Archivio per la Categoria 'Riflessioni'
- Vince il progresso contro le ideologie del passato by Il Duca
- Italiani ignoranti e analfabeti: niente di nuovo by Il Duca
- Laicità o intolleranza e oscurantismo? by Il Duca
- L'Italia sotto Assedio voluta dalla Sinistra by Il Duca
- La Parola a Di Pietro su "Why Not" e una riflessione by Il Duca
- Intervista a Steinberger sul Riscaldamento Globale by Il Duca
- Primarie farsa: il Monarca e i Finanziamenti by Il Duca
Vince il progresso contro le ideologie del passato
Posted by Il Duca on 15 Apr 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Comunismo, Politica, Riflessioni, Sinistra
Il Popolo della Libertà ha vinto. Dopo due anni di malgoverno (o assenza di governo, come dico io), false promesse, tassazione pesanti (carico fiscale record, sfiducia e possibile recessione), trucchi fiscali da prestigatore come spostare gran parte le spese pubbliche di un anno (il Mito del Tesoretto creato scaricando le spese sul governo successivo, come fece notare Il Sole 24 Ore, per poi fingere che venissero dalla lotta contro il sommerso i cui frutti, se presenti, si vedranno solo nei prossimi anni!).
Si temeva, e io temevo, una vittoria di piccolo margine, quel genere di vittoria che è meglio non avere e che avrebbe immobilizzato il paese di nuovo al Senato. Invece no: lo scontento era tale che perfino con una legge che premia al Senato su base regionale e non nazionale, si è riusciti a stravincere con 41 senatori di margine! Il precedente governo otteneva un margine di 3-4 senatori solo grazie ai Senatori a vita! Il nuovo governo da solo ha 41 senatori di scarto!
E ricordate come mai la legge premia al Senato? Perché la sinistra fa in fretta a ragliare come asini, ma fu il vecchio Ulivo (ora PD) a costringere il presidente della repubblica Ciampi a dichiarare incostituzionale un calcolo dei senatori con premio nazionale!
Fu la sinistra a imporre, ben prima del 2006 (quando Berlusconi pareva destinato a governare in eterno), che il premio al 55% fosse regionale in modo da mettere in difficoltà un successivo Governo Berlusconi in caso di elezioni anticipate. Governo che poi no ci fu! E infatti in quel “pareggio” di voti del 2006 fu la sinistra a subire la trappola senatoriale che aveva costruito per uccidere Berlusconi.
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Non sono bastati il controllo politico della sinistra sulla RAI (che ha espulso i rappresentanti di destra nel 2006) e sui principali quotidiani come Il Corriere (che solo da pochi mesi, sentendo puzza di cambio di governo, sta tentando di apparire meno schierato), La Stampa e La Repubblica (ovvero nell’insieme i quotidiani letti da gran parte degli italiani), costruendo un monopolio del plagio dell’informazione anti-Berlusconiano, per poter demolire la voglia di rinnovamento della Nazione Italiana!
Un Risultato Straordinario, oltre ogni aspettativa più rosea e delirante: PdL batte PD del 4,5% circa! Aggiungendo Lega Nord e Italia dei Valori, al netto risulta uno scarto ancora maggiore: la coalizione vincente ha un margine bulgaro del 9%. Altro che i 25mila di vittoria (con broglie e schede bianche mai ricontrollate nonostante l’appoggio di Antonio Di Pietro) della sinistra al 2006! Siamo a 3 MILIONI di voti di differenza!
Con questi margini immensi e dovendosela vedere solo tra Lega Nord e Popolo della Libertà, il governo potrà finalmente prendere le decisioni severe, dure e necessarie per rilanciare l’Italia verso il Nucleare, il benessere economico e l’integrazione reale -non quella a chiacchere e buonismo della Sinistra- tra persone di ogni cultura, religione e colore della pelle!
Un risultato ancora più straordinario perché, in più di un secolo dall’Unità di Italia, per la prima volta l’estrema sinistra Socialista e Comunista è stata CACCIATA DAL PARLAMENTO per Volontà del Popolo Sovrano per mezzo di LIBERE ELEZIONI!
La Feccia del Passato, i dinosauri legati al mondo di primo Novecento che non esiste più da decenni, sono stati spazzati via con un colpo di indignazione e disprezzo Nazionale!
