attività editoriale)

1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Art. 7
(Attività editoriale su internet)

1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

Le implicazioni di quanto scritto nel DDL sono così ovvie che offenderei la vostra intelligenza se ve le spiegassi, ma oggi sono in vena di insultarvi e tanto per andare sul sicuro ve le traduco chiaramente… ;-)

Art.5: Chi scrive sul web o nel giornalino della scuola, per diletto e in modo non professionale né lucrativo, è ora autentico editore come il direttore di Panorama o il direttore del Corriere.

Art7, punto 1: chi scrive in internet su un proprio sito/blog personale è il creatore di un prodotto editoriale e come tale deve registrarsi, né più né meno che se pubblicasse il Sole 24 Ore. Essendo a tutti gli effetti il responsabile di un’opera editoriale, eventuali crimini commessi (diffamazione, ad esempio) si aggravano passando da “reato commesso personalmente” (per dirlo in modo semplice) a “reato commesso a mezzo stampa“. Per farvi un esempio: se scrivete su un muro che Prodi che è un cretino state commettendo diffamazione (e vandalismo…), ma se lo pubblicate su un giornale con 200mila copie di tiratura in tutta Italia state commettendo “diffamazione aggravata a mezzo stampa”. Ora scriverlo sul vostro blog non sarà più come averlo scritto sul muro (senza il vandalismo, però!), ma come se lo aveste fatto pubblicare in prima pagina su Il Corriere della Sera. Vi sembra giusto?

Art.7 punto 2: il responsabile di tutto ciò che viene scritto (articoli, commenti agli articoli, post delle discussioni di un forum) è il gestore del sito, per cui eventuale commenti diffamatori scritti da un utente non saranno più colpa del solo utente, ma diverranno “diffamazione a mezzo stampa” di cui è colpevole l’editore del sito. Lasciare i commenti aperti o il forum attivo quando si va in vacanza potrebbe diventare un ottimo modo per farsi sbattere in galera per colpa di qualche scemo di passaggio.


Dopo aver letto questi due articoli di legge così generici da colpire tutti (incluso l’uomo medio con il blog dedicato al suo pesce rosso e non solo i grandi siti come quello di Beppe Grillo o le vere e proprie testate giornalistiche parallele online), il famoso DDL diventa molto peggiore di quanto sembrasse leggendo i soli articoli di commento, nevvero?

Ora leggetevi anche il Decreto di Legge in versione integrale, tanto per divertirvi:
http://www.carraronan.org/allegati/DDL_editoria_030807.pdf

Tassare Internet e limitare la libertà.

Posted by Il Duca on 20 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Internet, Libertà, Pensieri Sconnessi, Politica, Sinistra

Nuova spassosa vicenda del Governo Prodi: tassiamo internet e burocratizziamo la gestione dei siti!
Vi fornisco l’articolo tratto da “il Giornale” e i link ad altri due articoli, del Corriere e di Punto Informatico.


«Niente censure», giura Ricardo Franco Levi tra le proteste generali, nessun controllo di Stato su internet. «Il governo - spiega il sottosegretario alla presidenza - non ha alcuna intenzione di tappare la bocca alla rete, non ne avrebbe neppure il potere. Ha soltanto varato un disegno di legge per mettere ordine al settore. Una cosa è un ragazzo che apre un sito, un’altra chi pubblica un vero prodotto editoriale». Bavagli forse, no, ma intanto bolli, carte, registri, comunicazioni al Garante delle comunicazioni: In una parola: tasse.
Ovviamente è Beppe Grillo a guidare il fronte degli scontenti. «Palazzo Chigi ha approvato un testo per tappare la bocca a internet e nessun ministro in Cdm si è dissociato. La prova? La legge Prodi-Levi prevede che chiunque abbia un sito debba metterlo sul Roc dell’autorità delle comunicazioni, produrre certificati e pagare soldi anche se non lo fa a fini di lucro. Il 99 per cento del blog chiuderebbe. Il restante 1% risponderebbe, in caso di reato, di omesso controllo e incapperebbe negli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica, galera sicura. Se questa legge passa, sarà la fine della Rete in Italia. Io sarò costretto a trasferirmi in un Paese democratico».
Levi prova a smorzare: «Noi vogliamo creare le condizioni per un mercato libero, aperto e organizzato. Censure? Controlli dall’alto? Macché. Infatti il testo prevede l’abolizione della registrazione presso i tribunali, fino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione, e sostituirla con una più semplice notifica presso il registro degli operatori della comunicazione tenuto dall’Agicom». Insomma, sostiene il sottosegretario, «lo spirito della legge è chiaro: quando prevediamo la registrazione non pensiamo al ragazzo che realizza un proprio sito, ma chi attraverso internet fa informazione». Certo, ammette, «siamo consapevoli che il confine è sottile e non facile da definire, ed è per questo che ci affidiamo al garante». Ma il blog di Grillo, che fine farà? «Ecco, non spetterà al governo deciderlo».

