Archivio per la Categoria 'Sinistra'
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- Il Problema più grosso di Prodi: i dissidenti a turno. by Il Duca
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- Un'occhiata da vicino al DDL Levi-Prodi by Il Duca
- Tassare Internet e limitare la libertà. by Il Duca
- Il Governo ordina a "il Giornale" cosa pubblicare. Libertà di stampa? by Il Duca
- Primarie farsa: il Monarca e i Finanziamenti by Il Duca
Vince il progresso contro le ideologie del passato
Posted by Il Duca on 15 Apr 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Comunismo, Politica, Riflessioni, Sinistra
Il Popolo della Libertà ha vinto. Dopo due anni di malgoverno (o assenza di governo, come dico io), false promesse, tassazione pesanti (carico fiscale record, sfiducia e possibile recessione), trucchi fiscali da prestigatore come spostare gran parte le spese pubbliche di un anno (il Mito del Tesoretto creato scaricando le spese sul governo successivo, come fece notare Il Sole 24 Ore, per poi fingere che venissero dalla lotta contro il sommerso i cui frutti, se presenti, si vedranno solo nei prossimi anni!).
Si temeva, e io temevo, una vittoria di piccolo margine, quel genere di vittoria che è meglio non avere e che avrebbe immobilizzato il paese di nuovo al Senato. Invece no: lo scontento era tale che perfino con una legge che premia al Senato su base regionale e non nazionale, si è riusciti a stravincere con 41 senatori di margine! Il precedente governo otteneva un margine di 3-4 senatori solo grazie ai Senatori a vita! Il nuovo governo da solo ha 41 senatori di scarto!
E ricordate come mai la legge premia al Senato? Perché la sinistra fa in fretta a ragliare come asini, ma fu il vecchio Ulivo (ora PD) a costringere il presidente della repubblica Ciampi a dichiarare incostituzionale un calcolo dei senatori con premio nazionale!
Fu la sinistra a imporre, ben prima del 2006 (quando Berlusconi pareva destinato a governare in eterno), che il premio al 55% fosse regionale in modo da mettere in difficoltà un successivo Governo Berlusconi in caso di elezioni anticipate. Governo che poi no ci fu! E infatti in quel “pareggio” di voti del 2006 fu la sinistra a subire la trappola senatoriale che aveva costruito per uccidere Berlusconi.
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Non sono bastati il controllo politico della sinistra sulla RAI (che ha espulso i rappresentanti di destra nel 2006) e sui principali quotidiani come Il Corriere (che solo da pochi mesi, sentendo puzza di cambio di governo, sta tentando di apparire meno schierato), La Stampa e La Repubblica (ovvero nell’insieme i quotidiani letti da gran parte degli italiani), costruendo un monopolio del plagio dell’informazione anti-Berlusconiano, per poter demolire la voglia di rinnovamento della Nazione Italiana!
Un Risultato Straordinario, oltre ogni aspettativa più rosea e delirante: PdL batte PD del 4,5% circa! Aggiungendo Lega Nord e Italia dei Valori, al netto risulta uno scarto ancora maggiore: la coalizione vincente ha un margine bulgaro del 9%. Altro che i 25mila di vittoria (con broglie e schede bianche mai ricontrollate nonostante l’appoggio di Antonio Di Pietro) della sinistra al 2006! Siamo a 3 MILIONI di voti di differenza!
Con questi margini immensi e dovendosela vedere solo tra Lega Nord e Popolo della Libertà, il governo potrà finalmente prendere le decisioni severe, dure e necessarie per rilanciare l’Italia verso il Nucleare, il benessere economico e l’integrazione reale -non quella a chiacchere e buonismo della Sinistra- tra persone di ogni cultura, religione e colore della pelle!
Un risultato ancora più straordinario perché, in più di un secolo dall’Unità di Italia, per la prima volta l’estrema sinistra Socialista e Comunista è stata CACCIATA DAL PARLAMENTO per Volontà del Popolo Sovrano per mezzo di LIBERE ELEZIONI!
La Feccia del Passato, i dinosauri legati al mondo di primo Novecento che non esiste più da decenni, sono stati spazzati via con un colpo di indignazione e disprezzo Nazionale!
Il popolo italiano è più anticomunista che durante il Fascismo: all’epoca infatti dovettero cacciarli con la forza della dittatura, ora invece sono stati spazzati via per decisione popolare democratica!
Perfino in Inghilterra, dove alle elezioni del 2005 si presentarono una sessantina di partiti (ma in tre, , tutti di ispirazione di centrodestra -usando la nostra suddivisione italiana, dato che non nessuno di loro viene da un’ideologia di origine marxista, ma sono tutti di matrice liberale-, ottengono complessivamente il 94%: Laburisti, Conservatori e Liberali) i Socialisti della coalizione Respect (quella dello scrittore Chìna Mieville per intenderci) hanno ottenuto ben un singolo seggio e i Social Democratici ben tre seggi! Meglio che zero!
E questa è una Vittoria per la Sinistra Moderata!
Ora il Partito Democratico, avendo visto che chi si separa viene spazzato via, sarà costretto ad essere internamente coeso e, senza la concorrenza dei piccoli partiti di sinistra potrà assorbire il resto dell’elettorato e consolidare non come “coalizione per vincere”, ma come REALE FORZA PROPOSITIVA!
Se ora il PD, per le sue laceranti divisioni interne su politica estera, economia, pacs e altro era semplicemente improponibile al voto, nei prossimi anni ho la speranza e la fiducia che la Sinistra italiana saprà costruire da questo PD un vero Partito unito con vere idee, vera coesione e quindi perfettamente in grado di Governare!
Proprio come aveva fatto il PdL privandosi delle sue frange più estremiste (Storace e compagnia, ora cacciati pure loro dal parlamento) per essere veramente unito e coeso!
Ho una Grande Fiducia nel futuro del Partito Democratico il cui risultato è stato tutt’altro che negativo! Veltroni diceva sì che sotto il 35% avrebbe lasciato il posto, ma sono solo posizioni da imbonitore che non condivido: il suo 33-34% è un risultato eccezionale considerando la conformazione del suo partito e i due anni di disastri che stanno venendo ora pagati da un’Italia in ginocchio, ridotta in miseria, in cui i banditi prendono possesso delle strade e di interi quartieri e gli onesti cittadini vengono ridotti alla fame dai debiti con le Grandi Banche amiche della sinistra di Prodi e dalla Stagflazione!
Con un PD e una PDL entrambe unite e coese, finalmente potremmo votare come in Inghilterra, in Spagna o negli Stati Uniti: senza timore che chi vinca possa distruggere il paese, perché entrambi saranno in grado di governare, più o meno bene!
E’ una Rivoluzione senza precedenti per la Repubblica!