Il popolo italiano è più anticomunista che durante il Fascismo: all’epoca infatti dovettero cacciarli con la forza della dittatura, ora invece sono stati spazzati via per decisione popolare democratica!
Perfino in Inghilterra, dove alle elezioni del 2005 si presentarono una sessantina di partiti (ma in tre, , tutti di ispirazione di centrodestra -usando la nostra suddivisione italiana, dato che non nessuno di loro viene da un’ideologia di origine marxista, ma sono tutti di matrice liberale-, ottengono complessivamente il 94%: Laburisti, Conservatori e Liberali) i Socialisti della coalizione Respect (quella dello scrittore Chìna Mieville per intenderci) hanno ottenuto ben un singolo seggio e i Social Democratici ben tre seggi! Meglio che zero!
E questa è una Vittoria per la Sinistra Moderata!
Ora il Partito Democratico, avendo visto che chi si separa viene spazzato via, sarà costretto ad essere internamente coeso e, senza la concorrenza dei piccoli partiti di sinistra potrà assorbire il resto dell’elettorato e consolidare non come “coalizione per vincere”, ma come REALE FORZA PROPOSITIVA!
Se ora il PD, per le sue laceranti divisioni interne su politica estera, economia, pacs e altro era semplicemente improponibile al voto, nei prossimi anni ho la speranza e la fiducia che la Sinistra italiana saprà costruire da questo PD un vero Partito unito con vere idee, vera coesione e quindi perfettamente in grado di Governare!
Proprio come aveva fatto il PdL privandosi delle sue frange più estremiste (Storace e compagnia, ora cacciati pure loro dal parlamento) per essere veramente unito e coeso!
Ho una Grande Fiducia nel futuro del Partito Democratico il cui risultato è stato tutt’altro che negativo! Veltroni diceva sì che sotto il 35% avrebbe lasciato il posto, ma sono solo posizioni da imbonitore che non condivido: il suo 33-34% è un risultato eccezionale considerando la conformazione del suo partito e i due anni di disastri che stanno venendo ora pagati da un’Italia in ginocchio, ridotta in miseria, in cui i banditi prendono possesso delle strade e di interi quartieri e gli onesti cittadini vengono ridotti alla fame dai debiti con le Grandi Banche amiche della sinistra di Prodi e dalla Stagflazione!
Con un PD e una PDL entrambe unite e coese, finalmente potremmo votare come in Inghilterra, in Spagna o negli Stati Uniti: senza timore che chi vinca possa distruggere il paese, perché entrambi saranno in grado di governare, più o meno bene!
E’ una Rivoluzione senza precedenti per la Repubblica!
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Italiani ignoranti e analfabeti: niente di nuovo
Posted by Il Duca on 06 Feb 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Cultura, Popolo Bue, Riflessioni
Repubblica oggi ci regala un articolo di Michele Smargiassi dedicato all’analfabetismo di ritorno imperante perfino tra i laureati italiani che non leggono accampando banali scuse o, addirittura, disprezzano la lettura e la cultura in toto preferendo, come è noto, le prostitute transessuali e la droga.
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti/laureati-analfabeti.html
Dirimere un’ambiguità lessicale è un problema per un laureato su cinque. A dir la verità, anche solo comprendere la frase che avete appena letto è un problema per un laureato su cinque. “Termini come dirimere, duttile, faceto, proroga si trovano comunemente sui giornali, ma per molti italiani con pergamena appesa al muro sono parole opache“. Luca Serianni, linguista all’università di Roma 3, ne fece esperienza diretta un giorno nell’ambulatorio di un dentista cui s’era rivolto per un’urgenza. “Con le mie lastrine in mano chiamò al telefono un collega per avere un parere: “Senti caro, aiutami a diramare un dubbio…“”. E il professore sudò freddo: “Un medico che non sa maneggiare le parole è un medico che non legge, quindi non si aggiorna, quindi forse non sa maneggiare neanche un trapano“.
Analfabeti con la laurea. Non è un paradosso. E nessuno s’offenda: ci sono riscontri scientifici. Il report 2006 del ramo italiano dell’indagine internazionale All-Ocse (Adult Literacy and Life Skill), coordinato dalla pedagogista Vittoria Gallina, non lascia spazio a dubbi: 21 laureati su cento non riescono ad andare oltre il livello elementare di decifrazione di una pagina scritta (il bugiardino di un medicinale, le istruzioni di un elettrodomestico).