Rassicurazioni non riescono a fermare le polemiche, che arrivano soprattutto da sinistra. Antonio Di Pietro minaccia la crisi di governo. «Sto ricevendo centinaia di mail allarmate. Hanno ragione, è un disegno di legge liberticida che deve essere immediatamente bloccato. Per quel che ci riguarda non passerà mai, anche a costo di uscire dalla maggioranza». Pietro Folena, Prc, presidente della commissione Cultura della Camera, chiede che la proposta venga chiarita meglio: «Chi apre un blog non può essere considerato un editore». Roberto Villetti, capogruppo Rosa nel pugno è «contrario a tutto ciò che porta alla restrizione della libertà nella rete». Alfonso Pecoraro Scanio annuncia che i Verdi «presenteranno degli emendamenti contro l’obbligo di registrazione». Willer Bordon grida «no al bavaglio dei siti». Gianni Montesano, Pdci, dice che «non si può fermare l’acqua del mare». Il disobbediente Francesco Caruso spiega «che l’Italia non è la Birmania». E protesta persino il ds Beppe Giulietti: «Quando c’è di mezzo la libertà, e sempre meglio nessuna norma che una cattiva norma».


Approfondimenti:
Il Corriere
Punto Informatico
Discussione sul Ducato del Porno

Il Governo ordina a “il Giornale” cosa pubblicare. Libertà di stampa?

Posted by Il Duca on 19 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Libertà, Politica, Sinistra

Un altro interessante articolo dell’uomo topo, Mario Giordano, la cui voce squittente ci spiega con parole chiare e semplici la curiosa vicenda che vede Sircana, il portavoce del Presidente del Consiglio Romano Prodi, ordinare a Il Giornale di pubblicare le lettere deliranti inviate da un gruppo di sedicenti “terroristi” nazicomunisti. Su “Il Giornale”, come su altre testate giornalistiche, potrete godere delle foto delle lettere firmate Brigate Rosse …con le “ss” formate da una bella svastica da nazisti! LOL!

Godetevi l’articolo.