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La Scomparsa dei Comunisti - di Michele Brambilla ▼
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La Sinistra: Incapacità e Fame di Potere
Posted by Il Duca on 28 Jan 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Corruzione, Politica, Sinistra
ATTENZIONE! Questo post contiene offese gratuite contro la feccia di Sinistra in generale e graziose accuse di Tradimento… e ancora peggio: contiene realtà scomode che un vero elettore di sinistra preferirebbe ignorare cacciando la propria graziosa testa piena di merda sotto la sabbia. Se ritenete che il suddetto materiale possa offendervi andatevene affanculo. O a Cuba, che è uguale.
Il Corriere della Sera non è propriamente un giornale di destra o di sinistra, ma uno di quei quotidiani ondivaghi che seguono il potere. Quando si ipotizzo per il 2006 una vittoria sfolgorante della Sinistra, il Corriere dichiarò di essere schierato in appoggio alla Sinistra. Un fatto strano in Italia che un quotidiano come il Corriere si schierasse esplicitamente, quando gran parte della sua forza era di “aver illuso la clientela” di non essere fazioso per poi gettarsi sul carro del vincitore.
Ma il Corriere aveva odorato una vittoria netta e preferì premunirsi, peccato che aveva fatto male i conti sul reale vantaggio della Sinistra: le vendite ne risentirono pesantemente, a favore delle vendite de Il Giornale. Il pubblico di centro destra, ovvero metà degli italiani, ben più di quanto credevano i giornalisti a causa di una campagna denigratoria contro il centrodestra a cui avevano finito per credere loro stessi (bravi coglioni!), non avevano gradito la presa di posizione così netta.
Il Corriere, quindi come già detto non un quotidiano esplicitamente schierato come “il Giornale” o un qualche Gazzettino Locale di Forza Nuova, giusto ieri ha pubblicato un editoriale piuttosto aggressivo contro la Sinistra, la sua incapacità e impossibilità congenita di governare e la sua fame di potere e di poltrone.
Alle origini del fallimento
di Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera, 27 gennaio 2008
La fine del governo Prodi evoca innanzi tutto un’importante questione storica destinata, temo, ad accompagnarci a lungo: la costante minorità numerica della sinistra italiana, e dunque la sua costante debolezza elettorale di partenza. L’Italia profonda non è un Paese progressista. Ciò costringe la sinistra, per avere qualche probabilità di andare al governo, ad allearsi con forze diverse da lei, più o meno dichiaratamente conservatrici. Il che, tuttavia, come si capisce, può avvenire in momenti e su spinte eccezionali (per esempio l’antiberlusconismo) ma è difficile che duri a lungo. Si aggiunga — come concausa di questa minorità, e sua aggravante — la paralizzante eredità comunista. La vicenda italiana indica quanto sia difficile che da quell’eredità nasca un’evoluzione di tipo uniformemente socialdemocratico. La stragrande maggioranza degli eredi del vecchio Pci, infatti, come si sa, ha rifiutato tale evoluzione e il suo nome, preferendo invece, al suo posto, quello alquanto vago di «democratici ».
Accanto a loro è nato dal tronco del vecchio partito un blocco di tenace radicalismo (le tre o quattro formazioni che ancora si dicono «comuniste») il quale include almeno un terzo dell’antico elettorato di Botteghe Oscure: insomma un ulteriore fattore di debolezza. C’è poi da ultimo la sinistra cattolica proveniente dalla vecchia Democrazia Cristiana. Per avere qualche speranza di vincere è necessario dunque assommare e combinare queste tre componenti, e in più, come dicevo, è necessario trovare un’alleanza con il centro. Un’impresa non da poco, bisogna ammettere; proprio per riuscire nella quale si è spinti a ricorrere a una personalità a suo modo autonoma e di prestigio, per esempio Romano Prodi, la quale però a sua volta tenderà per forza di cose a concepire anch’essa prima o poi una sua personale strategia, a costituire un suo personale polo politico. Portando così al massimo il potenziale divisivo e la confusione delle lingue. Il governo Prodi, già nato sulla base di queste difficoltà strutturali, le ha aggravate di suo con una serie di errori e di insufficienze. Innanzi tutto con la faccenda del programma. Invece di provare a superare la fortissima disomogeneità dell’alleanza accordandosi preliminarmente su cinque, al più dieci, cose importanti da fare nella legislatura, invece di perdere anche magari qualche settimana prima delle elezioni a discutere priorità e stabilire modalità a quel punto davvero vincolanti, si è preferito soddisfare le esigenze identitarie dei circa dieci-dodici componenti della coalizione e compilare un ridicolo programma «monstre» di 280 e passa pagine, impossibile da attuare ma solo fonte di discussioni e rivendicazioni continue, da parte di tutti contro tutti, appena si è cominciato a governare: e da cui nessuno, ovviamente, si è mai sentito impegnato. Anche su queste secche si è incagliata la capacità realizzativa del governo. La cui portata assai limitata, del resto, si è però vista già all’inizio, nell’ estate del 2006, quando il ministro Bersani presentò un pacchetto di riforme liberalizzatrici che, pur se nella sostanza cautissime, furono ancor di più sterilizzate finendo per partorire il più classico dei topolini.
Egualmente, di qualunque vera riforma dell’ordinamento giudiziario— un’altra questione cruciale che mina la vita del Paese — non si è sentito mai parlare. Lo stesso dicasi poi per quella che pure il centrosinistra aveva presentato come la più urgente ed essenziale delle riforme: la legge sul conflitto d’interessi. Sono pure cadute nel dimenticatoio grandi questioni nazionali, come l’infame legislazione sulla sanità pubblica, le condizioni delle reti infrastrutturali, lo stato disastrato dell’istruzione. Per quanto riguarda i conti pubblici, infine, anche qui all’urgenza da tutti invocata di ridurre la spesa pubblica non è stato dato alcun seguito, nel mentre si è ricorso come sempre all’aumento del carico fiscale. Insomma, la coalizione di centrosinistra, presentatasi come portatrice di volontà e di visioni realizzative assai superiori a quelle dei suoi avversari, è mancata clamorosamente alla promessa creando un sentimento di disillusione profonda nell’opinione pubblica. Sentimento accresciuto dalla presenza, anche ai vertici, di un personale politico troppo di frequente demagogico, vuotamente assertivo quanto inconcludente, di cui il ministro Pecoraro Scanio è stato l’esempio ormai emblematico.
Un personale politico che su un altro versante ancora ha mostrato peraltro la sua scarsa qualità: su quello dell’occupazione del potere. A cominciare dal presidente del Consiglio il centrosinistra ha condotto dappertutto una sistematica politica lottizzatrice. I suoi uomini di governo, favoriti dalla vasta influenza sociale e culturale a loro omogenea, frutto della storia della Repubblica, non hanno mai fatto spazio a nulla e nessuno che non portasse la loro etichetta politica.
Posti, incarichi e finanziamenti sono andati solo a persone e cose della loro parte. Per quella che non era ritenuta tale, invece, non si è mancato di fare ricorso a pressioni dirette e indirette, intrecciate a più o meno sottili intimidazioni. In questo modo, e abbastanza paradossalmente, la coalizione di centrosinistra è venuta costruendo un’immagine di sé sempre più identificata con le oligarchie e i poteri tradizionali, con le nomenclature più tenaci della Repubblica. E ben prima che il verdetto del Senato sono stati lo scoramento e la delusione che tutto ciò, insieme al resto, ha provocato nei suoi stessi elettori, che hanno scavato la fossa in cui alla fine il governo è precipitato.