E non sanno produrre un testo minimamente complesso (una relazione, un referto medico, ma anche una banale lettera al capo condominio) che sia comprensibile e corretto. Una minoranza? Sì: un laureato italiano su due, per fortuna, raggiunge il quinto e massimo livello. Ma è una minoranza terribilmente cospicua, anche se si maschera bene. Negli Usa tre anni fa fu uno shock scoprire che i graduate fermi al livello base sono il 14%. Da noi il buco nero si manifesta a tratti, in modo clamoroso, come un mese fa, a Roma, al termine dell’ultimo dei concorsi per l’accesso alla magistratura. Preso d’assalto da 4000 candidati, in gara per 380 posti. Nonostante questo, 58 posti sono rimasti scoperti: 3700 candidati, tutti ovviamente laureati (magari anche più) hanno presentato prove irricevibili sul piano puramente linguistico. “Per pudore vi risparmio le indicibili citazioni“, commentò uno dei commissari d’esame, il giudice di corte d’appello Matteo Frasca.
Il campanello d’allarme dovrebbe suonare forte. Non si tratta più di scandalizzarsi (e divertirsi) per gli strafalcioni nozionistici degli studenti. No, episodi come il concorso di Roma mettono a nudo il grado zero del problema. Stiamo parlando di chi è senza parole. Di chi dopo cinque (sei, sette…) anni di studio universitario non è riuscito a mettere nella cassetta degli attrezzi le chiavi inglesi del sapere: grammatica, ortografia, vocabolario.
Analfabetismo: anche questa parola sembrava scomparsa dal lessico, ma per esaurimento di funzione. Consegnata ai ricordi in bianco e nero del maestro Manzi. Falsa impressione, perché di italiani che non sanno leggere né scrivere se ne contavano ancora, al censimento 2001, quasi ottocentomila. Se aggiungiamo gli italiani senza neanche un pezzo di carta, neppure la licenza elementare, arriviamo a sei milioni, con allarmanti quote di uno su dieci nelle regioni meridionali. Ma almeno sono numeri che scendono. Aggrediti dal lavoro di meritorie istituzioni come l’Unla, capillarmente contrastati dai corsi ministeriali di alfabetizzazione funzionale per adulti dell’Indire (frequentati l’ultimo anno scolastico da 425 mila persone, tra cui, guarda un po’, 30.407 laureati, in gran parte, però, stranieri). Nobilmente contrastato ai livelli più bassi della scala del sapere, però, ecco che l’analfabetismo riappare dove meno te l’aspetti: ai vertici. Gli studiosi, è vero, preferiscono chiamarlo illetteratismo: non si tratta infatti dell’incapacità brutale di compitare l’abicì, di decifrare una singola parola; ma della forte difficoltà a comunicare efficacemente e comprensibilmente con gli altri attraverso la scrittura. Ma non è proprio questo l’analfabetismo più minaccioso del terzo millennio? Nadine Gordimer, per il bene della sua Africa, è di questo analfabetismo relativo che ha più paura: “Saper leggere la scritta di un cartellone pubblicitario e le nuvolette dei fumetti, ma non saper comprendere il lessico di un poema, questa non è alfabetizzazione“. Siamo sicuri che l’Italia di Dante sia messa meglio del Sudafrica?
Proprio no. Per niente sicuri. Quanti, del nostro già magro 8,8% di laureati (la media dei paesi Ocse è del 15%), leggono ogni giorno qualcosa di più delle réclame e delle didascalie della tivù? Quanti invece sono prigionieri più o meno consapevoli di quella che Italo Calvino chiamò l’antilingua? Non saper scrivere nasconde il non saper leggere. Sette laureati su cento non leggono mai (e sono quelli che hanno il coraggio di dichiararlo all’Istat: mancano quelli che se ne vergognano). Altri sette leggono solo l’indispensabile per il lavoro: e siamo già vicini al fatidico uno su cinque. Ma andiamo avanti: uno su tre possiede meno di cento libri, praticamente solo i suoi vecchi testi scolastici. Uno su cinque non ha in casa un’enciclopedia. Quasi nessuno (73 per cento) va in
biblioteca, e quando ci va, raramente prende libri in prestito. “Manca il tempo“, “sono troppo stanco“, le scuse più comuni. Ma ci sono anche quelli che non accampano giustificazioni imbarazzate, anzi rivendicano il loro illetteratismo come atteggiamento moderno e aggiornato: “leggere oggi non serve“, “è un medium lento“, “preferisco altre forme di comunicazione sociale“.