Il governo ordina al Giornale che cosa mettere in pagina. Già di per sé la circostanza è piuttosto grave. In più, avendo il governo attualmente le idee un po’ confuse, beh, finisce per dare ordini anche piuttosto strampalati. Come dire? Roba da farsi bocciare all’esame di giornalismo.
I fatti, innanzitutto. Due giorni fa alla redazione romana del Giornale arriva una lettera minatoria: contiene un bossolo e alcune frasi deliranti rivolte a Prodi. Immediatamente chiamiamo la Digos. Dopo esserci consultati con le forze dell’ordine, che analizzano il documento, risulta subito evidente che bisogna evitare di dare enfasi mediatica al gesto di un folle, che si firma con un insistente Comitato di Giustizia Sociale. Decidiamo pertanto di darne notizia solo in breve nel pezzo sulle minacce ricevute dai magistrati Forleo e De Magistris.
Ieri mattina il portavoce del Governo, Silvio Sircana, ha fatto un comunicato ufficiale per accusare il Giornale di non aver drammatizzato la notizia del bossolo. Subito dopo ha specificato che la linea del presidente del Consiglio è di non drammatizzare questi fatti.
Ma allora se la linea della Presidenza del Consiglio è non drammatizzare, perché diavolo noi avremmo dovuto farlo?
Ci sarebbe da ridere se la libertà di informazione non fosse una cosa molto seria. Tanto più che noi non abbiamo sottovalutato nulla. Infatti ci siamo rivolti alla Digos. Insieme a quella per Prodi l’altra mattina in redazione è arrivata anche un’altra lettera minatoria, firmata dalla Direzione Nazionale Gruppi Ritorsione delle vere Brigate Rosse, che chiedeva la gambizzazione dei giornalisti e la condanna a morte vocale di Lucio Dalla. Abbiamo consegnato pure quella alla Digos senza darne notizia. E Lucio Dalla, tanto per dire, non ha protestato.
A questo punto ho un dubbio: che cosa ha scatenato la reazione di Palazzo Chigi? L’avversione pregiudiziale nei confronti del Giornale? Il desiderio di distogliere l’attenzione dai loro guai? O l’invidia per lo spazio mediatico ottenuto dai bossoli dei magistrati De Magistris e Forleo? Ma può un governo essere mosso da così vanesie valutazioni? E soprattutto può un governo dettare la linea editoriale ad un libero quotidiano?

All’interno troverete i documenti e le foto, tutto quello che abbiamo ricevuto. Ormai il tono raggiunto dalla polemica ce lo impone. Ne siamo costretti. Voi riderete un po’ con noi, Dalla, Venditti e Bennato. Ma davvero Sircana pensa che la sicurezza del premier si difenda enfatizzando il gesto di qualche cretino? Noi avevamo scelto un comportamento di saggezza e responsabilità. Evidentemente per il governo queste sono ormai parole sconosciute.


Cosa dire se non “LOL“?
Il governo Prodi è fonte costante di ilarità, hip-hip hurrà!

Primarie farsa: il Monarca e i Finanziamenti

Posted by Il Duca on 16 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Demagogia, Politica, Popolo Bue, Riflessioni, Sinistra

Primarie del Partito Democratico. Primarie farsa, ovviamente, per più motivi:

  1. rosa dei candidati degna di un’elezione bulgara;
  2. nessun controllo dei votanti (denuncia fatta dagli stessi politici di sinistra, incluso uno scandalizzato Rutelli!).

I candidati erano semplicemente ridicoli: Walter Veltroni, il Delfino che deve essere eletto, e attorno a lui dei candidati senza speranza (Adinolfi? Bindi? Zio Paperino e gatto Silvestro, no?), buttati lì solo per far numero e far credere che ci fosse davvero una competizione. E il Popolo Bue, il migliore amico del Demagogo, un po’ come l’Idiota che fa sempre da spalla ai piani del capo-bulletto, ci casca alla grande e si sente pure felice di legittimare un’indegna elezione bulgara.

Ti piace vincere facile, eh, Veltroni?
Dov’erano i VERI candidati? Dov’erano Fassino, D’Alema e Rutelli? Io Rutelli o D’Alema li avrei anche votati, sono politici che stimo (nel limite di quanto si possa stimare un politico), ma non Veltroni, quel disastro ambulante spacciato come Sindaco della Rinascita di Roma che poi son tutte stronzate sparate per abbindolare il popolo perché Roma sotto la crosta pubblicitaria sta con le pezze al culo peggio di prima. Sindaco delle fosse stradali mai aggiustate lo chiamerei piuttosto, o Sindaco delle immense spese in feste pubbliche se preferite.
Veltroni, il Sindaco degli Sprechi …sprechi che però fanno pubblicità a Roma! Pane e Spettacoli, come gli imperatori romani, e se poi tutto va allo sfacelo e i motociclisti crepano a centinaia per le strade piene di buche chissenefrega, basta che il popolo si diverta al suono delle Notti Bianche!
Primarie? Primarie FARSA!
Nelle vere Primarie, come le fanno in USA, i candidati si scannano davvero per farsi eleggere, non si tirano tutti indietro perlasciare l’unico candidato decente in modo che la gente sia costretto a votarlo. Veltroni è l’uomo scelto dall’alto, come un monarca che sale al Trono perché è il parente più vicino del precedente Re defunto, scelto dall’alto (da Dio?) e non dal Popolo. Il Popolo al più lo può confermare il suo Monarca, giurandogli fedeltà e fiducia.
Ecco cosa è stata l’elezione di Veltroni: l’ascesa di un Monarca, per Volontà Divina, confermato dal Popolo chiamato a giurargli Fedeltà.