Chi è disposto ad aprire gli occhi può farlo: la Sinistra non è migliore né moralmente né funzionalmente della Destra, anzi, è più inefficiente, divisa e corrotta. La Sinistra satura i posti di potere, intimidisce e destituisce i magistrati scomodi, conduce campagne demonizzatrici del nemico (l’antiberlusconismo) con una politica dell’odio ideata per spostare l’attenzione del Popolo dalla sua mancanza di un vero programma coerente e costruita nello stesso modo in cui la Germania di Hitler cavalcò l’onda dell’antisemitismo.
Votare Sinistra equivale a consegnare la Nazione nelle mani dei corrotti, del nemico che minaccia l’integrità e la salute della Repubblica con la sua instabilità. Chi voterà Sinistra sapendo ora, dopo gli ultimi 18 mesi di governo, che non ci si può più affidare a false illusioni e speranze come fu nel 2006, commetterà
TRADIMENTO
CONTRO LA NAZIONE E IL POPOLO ITALIANO.
Addio Mortadella: un amore lungo 18 mesi
Posted by Il Duca on 25 Jan 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Insaccati, Pensieri Sconnessi, Sinistra
Perché te ne vai, oh mio Romano?
Perché mi lasci così, solo e triste, col cazzo in mano?
Avevo appena iniziato a divertirmi insultando la tua armata di mentecatti e cialtroni, ladri e violenti (Caruso, rifondazione comunista: condannato a 13 anni di carcere per le violenze perpetrate), idioti e corrotti (ciao, Pecoraro!) con il suo carrozzone di raccomandati, di posizioni politiche occupate nelle ASL, nella RAI, coi magistrati che vengono esiliati appena osano toccare uno dei vostri uomini (D’Alema, Mastella e Prodi stesso). Vi siete distrutti la carriera da soli, De Magistris & Soci, quando avete sfidato il Potere della Sinistra: loro non sono al di sopra della Legge, loro SONO la Legge.
E ora, Prodi, cosa farò senza di te? Chi sfotterò, se i tuoi ladroni lasciano la poltrona?
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Non mi guardare con quel tuo sguardo che sa di pistacchio e di affettato fresco: ti avevo detto di non chiederla la Fiducia, stupidone! |
Il più Bel Governo in 60 anni di Repubblica
La Genesi - «Governo, ci toccherà un Prodino», titolava il Giornale il 12 aprile 2006. Un’istantanea scattata il giorno dopo le elezioni con il futuro premier a stappare champagne con lo stato maggiore dell’Unione in Piazza Santi Apostoli (il loft era di là da venire; ndr). Ancora una volta il fattore C aveva aiutato il Professore consegnandoli grazie a 24.755 voti alla Camera e ai senatori eletti all’estero una maggioranza più virtuale che reale.
Una frase quasi profetica del politico reggiano ne sintetizza l’ostinazione e la pervicacia nel conciliare gli opposti. «Sono un Ercolinosempreinpiedi, solo che lui dondola io no», disse al termine dell’epica cicloscalata a Santiago di Compostela.
Ma questa volta il Pordoi mastelliano è stato fatale. Il secondo governo Prodi è vissuto meno del primo: soli 618 giorni contro gli 887 della prima esperienza. Eppure questa nuova avventura era iniziata imbarcando pure Rifondazione, causa del crollo del 9 ottobre 1998. Il Professore, così, non solo è durato meno della prima volta, ma non potrà migliorare il record di longevità del Berlusconi II (1.412 giorni). Venti mesi di tentennamenti, tira e molla, sfinimenti, polemiche, nomine, manifestazioni, litigi. Eppure «Domani è un altro giorno» recitava lo slogan elettorale diessino. Se l’Italia è lo specchio di questi venti mesi, allora buonanotte!
La mozzarella - «È una squadra, la nostra, omogenea e coesa, dureremo cinque anni». A Prodi l’ottimismo non ha mai fatto difetto. «La lista dei ministri? Ce l’ho in tasca», disse nel maggio 2006 tenuto a bagnomaria dall’ingorgo istituzionale. Le cose andarono diversamente: stracci che volavano tra Ds e Margherita per il numero dei ministeri, Di Pietro da subito contro Mastella che rivendicava per sé un ministero di peso. Il compromesso fu trovato con la creazione di un esecutivo monstre: 102 poltrone tra ministri e sottosegretari. «Sa come si fa la mozzarella? Si gira con pazienza e si forma una matassa. Diciamo che sto facendo una mozzarella», disse il premier vantando le proprie doti di mediatore.
Di lotta e di governo - Con «Prodi 2 - Il ritorno» tutta l’Italia ha riscoperto il gusto di scendere in piazza per protestare. Non succedeva dagli anni Settanta. Lo hanno fatto i tassisti contro il decreto Bersani, i commercianti contro la Finanziaria 2007, gli operai per il rinnovo del contratto e gli autotrasportatori e chi più ne ha più ne metta. Singolare è che l’abbiano fatto anche autorevoli esponenti dell’esecutivo. Antonio Di Pietro con tanto di megafono fuori da Montecitorio per protestare contro l’indulto. Paolo Cento, Patrizia Sentinelli, Rosa Rinaldi in corteo contro il precariato nel novembre 2006. Diliberto alla guida della manifestazione anti-Israele e anti Usa. Ancora Cento alla manifestazione vicentina anti-Dal Molin. Per concludere con i tre leader della sinistra radicale lasciati soli in Piazza del Popolo per dire no a Bush. «Folklore», ha sempre minimizzato il premier.
La stangata - Con il ritorno di Vincenzo Visco al ministero dell’Economia era facilmente immaginabile che ci sarebbe stata una netta inversione di tendenza rispetto alla politica berlusconiana. Sessantasette (67!) nuove tasse nella Finanziaria 2007, un giochetto da 35 miliardi. «È un governo che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva», ha detto Prodi parlando martedì alla Camera. In realtà, gli stessi economisti sono scettici sul recupero dell’evasione e la Corte dei conti ha bocciato due Dpef su due e altre norme. Il dato certo è che il deficit (portato al 4,4% con l’aggiunta dei rimborsi Iva) è calato automaticamente, il resto è stato speso in mille rivoli. Ma vale la pena ricordare altre decisioni impopolari come il Tfr all’Inps, l’abbassamento dell’età pensionabile, l’aumento dei contributi sui precari. L’idillio con Confindustria si è infranto tanto velocemente come quello con gli italiani. I sondaggi sono in picchiata da settembre 2006. Si è perso il conto delle contestazioni a Prodi: nelle aule universitarie, nelle assemblee pubbliche, nelle inaugurazioni hanno sempre risuonato i fischi. Con il Vaticano (che aveva appoggiato la Sinistra alle elezioni 2006 e anche prima, come tutti ricordano -tranne forse gli anticlericali più ciechi-, con tanto di ordini a preti e monasteri di votare l’Ulivo per appoggiare la sinistra cattolica) il feeling non c’è mai stato: i rigurgiti laicisti e l’accanimento sulle unioni di fatto hanno interrotto il dialogo.