“La società sprintata”, come la chiama il pedagogista Franco Frabboni, preside di Scienze della formazione a Bologna, uno degli autori della riforma universitaria, è arrivata negli atenei. E gli atenei la assecondano: “La trasmissione del sapere universitario è regredita dalla scrittura all’oralità“, spiega. Nelle aule della nostra istruzione superiore, il grado di padronanza della lingua italiana non è mai messo alla prova. Persino l’arte dell’argomentazione orale, ponte fra i due universi semantici, è svanita, racconta Frabboni: “Professori sempre più incerti fanno lezione con diapositive, seguendo una traccia fissa. Ai laureandi si lascia esporre la tesi con presentazioni Powerpoint. I “test oggettivi” d’ingresso sono crocette su questionari“. La competenza linguistica non è considerata un pre-requisito indispensabile: “Devi guadagnarti cinque crediti per la lingua straniera, e cinque per l’informatica, ma non c’è alcun obbligo per quanto riguarda la buona pratica dell’italiano“. Un tacito accordo fissa tetti massimi di lettura ridicoli per i testi d’esame: “Quando un professore assegna più di 150-180 pagine, davanti al mio ufficio c’è la fila di studenti che protestano“.
Protestano, e poi si sfracellano contro il muro dell’esame. Sugli esiti dell’idiosincrasia per la lettura, agenzie private di tutoraggio hanno costruito imperi aziendali, come il Cepu, diecimila studenti l’anno. “Ci chiedono di aiutarli a passare un esame“, racconta il responsabile marketing Maurizio Pasquetti, “ma scopriamo quasi sempre che alla radice c’è la difficoltà o la paura di affrontare testi scritti. Escono da scuole superiori abituati a libri di testo ancora simili a quelli delle elementari, con testi spezzettati, già schematizzati, con tante figure e specchietti: di fronte al terribile “libro bianco”, fatto solo di pagine di scrittura continua, restano terrorizzati“.
“In Francia e Germania gli atenei organizzano gare di ortografia “, sospira il professor Serianni. Da noi è difficile perfino reclutare iscritti per i laboratori di scrittura che alcuni atenei, allarmati, hanno messo a disposizione degli studenti in debito di lingua. Quello di Modena è affidato al professor Gabriele Pallotti: “Di solito comincio da virgole e apostrofi…“. Pallotti nel cassetto tiene una cartellina di orrori: email, biglietti affissi alle bacheche, “esito profiquo”, “le chiedo una prologa”, “attendo subitanea risposta”. Ma correggere le asinate non è ancora abbastanza. “Saper annotare correttamente parole sulla carta non è saper scrivere” spiega. “Parlare e scrivere sono due diversi modi di pensare. Troppi ragazzi escono dall’università sapendo solo trascrivere la propria oralità, ovvero un flusso continuo di idee non ordinato e difficilmente comunicabile. Cioè restano mentalmente analfabeti“.
Ma se avessero ragione loro? Perché alla fine si scopre che il laureato analfabeta non fa necessariamente più fatica a trovare lavoro rispetto ai suoi quattro colleghi più letterati. le imprese non sembrano granché interessate a selezionare i propri quadri dirigenti sulla base delle competenze linguistiche di base. E non perché non si accorgano delle deficienze dei loro nuovi assunti. Parlare con Carlo Iannantuono, responsabile delle risorse umane per la filiale italiana della Sandik, una multinazionale del ramo macchine per cantieri, reduce da una lunga selezione di personale laureato, è come farsi raccontare una serata allo Zelig: “Quello che se potrei, quello che s’è laureato per il rotolo della cuffia (e si vede), quello che glielo dico così, an fasàn (e io: e dü pernìs…)…“. Gli analfabeti conclamati, calcola, sono solo un 3-4 per cento, ma molti altri non sembrano pienamente padroni delle loro parole. E lei li assume lo stesso? “Dipende“, si fa serio, “noi cerchiamo bravi venditori. Quello che deve discutere con i dirigenti della Snam è meglio sappia i congiuntivi. A quello che deve convincere un capocantiere della Tav forse serve di più un buon paio di stivali di gomma“.