No, signorina, lei al più è un’idiota se lo pensa: è differente!


E pure per questo candidato Farsa, che sapeva di vincere da settimane, si sono pure fatti ampi brogli! Tutti, tranne gli idioti, sanno benissimo che se per votare basta andare in un qualsiasi gazebo (senza dover andare per forza in uno specifico, come invece succede con le elezioni “vere” dove ti timbrano la tessera elettorale e puoi votare solo in una specifica locazione) sarà ben difficile che ci possano essere controlli.
Minorenni e Immigrati, essendo privi di tessera elettorale, avevano voto libero: entri, voti e tanti saluti. Se poi aggiungete che anche l’unico controllo possibile, quello del documento elettorale, era saltato… allora anche gli adulti possono votare quante volte vogliono!

Anche senza rischiare la fortuna nella stessa sede (che magari qualcuno che crede nella democrazia potrebbe accorgersi della truffa), è sufficiente fare un rapido giro della città per trovare almeno quattro o cinque punti in cui votare liberamente una volta per ognuno!
E c’era anche di peggio, come il fenomeno dei Caporali che letteralmente portano la gente a votare come se fossero mandrie di mucche da vendere! Fenomeni denunciati dagli stessi politici di sinistra, quelli meno fortunati che non dovevano poter ricevere voti, si intende:

Il candidato agrigentino Arnone, vicino alla Margherita, in corsa contro il viceministro delle Infrastrutture Angelo Capodicasa, racconta al Giornale: «Ho chiamato i carabinieri perché vedevo arrivare al seggio battaglioni di extracomunitari, erano accompagnati dai caporali, sempre le stesse persone. Ne conoscevo uno. Lo fermo e gli dico: Mohamed, ma come mai siete tutti qui a votare? E lui: “Siamo qui perché votiamo per la lista che vuole l’immigrazione contro la lista che ci vuole mandare a casa”. Tutti avevano in tasca il facsimile di Capodicasa»


Ma allora quale era il vero scopo di queste elezioni?

Oltre a dare l’Illusione della Democrazia ai soliti milioni di idioti, il Popolo Bue, che con la propria stupidità è la vera minaccia al meccanismo della Democrazia Consapevole, qual era il vero scopo?
Provate a pensarci: contribuire con un euro alle spese di votazione. Un euro, sembra poco, ma quanto di quell’euro andrà realmente a coprire spese di votazione e il resto? In tasca al Partito.

Non ci credi? Leggi qua:

«Abbiamo detto che hanno votato 3 milioni e 400mila elettori giusto? - calcolava il coordinatore per la Margherita Mario Barbi, a piazza Santi Apostoli, con alcuni giornalisti - dunque abbiamo guadagnato almeno 3 milioni e 400mila euro. Ne abbiamo spesi 2 milioni. Siamo ampiamente sopra» [Sopra di 1 milione e 400mila euro, NdA]

Finanziamento del Partito Democratico, qualunque imbecille lo sa e lo sapeva.
Tranne forse tu, mio lettore dallo sguardo vacuo, che hai votato Veltroni e pensi ancora di aver davvero partecipato al processo democratico. Grazie, caro amico bue, che uccidi la Democrazia pensando di aiutarla.



Per saperne di più:
Veltroni, ti piace vincere facile?
Primarie: Rutelli scopre le truffe
Il fenomeno del caporalato

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