Linea rovente - Al di là dei problematici rapporti con la magistratura e delle polemiche sull’utilizzo delle intercettazioni che hanno riguardato personaggi di primo piano come D’Alema e Fassino, il nocciolo della questione è un altro. Il secondo governo Prodi ha «interferito» in tutte le principali vicende economico-politiche di questi due anni: in primis proponendo una soluzione «casereccia» per il caso-Telecom (dimissioni di Rovati; ndr), poi cacciando il capo della Finanza Roberto Speciale e infine dettando l’agenda su tutte le operazioni di integrazione dalla benedizione di Intesa Sanpaolo e Uni-Capitalia alla consegna di Alitalia ad Air France fino alla bocciatura dipietrista di Auto-Abertis. «Un’ingerenza desolante», ebbe a commentare Luca di Montezemolo: lo stesso imbecille che nel 2006 aggredì Berlusconi e diede sostegno alla sinistra, sperando che essa, che ha sempre appoggiato fermamente i grandi industriali e le banche, potessero dargli vantaggi a scapito della libera concorrenza e tenendo a freno i sindacati..
Ponte no, rifiuti sì - Comunisti e ambientalisti hanno condizionato la coalizione con i veti. Sulla politica estera, provocando la crisi lampo di febbraio 2007 e subito rientrata con la minaccia prodiana «Dopo di me ci sono le elezioni». E sulle infrastrutture: no al Ponte sullo Stretto, no alla Tav, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Risultato?Il Paese è indietro e Napoli è sommersa dalla munnezza. «Non sono un uomo per tutte le stagioni», è uno dei ritornelli di Prodi. Ma in Italia il passato non passa mai…
Articolo originale di Gian Maria De Francesco, modificato dal Duca.
Senza di te, ora, cosa farò? Chi sfotterò? Sfotterò quel pirla di Berlusconi, insulterò quel grande imbecille traditore di Casini? Si, certo, ma NON SARA’ divertente come il tuo Finto Governo. C’è perfino il rischio che tra tante idiozie riescano a governare un po’…
Tu mi davi tanta soddisfazione: mortadella cattiva, non andare via proprio ora che mi sto divertendo!
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| Un ultimo saluto prima di dirigersi al cimitero degli elefanti |
Eri una merdaccia alla guida di una banda di cialtroni.
Mi mancherai tanto. Sigh.
Laicità o intolleranza e oscurantismo?
Posted by Il Duca on 16 Jan 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Intolleranza, Libertà, Religione, Riflessioni, Sinistra
L’articolo che segue non è stato scritto da un cardinale, ma da Giorgio Israel, Professore ordinario di Matematiche complementari (non di teologia…) all’Università di Roma La Sapienza.
Trovate l’articolo completo a altre chicche nel blog del professore: http://gisrael.blogspot.com/
COME MAI IN SOLI DUECENTO?
Come mai un gruppo di 67 docenti che scrivono un documento da pezzenti capitanati da un “cattivo maestro” che scrive un documento ideologico pieno di assurdità, assieme a un centinaio di esagitati riescono a impedire al Papa di venire all’università? Come mai circa duecento persone riescono a far fare una figura di merda a un intero paese?
Volete una risposta?
La do raccontando un piccolo episodio.A un collega - docente illustre, anziano e rispettato - ho detto che trovavo delirante che negli USA la Columbia University avesse invitato un delinquente patentato (negatore della Shoah, programmatore della distruzione di uno stato membro dell’ONU) come Ahmadinejad e in Italia l’università La Sapienza non riuscisse a invitare una persona rispettabile come Benedetto XVI.
Sapete cosa ha risposto? Che Ahmadinejad non è pericoloso per gli Stati Uniti quanto lo è il Papa per l’Italia…Questa è l’acqua demente in cui nuotano quei duecento fanatici.
Ed ecco perché viviamo in un clima così mefitico, che ha indotto (giustamente) il Papa a rinunciare.
Ha detto bene Cossiga: questa è la grande vittoria del grande popolo dell’Unione.
Ma forse è una gran vittoria di Pirro.
È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - “mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso” - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all’università di Roma La Sapienza (La Sapienza fu voluta e fondata dal Vaticano e venne visitata in passato, senza polemiche, da Paolo VI e Giovanni Paolo II - NdDuca).
È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d’ingresso.
Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana?
Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l’invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI.
Quel che gli appare “pericoloso” è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un’impenetrabile parete stagna.
Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall’intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era “capo del Sant’Uffizio”, di “mettere in riga la scienza” e ricondurla entro “la pseudo-razionalità dei dogmi della religione“. Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l’effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico.
Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza.
L’opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L’opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto“. Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l’emblema dell’oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l’atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all’affermazione di Feyerabend - definito dall’allora cardinale Ratzinger come un “filosofo agnostico-scettico” - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica.
Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: “Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità“. Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto “il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica“.
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull’argomento sa bene come egli consideri con “ammirazione” la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l’aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento.
Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l’intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo.
Né c’entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l’integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola (direttore dell’Unità dal ‘96 al ‘98, membro dei Democratici di Sinistra e deputato - NdDuca), emerge qui una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri. Pertanto, ripetiamo con lui che “la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente“.
Avrei voluto scrivere un post contro gli oscurantisti che travisano il concetto di laicitià per giustificare la persecuzione politica dei rivali che osano dichiarare una fede religiosa, ma è inutile perché qui non si parla di laicità o di “fede e ragione” bensì di un’aggressione personale contro il diritto di un individuo a esprimere le proprie idee basandosi NON su quanto ha detto in passato, ma su quanto un gruppo di corrotti (probabilmente in conflitto politico con il rettore per questione di potere interne a La Sapienza) hanno inventato che il Papa abbia detto 17 anni fa.
Simile feccia è indegna di essere presa in considerazione.
Lascerò il mio intervento sulla differenza tra laicità e persecuzioni politiche contro i rappresentanti di alcune fedi religiose (mai l’islam, caso strano) a quando sarà più sensato metterlo: qui sarebbe fuori contesto dato che non è di laicità che si parla, ma di odio personale.
La cultura dell’odio, dell’intolleranza e della privazione del diritto di parola non ha nulla a che fare con la Scienza. Come non hanno nulla a che fare con la Scienza quel branco di maiali ignoranti che osano infarcirsi la bocca di cose che non capiscono. Un classico del mondo universitario italiano: forti coi deboli e deboli coi forti.