“Non c’è alcuna sanzione sociale verso l’analfabetismo con laurea“, commenta con sconforto Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani. Forse perché non si riconoscono immediatamente, si mascherano bene da alfabetizzati. “Fino a cinquant’anni fa l’incompetenza linguistica era palese: otto italiani su dieci usavano ancora il dialetto. Oggi il 95 per cento degli italiani parla italiano. Ma che italiano è? Solo in apparenza parliamo tutti la stessa lingua. Quando si prende in mano una penna, però, carta canta, e le stonature si sentono“. Non è una questione di stile: l’analfabetismo laureato può fare danni concreti. Il paziente che legge sulla sua prescrizione medica “una pillola per tre giorni”, alla fine del terzo giorno avrà preso tre pillole o una sola? “Ci sono guasti immediati come questo. Ci sono guasti a medio e lungo termine, e ben più pericolosi. Chi non legge smette anche di studiare. In Italia solo un venti per cento di quadri segue corsi di aggiornamento: quattro volte meno della media europea. Una classe dirigente male alfabetizzata, quindi non aggiornata, è la rovina di un paese, molto più di un crollo della Borsa“. Chi parla male pensa male e vive male: è ormai un aforisma, quella battuta di Nanni Moretti.
Se pensa male anche solo un quinto dell’élite dirigente, per De Mauro è un’emergenza nazionale: “Per il futuro economico del nostro paese migliorare l’italiano degli imprenditori, dei professionisti, dei politici, è perfino più vitale e urgente che migliorare i salari dei dipendenti. E non lo prenda come un paradosso“.
Ho sempre letto e considero la cultura come indispensabile per non essere solo dei maiali che grufolano, si accoppiano, mangiano, cagano e cedono alla corruzione invece di compiere il proprio dovere nei confronti della Repubblica. E non parlo della cultura che qualcuno definirebbe “fine a sé stessa“, ma parlo di quella “pratica” con lo scopo di farsi un’idea del mondo e della storia, che ti permette di capire cosa è l’Islam, perché gli stati nazionali sono così, quali sono i rischi e i vantaggi dell’immigrazione, che ti fa capire quando e con quali meccaniche verbali già note al tempo di Cicerone i politici mentono quando parlano o anche perché l’energia solare non è una fonte affidabile ecc…
Cose su cui si fonda la gestione dello stesso Stato di fronte ai grandi problemi di ogni giorno.
La cultura che distingue un suino grufolante all’oscuro del mondo da una persona che può pensare da solo e provare a capire quel che vede. Il genere di cultura che gran parte degli italiani e una grossa fetta dei laureati disprezza.
Voialtri italiani che belando guidate la nazione verso l’oblio e la morte mi fate vomitare.
Laicità o intolleranza e oscurantismo?
Posted by Il Duca on 16 Jan 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Intolleranza, Libertà, Religione, Riflessioni, Sinistra
L’articolo che segue non è stato scritto da un cardinale, ma da Giorgio Israel, Professore ordinario di Matematiche complementari (non di teologia…) all’Università di Roma La Sapienza.
Trovate l’articolo completo a altre chicche nel blog del professore: http://gisrael.blogspot.com/
COME MAI IN SOLI DUECENTO?
Come mai un gruppo di 67 docenti che scrivono un documento da pezzenti capitanati da un “cattivo maestro” che scrive un documento ideologico pieno di assurdità, assieme a un centinaio di esagitati riescono a impedire al Papa di venire all’università? Come mai circa duecento persone riescono a far fare una figura di merda a un intero paese?
Volete una risposta?
La do raccontando un piccolo episodio.A un collega - docente illustre, anziano e rispettato - ho detto che trovavo delirante che negli USA la Columbia University avesse invitato un delinquente patentato (negatore della Shoah, programmatore della distruzione di uno stato membro dell’ONU) come Ahmadinejad e in Italia l’università La Sapienza non riuscisse a invitare una persona rispettabile come Benedetto XVI.