La Guzzanti critica i giornalisti …e un po’ di sarcasmo contro la Borromeo
Posted by Il Duca on 14 Jan 2008 | Tagged as: Filmati, Giornalismo, Pensieri Sconnessi, Politica, Sinistra
ATTENZIONE! Questo post contiene sarcasmo e offese gratuite (ma se volete posso farvele pagare e fornire anche fattura) contro la feccia di Sinistra in generale e qualche punzecchiatura a quel grazioso pappagallino biondo di nome Beatrice Borromeo. Se ritenete che il suddetto materiale possa offendervi andatevene affanculo. O a Cuba, che è uguale.
Sante parole nonostante il programma merdosamente fazioso di quella capra impazzita di Santoro e di quella sua protetta tanto carina (chissà perché proprio una così carina?
) che fa vomitare i cadaveri dei suoi illustri antenati e che gli fa da “assistente”: la Borromeo. Assistente è un modo più gentile per indicare il suo vero ruolo, la valletta, che per chi non se lo ricorda sono quelle signorine graziose che succhiano mazze ai potenti e fanno da soprammobili in tv.
Beatrice Borromeo è una bella ragazza di 22 anni, con solo il diploma di liceo classico, che fa la modella: insomma, una cima di auctoritas intellettuale e di sapienza che fa paura a Cicerone e a Lutero.
La bella biondina, in quanto assistente del Padrone, oltre al ruolo di grazioso soprammobile ha anche quello di uccelletto che canta la canzoncina che il Padrone le ha insegnato. Tutto questo con la scusa che dalle sue giovani labbra può uscire un punto di vista giovane, ma in realtà ho ben altri sospetti riguardo a cosa servano quelle giovani labbra al suo Padrone.
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Sei proprio un uccelletto tanto carino: cantaci una delle canzoncine che ti hanno insegnato |
Tornando all’argomento iniziale…
Brava Guzzanti! Sei la dimostrazione che perfino la gente di sinistra per quanto possa essere acciecata dall’odio, ottusa di fronte alla scienza (a cui si approccia con la stessa superstizione con cui in altre epoche ci si affidava alla religione) e abbarbicata nel proprio mondo di caste e gerarchie politiche ALLA FINE, dopo immensi sforzi, può riuscire a capire qualcosa.
Vedere che perfino la gente di sinistra, per definizione gente ottusa e ubriaca di slogan e di odio, sta iniziando a essere stanca del mondo che ha creato mi fa pensare che in fondo ci sia una qualche speranza per il futuro.
Forse.
Il Solo che Ride (spero ancora per poco)
Posted by Il Duca on 10 Jan 2008 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Politica, Sinistra
Questo articolo di Massimo De Manzoni apparso sul Giornale di oggi si commenta da solo. Non ho bisogno di dire altro se non una bella esortazione finale…
Che debba dimettersi è pacifico e il Giornale lo sta ripetendo da giorni. Ma la questione è che Alfonso Pecoraro Scanio non avrebbe mai dovuto essere nominato ministro. Il Giornale aveva anticipato anche questo: era il 4 maggio del 2006, Prodi stava ancora compilando la lista dei componenti del suo esecutivo, e il leader dei Verdi-Il sole che ride era stato immortalato mentre sghignazzava in chiesa durante i funerali di tre militari italiani uccisi a Nassirya. «Uno spettacolo indecente», scrivemmo, «che lo rende indegno di entrare nel prossimo governo».
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| Ridi, stronzo, ridi al funerale. Se c’è giustizia nella prossima bara ci finisci tu! |
«Atto indegno e basso», tuonò lo stesso Pecoraro. Ma si riferiva al fatto che avevamo osato pubblicare quella foto in prima pagina. «Un fotogramma carpito», aggiunse il leader ambientalista. Non voleva dire nulla, ma Prodi fece finta che fosse una spiegazione, accreditò la tesi dell’incidente di percorso e lo inflisse agli italiani: titolare del dicastero dell’Ambiente.
Purtroppo non s’era trattato di una sfortunata circostanza. Pecoraro Scanio è proprio così, «un intreccio vertiginoso di estremismo e futilità», lo definì l’ex segretario dei Verdi Luigi Manconi; «la quintessenza dell’inutilità», lo folgorò il nostro Giancarlo Perna in un memorabile ritratto nel quale ricordava alcune delle sue prodezze:
- la proposta di proclamare la pizza patrimonio dell’umanità;
- il suggerimento di adottare in blocco le pecore sarde per salvarle dall’estinzione;
- l’iniziativa per la creazione del museo del mandolino;
- quattro; (NdDuca: aggiunta per coerenza ducale)
- la campagna contro gli alberi di Natale;
- la nomina del cantante partenopeo Gigi D’Alessio «patrono del pesce azzurro».
Folclore, si dirà.
Da ministro tuttavia la sua possibilità di fare disastri è aumentata in modo esponenziale, come dimostra la sua terra, la Campania, sommersa dalle immondizie.
Una crisi di cui lui porta grandissime responsabilità, essendosi opposto in tutti i modi alle uniche soluzioni possibili (discariche e termovalorizzatori), in cambio delle quali offriva utopie e vacue parole.
Pecoraro Scanio con i rifiuti è disposto a fare praticamente di tutto, tranne che la sola cosa che può venire in mente a una persona sensata: smaltirli.
Lui parla di «superarli», di «differenziarli» (la mitica «raccolta differenziata», un mantra nel suo eloquio), addirittura di «seguirli dalla culla alla tomba» (giuro, l’ha scritto nel suo blog), ma mai di eliminarli.
Forse è per questo che vedere il pattume invadere le strade di Napoli all’inizio non l’ha sconvolto più di tanto. Quando però ha capito che avrebbero anche potuto muovergli qualche appunto, si è chiuso in difesa. «La colpa? Dei cammorristi (così, con due emme)», ha scritto nel sito. «I colpevoli? Cesare Romiti e la sua Impregilo che, dovendo realizzare gli inceneritori, non aveva alcun interesse alla raccolta differenziata», ha rivelato ieri su Repubblica in un’intervista sfrontatamente autoassolutoria: «In materia di rifiuti il ministro non è competente».
La triste verità è che questo ministro è un incompetente. E non solo in materia di rifiuti. Passi che scambi un toro per una mucca, ma vogliamo parlare della monumentale figuraccia fatta nel settembre scorso alla conclusione della Conferenza nazionale sul clima? «La temperatura in Italia è aumentata quattro volte più che nel resto del mondo», annunciò davanti a scienziati e studiosi allibiti. Quattro volte! Il Corriere della Sera abboccò e ci aprì la prima pagina: peccato che fosse una delle tante bufale del nostro campano. Il giorno dopo il Cnr smentì.
E anche l’illustre climatologo Franco Prodi, fratello del premier, sbugiardò Pecoraro, accusandolo di manipolare la scienza.
Il sospetto è che l’allarmismo fosse destinato a forzare la mano per ottenere 7 miliardi di euro per le «politiche climatiche». Non ci sarebbe da meravigliarsi. Di soldi il ministero è avido, essendone prodigo: con l’attuale gestione i consulenti, che all’epoca di De Castro erano otto, sono passati a 344. Quasi tutti «verdi», ovviamente. Tanto, chi sorveglia? Basta un esempio: l’Agenzia protezione per l’ambiente e i servizi tecnici è commissariata, ma il commissario è ilcapo di Gabinetto di Pecoraro.