Sapete cosa ha risposto? Che Ahmadinejad non è pericoloso per gli Stati Uniti quanto lo è il Papa per l’Italia…Questa è l’acqua demente in cui nuotano quei duecento fanatici.
Ed ecco perché viviamo in un clima così mefitico, che ha indotto (giustamente) il Papa a rinunciare.
Ha detto bene Cossiga: questa è la grande vittoria del grande popolo dell’Unione.
Ma forse è una gran vittoria di Pirro.
È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - “mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso” - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all’università di Roma La Sapienza (La Sapienza fu voluta e fondata dal Vaticano e venne visitata in passato, senza polemiche, da Paolo VI e Giovanni Paolo II - NdDuca).
È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d’ingresso.
Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana?
Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l’invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI.
Quel che gli appare “pericoloso” è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un’impenetrabile parete stagna.
Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall’intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era “capo del Sant’Uffizio”, di “mettere in riga la scienza” e ricondurla entro “la pseudo-razionalità dei dogmi della religione“. Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l’effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico.
Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza.
L’opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L’opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto“. Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l’emblema dell’oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l’atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all’affermazione di Feyerabend - definito dall’allora cardinale Ratzinger come un “filosofo agnostico-scettico” - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica.
Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: “Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità“. Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto “il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica“.
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull’argomento sa bene come egli consideri con “ammirazione” la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l’aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento.
Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l’intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo.
Né c’entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l’integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola (direttore dell’Unità dal ‘96 al ‘98, membro dei Democratici di Sinistra e deputato - NdDuca), emerge qui una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri. Pertanto, ripetiamo con lui che “la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente“.
Avrei voluto scrivere un post contro gli oscurantisti che travisano il concetto di laicitià per giustificare la persecuzione politica dei rivali che osano dichiarare una fede religiosa, ma è inutile perché qui non si parla di laicità o di “fede e ragione” bensì di un’aggressione personale contro il diritto di un individuo a esprimere le proprie idee basandosi NON su quanto ha detto in passato, ma su quanto un gruppo di corrotti (probabilmente in conflitto politico con il rettore per questione di potere interne a La Sapienza) hanno inventato che il Papa abbia detto 17 anni fa.
Simile feccia è indegna di essere presa in considerazione.
Lascerò il mio intervento sulla differenza tra laicità e persecuzioni politiche contro i rappresentanti di alcune fedi religiose (mai l’islam, caso strano) a quando sarà più sensato metterlo: qui sarebbe fuori contesto dato che non è di laicità che si parla, ma di odio personale.
La cultura dell’odio, dell’intolleranza e della privazione del diritto di parola non ha nulla a che fare con la Scienza. Come non hanno nulla a che fare con la Scienza quel branco di maiali ignoranti che osano infarcirsi la bocca di cose che non capiscono. Un classico del mondo universitario italiano: forti coi deboli e deboli coi forti.
L’Italia sotto Assedio voluta dalla Sinistra
Posted by Il Duca on 04 Nov 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Immigrazione, Politica, Razzismo, Riflessioni, Sinistra
Articolo di dedicato alla vita nella periferia di Roma di Massimo Malpica.

Tredici chilometri dal centro della Capitale, almeno mille dal «modello Roma» del sindaco Walter Veltroni. Sulle mattonelle del parcheggio del supermercato Lidl di Torre Angela il sole ha seccato le macchie di sangue, ricordo della «spedizione punitiva» di venerdì sera: una decina di italiani all’assalto dei romeni che qui fanno la spesa e, spesso, bivaccano bevendo birra da 39 centesimi a lattina sul muretto di cinta. Dove qualcuno ha scritto con lo spray «Non passa lo straniero».
Mario, 32 anni, disoccupato, non si fa illusioni. «I problemi qui sono tanti, a cominciare dalla sicurezza: le volanti si vedono solo oggi, c’è voluto quel casino per farle apparire, e durerà poco. Vorremmo interventi strutturali, ma l’unico “regalo” del Campidoglio è stato Leo Di Caprio a Tor Bella Monaca, qui dietro, l’anno scorso. Si combatte così il degrado?». L’intolleranza, in questa periferia dimenticata, si scatena con spranghe e catene un giorno dopo la morte di Giovanna Reggiani. Ma non è detto che ci sia l’orrore di quel delitto dietro questa reazione ancestrale. «Ci sono stati due stupri a Tor Vergata», ipotizza Salvatore De Santis, imprenditore edile: «Qui anche tra gli italiani non sono solo gentiluomini, se pesti i piedi alle persone sbagliate paghi caro». Poi c’è la paura, che consuma goccia a goccia la tolleranza di chi vive in una Roma molto diversa da quella della propaganda, che fa i conti ogni giorno con droga, criminalità, disoccupazione. E che colma la misura quando anche uscire di casa ti spaventa. «Abitiamo a dieci metri dal Lidl - dice Alessio - e mia moglie non può arrivarci senza che decine di ubriachi la coprano con pesanti apprezzamenti. Ha paura persino a stare sul terrazzo dopo le sette». Così molti a parole condannano il blitz, ma poi lo giustificano. «Tor di Quinto è la scintilla, ma è da un anno che qui la gente ha paura di camminare per strada. La violenza non è una risposta, ma se l’ansia è troppa reagisci», spiega Domenico, caricando la spesa nell’auto. Non bisogna allontanarsi troppo per trovare chi si è «stufato». Arriva una macchina romena. È Giovanni, tornato a vivere a Bucarest dopo 19 anni. Spiega che in Italia la percezione verso i suoi connazionali è cambiata in peggio. Conferma immediata: un ragazzo si avvicina a brutto muso. «A ’mbriaco, vattene», gli sibila. Si chiama Angelo, ha 36 anni, un bar a San Lorenzo e una rabbia sorda in corpo: «Hanno fatto bene a dargli una lezione». Claudio e Grazia non sono d’accordo, ma la loro pazienza è agli sgoccioli. «Nostra figlia va al lavoro in centro - raccontano - in metropolitana. Ma chi ha il cuore di mandarla sola all’Anagnina? È troppo pericoloso. La accompagnamo a turno. Fino ai binari, e lì l’andiamo a riprendere. Si può andare avanti così nel 2007? Ricordandole di togliersi le catenine e di non scoprire l’ombelico quando esce di casa, vivere col coprifuoco?».
«Sfottono le ragazze, le tastano, le spaventano. Una volta te la tieni, la seconda scatti. E cresce l’intolleranza», spiega Gianluca, 32 anni, circondato da ragazzini che giocano al «piccolo xenofobo». «Attenti, il clima di paura e la cronaca nera targata Romania sono un mix pericoloso. Nell’assenza di istituzioni è facile rispondere alla mancanza di sicurezza con il razzismo», spiega Danilo, militante della «Destra». La convivenza che non funziona più è anche al «mercato delle braccia», dove i romeni aspettano il lavoro. Gabriel mostra i lividi al costato. «Mi hanno pestato tre ragazzi, gridandomi “romeno di merda”. Le colpe di uno le paghiamo tutti».
Grazie alle politiche di immigrazione incontrollata, priva di integrazione, voluta dalla feccia decerebrata (e cavalcata dai demagoghi di sinistra che per un voto vendono il culo della madre agli asini), i cittadini italiani si trovano sempre più privi di protezione: la polizia non può fare un cazzo, la magistratura appena può aiuta i criminali, le leggi o non ci sono o non si applicano e nel mezzo ci finiscono i cittadini che pagano le tasse e in cambio non ricevono nemmeno il diritto di vivere in pace nel proprio quartiere.
Grazie ai ricconi di sinistra, feccia immanicata coi sindacati sempre pronti a sfruttare gli operai, legulei grassi di denaro e di privilegi estorti al popolo, intellettuali bastardi che parlano di diritti, eguaglianza e tante stronzate, ma poi non si sognano nemmeno di scendere nelle periferie per vedere cosa hanno generato la loro dialettica del cazzo.
I poveracci che guadagnano uno stipendio normale e vivono in periferia si trovano invasi da feccia criminale di ogni genere. E i poliziotti? A parte sentirsi umiliati perché non possono fare nulla e, anche quando provano, i magistrati liberano tutti, cosa devono fare?
Il popolo viene oppresso dalla criminalità solo per permettere a qualche figlio di puttana radical-chic di sinistra di sentirsi “uno che accoglie tutti gli immigrati”.