Ergo: si danno gli ordini, li eseguono e poi controllano da soli se e come li hanno eseguiti. Fantastico. In quale altro Paese occidentale ci si terrebbe un simile ministro? Uno che l’11 maggio scorso, a proposito di una qualche presunta decisione del Cdm sull’ennesima emergenza rifiuti in Campania, scriveva: «Subisco questo decreto che porta la firma del premier ma non la mia. Il ministero dell’Ambiente non è stato coinvolto, non è concertante di questo decreto(che ci volete fare, scrive così…). Sono contrario». Se fosse serio, Prodi avrebbe cacciato il suo ministro ridens allora. Adesso ha un’altra occasione, ma vedrete che purtroppo perderà anche questa.
Pecoraro bello, tu e i coglioni che ti mantengono al potere seguendo i tuoi grugniti da demagogo, ascolta il Duca che forse è la volta che ti entra qualcosa in quella testa piena di merda (che è tutta roba biodegradabile, contento no? Sano, ottimo concime suino!).
Con il vostro comportamento a danno del paese tu e i tuoi sgherri avete dimostrato di essere solo dei criminali venduti alla vostra stessa Avidità e alle potenze straniere (perché ogni danno all’Italia è un vantaggio alla concorrenza estera) e siete degli schifosi traditori della Patria.
| Per una volta nella vostra vita fate un favore agli italiani: andate a fare la Giusta Fine dei Traditori |
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Ai bei tempi civili i traditori della patria finivano così!
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Santoro istiga alla violenza?
Posted by Il Duca on 17 Nov 2007 | Tagged as: Chiacchere inutili, Demagogia, Politica, Sinistra
La Confederazione sindacale autonoma di polizia, in una nota, ha chiesto alla Rai la registrazione della trasmissione della puntata Anno Zero andata in onda l’altra sera, per «analizzare se esistono le condizioni per denunciare ai sensi del codice penale, la vergognosa istigazione a colpire il poliziotto inscenata senza contraddittorio dal conduttore salernitano e dai suoi ospiti». La puntata di ieri Anno Zero era dedicata alle vicende del G8 di Genova con una copertina sull’omicidio di Gabriele Sandri. Giorgio Innocenzi, segretario della Consap, rende noto che i legali del sindacato «stanno circoscrivendo fattispecie di reato riconducibili all’art. 414 del codice penale riguardo ai delitti contro l’ordine pubblico: i toni e le accuse contenuto nel dibattito televisivo infatti hanno chiari connotati di messa in discussione del ruolo super partes delle forze dell’ordine».
Peccato che non abbia visto la puntata, ma la cosa non mi stupisce: le precedenti puntate di Anno Zero, che avevo seguito, erano un’accozzaglia di notizie-non-verificate (le cosiddette stronzate: ovvero affermazioni che non si possono facilmente smentire in quanto NON esistono: chi sa qualcosa di Debunking ha capito di cosa sto parlando), mezze verità e menzogne, il tutto condito da una faziosità estrema.
In pratica fa a gara con me, questo signore.
Solo un allocco che non sappia nulla di propaganda e di oratoria (basta aver letto Cicerone o Schopenhauer per individuarne le bassezze) può ritenere Anno Zero un programma affidabile. Non che ci sia molto altro di meglio, però…
I mezzi di comunicazione sia pubblici che privati fanno schifo.
Poi chi vuole sognarci dietro la cospirazione del terribile Signore del Male Berlusconi “padrone dei mezzi di comunicazione” e bla bla bla (anche quando lo schifo viene da emittenti che con lui non c’entrano niente), faccia pure: fare la figura dei coglioni non è un reato, ma una persona dotata di un’intelligenza rispettabile si preoccuperebbe invece di Murdoch…
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L’Italia sotto Assedio voluta dalla Sinistra
Posted by Il Duca on 04 Nov 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Immigrazione, Politica, Razzismo, Riflessioni, Sinistra
Articolo di dedicato alla vita nella periferia di Roma di Massimo Malpica.

Tredici chilometri dal centro della Capitale, almeno mille dal «modello Roma» del sindaco Walter Veltroni. Sulle mattonelle del parcheggio del supermercato Lidl di Torre Angela il sole ha seccato le macchie di sangue, ricordo della «spedizione punitiva» di venerdì sera: una decina di italiani all’assalto dei romeni che qui fanno la spesa e, spesso, bivaccano bevendo birra da 39 centesimi a lattina sul muretto di cinta. Dove qualcuno ha scritto con lo spray «Non passa lo straniero».
Mario, 32 anni, disoccupato, non si fa illusioni. «I problemi qui sono tanti, a cominciare dalla sicurezza: le volanti si vedono solo oggi, c’è voluto quel casino per farle apparire, e durerà poco. Vorremmo interventi strutturali, ma l’unico “regalo” del Campidoglio è stato Leo Di Caprio a Tor Bella Monaca, qui dietro, l’anno scorso. Si combatte così il degrado?». L’intolleranza, in questa periferia dimenticata, si scatena con spranghe e catene un giorno dopo la morte di Giovanna Reggiani. Ma non è detto che ci sia l’orrore di quel delitto dietro questa reazione ancestrale. «Ci sono stati due stupri a Tor Vergata», ipotizza Salvatore De Santis, imprenditore edile: «Qui anche tra gli italiani non sono solo gentiluomini, se pesti i piedi alle persone sbagliate paghi caro». Poi c’è la paura, che consuma goccia a goccia la tolleranza di chi vive in una Roma molto diversa da quella della propaganda, che fa i conti ogni giorno con droga, criminalità, disoccupazione. E che colma la misura quando anche uscire di casa ti spaventa. «Abitiamo a dieci metri dal Lidl - dice Alessio - e mia moglie non può arrivarci senza che decine di ubriachi la coprano con pesanti apprezzamenti. Ha paura persino a stare sul terrazzo dopo le sette». Così molti a parole condannano il blitz, ma poi lo giustificano. «Tor di Quinto è la scintilla, ma è da un anno che qui la gente ha paura di camminare per strada. La violenza non è una risposta, ma se l’ansia è troppa reagisci», spiega Domenico, caricando la spesa nell’auto. Non bisogna allontanarsi troppo per trovare chi si è «stufato». Arriva una macchina romena. È Giovanni, tornato a vivere a Bucarest dopo 19 anni. Spiega che in Italia la percezione verso i suoi connazionali è cambiata in peggio. Conferma immediata: un ragazzo si avvicina a brutto muso. «A ’mbriaco, vattene», gli sibila. Si chiama Angelo, ha 36 anni, un bar a San Lorenzo e una rabbia sorda in corpo: «Hanno fatto bene a dargli una lezione». Claudio e Grazia non sono d’accordo, ma la loro pazienza è agli sgoccioli. «Nostra figlia va al lavoro in centro - raccontano - in metropolitana. Ma chi ha il cuore di mandarla sola all’Anagnina? È troppo pericoloso. La accompagnamo a turno. Fino ai binari, e lì l’andiamo a riprendere. Si può andare avanti così nel 2007? Ricordandole di togliersi le catenine e di non scoprire l’ombelico quando esce di casa, vivere col coprifuoco?».
«Sfottono le ragazze, le tastano, le spaventano. Una volta te la tieni, la seconda scatti. E cresce l’intolleranza», spiega Gianluca, 32 anni, circondato da ragazzini che giocano al «piccolo xenofobo». «Attenti, il clima di paura e la cronaca nera targata Romania sono un mix pericoloso. Nell’assenza di istituzioni è facile rispondere alla mancanza di sicurezza con il razzismo», spiega Danilo, militante della «Destra». La convivenza che non funziona più è anche al «mercato delle braccia», dove i romeni aspettano il lavoro. Gabriel mostra i lividi al costato. «Mi hanno pestato tre ragazzi, gridandomi “romeno di merda”. Le colpe di uno le paghiamo tutti».
Grazie alle politiche di immigrazione incontrollata, priva di integrazione, voluta dalla feccia decerebrata (e cavalcata dai demagoghi di sinistra che per un voto vendono il culo della madre agli asini), i cittadini italiani si trovano sempre più privi di protezione: la polizia non può fare un cazzo, la magistratura appena può aiuta i criminali, le leggi o non ci sono o non si applicano e nel mezzo ci finiscono i cittadini che pagano le tasse e in cambio non ricevono nemmeno il diritto di vivere in pace nel proprio quartiere.
Grazie ai ricconi di sinistra, feccia immanicata coi sindacati sempre pronti a sfruttare gli operai, legulei grassi di denaro e di privilegi estorti al popolo, intellettuali bastardi che parlano di diritti, eguaglianza e tante stronzate, ma poi non si sognano nemmeno di scendere nelle periferie per vedere cosa hanno generato la loro dialettica del cazzo.
I poveracci che guadagnano uno stipendio normale e vivono in periferia si trovano invasi da feccia criminale di ogni genere. E i poliziotti? A parte sentirsi umiliati perché non possono fare nulla e, anche quando provano, i magistrati liberano tutti, cosa devono fare?
Il popolo viene oppresso dalla criminalità solo per permettere a qualche figlio di puttana radical-chic di sinistra di sentirsi “uno che accoglie tutti gli immigrati”.
Francia e Germania cacciano immigrati a pedate ogni due per tre, peché loro in casa loro NON li vogliono i criminali. E noi? Abbiamo le stesse direttive europee da seguire, ma grazie alla merda di sinistra ce ne fottiamo e facciamo entrare tutti, inclusa gente che nessun altro paese europeo farebbe entrare.
E sapete chi cazzo d’altro ci va di mezzo, oltre ai cittadini italiani?
Lo prendono in culo i bravi immigrati, quelli che vengono per lavorare, integrarsi e pagare le tasse.
Loro lo prendono in culo: ogni immigrato criminale che entra in Italia per saccheggiare le nostre città è un insulto a tutti i bravi immigrati che vogliono vivere come italiani e fare il bene del paese.
Adesso che il popolo inizia a non tollerare più la situazione e risponde come è suo diritto con la violenza, la sinistra inizia ad avere paura. Ma come? La sinistra, se non è formata da incredibili teste di cazzo (come invece pare che sia), ha qualcosa come due secoli di esempi per sapere che un simile clima può generare solo ondate di odio xenofobe.
Dato che la sinistra ha tanto sapientemente alimentato il calderone xenofobo ci si aspetta che lo volesse… invece no! Le teste di cazzo, i bastardi indegni di vivere come Prodi e Veltroni e altri figli di troia ora corrono a frignare che “temono ondate di odio razziale”. Cosa cazzo pensavate sarebbe successo, coglioni comunisti?
Chi vuole davvero aiutare gli immigrati onesti deve sostenere una linea durissima di selezione che permetta di cacciare a mano libera chiunque non sia più che un cittadino modello. Ogni immigrato criminale danneggia la causa degli immigrati onesti.
Chi è di sinistra deve decidere:
vuole davvero aiutare gli immigrati
o è solo un pallone pieno di scoregge e demagogia?
Il Problema più grosso di Prodi: i dissidenti a turno.
Posted by Il Duca on 27 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Politica, Sinistra
L’articolo di cui consiglio la lettura oggi è quello di Luca Telese dedicato ai tanti piccoli gruppi di senatori che a turno fanno mancare il loro voto a Prodi su una gran quantità di questioni. Avendo una maggioranza risicatissima al Senato, gli bastano tre dissidenti per far fallire una votazione, ma come può accontentare tutti quando i singoli partiti della coalizione vogliono cose tra loro inconciliabili? Non può. Punto.
E lo sa lui, come lo sapete voi.
Una maggioranza pericolante, rende gli alleati pericolosi. E così Romano Prodi, adesso si ritrova il «nemico» in casa, nell’emiciclo del Senato. Solo che non è uno solo, ma una galassia di gruppuscoli che si differenziano a turno, secondo il meccanismo della «defezione a rotazione».
Per esempio: «Da oggi ho le mani libere!», afferma con una dose di carattere e spavalderia Lamberto Dini, leader di un drappello di senatori, «i liberaldemocratici» raccolti intorno a lui. Che poi sono tre. Come tre sono i mastelliani. Come tre sono quelli della Svp. E come tre sono i senatori che seguono Willer Bordon (Roberto Manzione e l’ex pidicino Fernando Rossi). Non sempre sono gli stessi tre che mancano, ma in ogni voto al Senato, ormai, ne manca almeno un gruppo di tre, e per il Professore non è certo una bella cosa. Sono accadute anche cose fantastiche, come la meravigliosa trovata mastelliana di abbandonare i lavori. Un giorno Clemente è entrato in Aula dicendo ai giornalisti: «Ce ne andiamo, il gruppo se ne va». Poi però ha detto a uno degli altri due udeurrini: «Tu resta in Aula a controllare la situazione». Così, mentre lui e Nuccio Cusumano uscivano, il senatore Barbato non si muoveva. Solo Mastella, poteva conquistare titoli come «Il gruppo dell’Udeur lascia l’Aula» (amplificato dai quotidiani e dalle agenzie con un danno di immagine aggiuntivo) semplicemente andandosi a prendere un caffè con un collega.
Ma in realtà, è proprio questo meccanismo di defezione a rotazione che ha messo in crisi il sistema difensivo dell’Unione a Palazzo Madama, le prostate di ferro, il pugno duro con cui Anna Finocchiaro ha limitato al massimo le defezioni. Anche perché poi, ai terzetti dissidenti, si aggiungono anche «gli uno» che mancano ogni tanto: una volta manca Giulio Andreotti (e l’altra invece c’è), un’altra volta non c’è l’ex Rifondatore Fosco Giannini (giovedì rischiava di abbandonare i lavori per protesta contro un servizio sulla rivoluzione d’Ottobre del Tg2!), una volta può mancare uno dei senatori a vita, prima o poi mancherà Franca Rame, che da mesi esterna il suo crescente disagio e pre-annuncia le sue dimissioni dal Senato.
La defezione a rotazione, insomma, è un meccanismo che permette agli ulivisti antiprodiani di riposarsi a turno. Sulla Rai sono venuti meno i consensi di Bordon e Manzione, sullo stretto di Messina si sono tirati indietro i dipietristi… La variazione dei soggetti che si sganciano rende ovviamente più difficile il controllo. Ed è proprio questa «balcanizzazione» della maggioranza, a Palazzo Madama, che costringe Prodi a diradare il suo potere di condizionamento, fino al paradosso: nello stesso momento in cui lancia il suo ultimatum a reti unificate, annuncia contestualmente che non metterà la fiducia. Il risultato? Paradossale. Giovedì scorso, prima dell’ultimatum gli era mancata la maggioranza tre volte (più una alla Camera!). Dopo l’ultimatum, nella nottata di votazioni è venuta meno altre tre. E poi, se ogni microgruppo dissidente apre anche un solo fronte di trattativa, ci sono cinque fronti da tenere contemporaneamente.
Il giorno del voto di fiducia sulla Rai, per esempio, dopo che in un pomeriggio il Senato fu costretto a votare ben 21 distinti ordini del giorno, il governo fu obbligato a ritirare il proprio (perché non avrebbe avuto i numeri). Per provare a mascherare la ritirata, il sottosegretario diessino gettato in campo nel momento più difficile provò a usare una meravigliosa finzione dialettica: il governo si considerava soddisfatto per l’approvazione degli ordini del giorno di Bordon (ma come, se fino a un minuto prima erano in dissenso dalla maggioranza!).
Insomma, grande è il disordine sotto il cielo, e adesso inizia a subentrare persino una certa dose di sfiducia. Anche perché, a furia di strappi, i liberaldemocratici sono finiti fuori controllo. «Con la nascita del Pd - spiega Dini - si è creata una situazione nuova. Io - osserva Dini - sono stato eletto nelle liste della Margherita, che ora non c’è più». E dunque il collo di bottiglia arriva con la manovra. «Questa - aggiunge l’ex premier - è una Finanziaria che scontenta molta gente. È una manovra che non riduce la spesa e non riduce la pressione fiscale».
Viva la stabilità del Governo. Viva le coalizioni costruite non su un progetto comune, ma su mille progetti diversi e inconciliabili, uniti tutti assieme SOLO per sconfiggere il “Nemico” (il Grande Satana Berlusconi).
La Parola a Di Pietro su “Why Not” e una riflessione
Posted by Il Duca on 25 Oct 2007 | Tagged as: Corruzione, Filmati, Magistratura, Politica, Riflessioni, Sinistra
Lascio la parola a Di Pietro, riportando l’articolo sul suo blog e il video informativo.
L’informazione in Italia è funzionale al mantenimento dei poteri costituiti.
Questa affermazione può apparire scontata, in particolare se detta da me e dall’Italia dei Valori che ci battiamo da tempo per un’informazione libera.
I media hanno strumentalizzato la mia richiesta di restituire a De Magistris l’inchiesta Why Not trasformandola in una contrapposizione tra me e il ministro della Giustizia. La contrapposizione è invece tra il Paese e questa classe politica che non vuole farsi giudicare.
Sul trasferimento di De Magistris, tranne rare eccezioni, sono d’accordo tutti, nel centro sinistra e nel centro destra.
Se l’inchiesta di De Magistris avesse riguardato cittadini comuni e non dei politici ci sarebbero stati la richiesta di trasferimento di De Magistris, la continua fuga di notizie e la loro pubblicazione sui giornali, l’avocatura e, infine, il trasferimento degli atti dell’inchiesta alla procura di Roma? La risposta non può che essere negativa.Why Not coinvolge in prima persona il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia in una vicenda legata all’erogazione di miliardi di euro di fondi europei in Calabria. De Magistris deve andare fino in fondo o il Governo sarà, di fatto, delegittimato.
Non amo Di Pietro, in particolare per la sua fiducia eccessiva nella Magistratura, e anche se non sarà una cima di intelletto o di coraggio o di capacità politica, lo ritengo una persona volenterosa e onesta, che è più di quanto si possa dire di tante persone.
La Magistratura è formata, data l’assenza di una scuola specifica che la addestri (basta una laurea e vincere un concorso per essere magistrato), da un’accozzaglia di incompetenti se non di corrotti, chiusi in una Casta che “giudica e protegge sé stessa“. E penso di saperne qualcosa, dato che ho parenti ufficiali nell’esercito e nell’arma dei Carabinieri che hanno lavorato e lavorano al fianco di questi soggetti, rilevando continuamente la totale mancanza di buon senso, se non l’indecente ignoranza delle procedure di polizia e delle leggi stesse.
Io in prima persona sono stato vittima della malafede e della stupidità della magistratura della mia città, che per pigrizia (il magistrato mi aveva rinviato a giudizio SENZA conoscere il caso) mi ha fatto sborsare 500 euro d’avvocato (per ora: ricordate che nelle cause con lo Stato le spese NON vengono rimborsate! Solo tra comuni cittadini che sbaglia paga per entrambi). Ho detto senza conoscere il caso perché è proprio così: un mio parente, ufficiale dell’Arma, è andato ad affrontare a faccia a faccia il suddetto magistrato (che ha tentato pure una fuga fingendo di parlare al cellulare spento quando gli è stato annunciato che un ufficiale dei carabinieri voleva parlargli) e da lui stesso ha scoperto che questi nemmeno sapeva di cosa parlasse il mio caso, nato da un errore di valutazione di alcuni anni prima di un altro magistrato poco avvezzo al funzionamento del web. Gli stessi uomini della Digos con cui avevo parlato all’epoca, che non avevano trovato nulla di disdicevole durante la perquisizione, avevano confermato che non solo non sussisteva a parer loro alcun reato da parte mia, ma addirittura il mio voler risolvere il malinteso iniziale addirittura togliendo le pagine internet “non illegali, ma di cattivo gusto” era un segno di sicura buona volontà (come scrissero nel verbale della perquisizione).
I Magistrati sono persone senza istruzione specifica nel loro lavoro, che operano solo perché “laureati” e perché “hanno vinto un concorso”. Affidereste un’armata a un tenente che non ha fatto la Scuola di Guerra, ma solo l’Accademia e gli studi specialistici (che, appunto, forniscono una “laurea”), e non ha lavorato mai nello Stato Maggiore? Affidereste la costruzione di un grattacielo a un architetto neo-laureato, privo di competenze specifiche e di gavetta? No.
E allora perché affidare il destino dei cittadini, l’ascia crudele della legge, in mano a questa gente?