Francia e Germania cacciano immigrati a pedate ogni due per tre, peché loro in casa loro NON li vogliono i criminali. E noi? Abbiamo le stesse direttive europee da seguire, ma grazie alla merda di sinistra ce ne fottiamo e facciamo entrare tutti, inclusa gente che nessun altro paese europeo farebbe entrare.
E sapete chi cazzo d’altro ci va di mezzo, oltre ai cittadini italiani?
Lo prendono in culo i bravi immigrati, quelli che vengono per lavorare, integrarsi e pagare le tasse.
Loro lo prendono in culo: ogni immigrato criminale che entra in Italia per saccheggiare le nostre città è un insulto a tutti i bravi immigrati che vogliono vivere come italiani e fare il bene del paese.
Adesso che il popolo inizia a non tollerare più la situazione e risponde come è suo diritto con la violenza, la sinistra inizia ad avere paura. Ma come? La sinistra, se non è formata da incredibili teste di cazzo (come invece pare che sia), ha qualcosa come due secoli di esempi per sapere che un simile clima può generare solo ondate di odio xenofobe.
Dato che la sinistra ha tanto sapientemente alimentato il calderone xenofobo ci si aspetta che lo volesse… invece no! Le teste di cazzo, i bastardi indegni di vivere come Prodi e Veltroni e altri figli di troia ora corrono a frignare che “temono ondate di odio razziale”. Cosa cazzo pensavate sarebbe successo, coglioni comunisti?
Chi vuole davvero aiutare gli immigrati onesti deve sostenere una linea durissima di selezione che permetta di cacciare a mano libera chiunque non sia più che un cittadino modello. Ogni immigrato criminale danneggia la causa degli immigrati onesti.
Chi è di sinistra deve decidere:
vuole davvero aiutare gli immigrati
o è solo un pallone pieno di scoregge e demagogia?
La Parola a Di Pietro su “Why Not” e una riflessione
Posted by Il Duca on 25 Oct 2007 | Tagged as: Corruzione, Filmati, Magistratura, Politica, Riflessioni, Sinistra
Lascio la parola a Di Pietro, riportando l’articolo sul suo blog e il video informativo.
L’informazione in Italia è funzionale al mantenimento dei poteri costituiti.
Questa affermazione può apparire scontata, in particolare se detta da me e dall’Italia dei Valori che ci battiamo da tempo per un’informazione libera.
I media hanno strumentalizzato la mia richiesta di restituire a De Magistris l’inchiesta Why Not trasformandola in una contrapposizione tra me e il ministro della Giustizia. La contrapposizione è invece tra il Paese e questa classe politica che non vuole farsi giudicare.
Sul trasferimento di De Magistris, tranne rare eccezioni, sono d’accordo tutti, nel centro sinistra e nel centro destra.
Se l’inchiesta di De Magistris avesse riguardato cittadini comuni e non dei politici ci sarebbero stati la richiesta di trasferimento di De Magistris, la continua fuga di notizie e la loro pubblicazione sui giornali, l’avocatura e, infine, il trasferimento degli atti dell’inchiesta alla procura di Roma? La risposta non può che essere negativa.Why Not coinvolge in prima persona il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia in una vicenda legata all’erogazione di miliardi di euro di fondi europei in Calabria. De Magistris deve andare fino in fondo o il Governo sarà, di fatto, delegittimato.
Non amo Di Pietro, in particolare per la sua fiducia eccessiva nella Magistratura, e anche se non sarà una cima di intelletto o di coraggio o di capacità politica, lo ritengo una persona volenterosa e onesta, che è più di quanto si possa dire di tante persone.
La Magistratura è formata, data l’assenza di una scuola specifica che la addestri (basta una laurea e vincere un concorso per essere magistrato), da un’accozzaglia di incompetenti se non di corrotti, chiusi in una Casta che “giudica e protegge sé stessa“. E penso di saperne qualcosa, dato che ho parenti ufficiali nell’esercito e nell’arma dei Carabinieri che hanno lavorato e lavorano al fianco di questi soggetti, rilevando continuamente la totale mancanza di buon senso, se non l’indecente ignoranza delle procedure di polizia e delle leggi stesse.
Io in prima persona sono stato vittima della malafede e della stupidità della magistratura della mia città, che per pigrizia (il magistrato mi aveva rinviato a giudizio SENZA conoscere il caso) mi ha fatto sborsare 500 euro d’avvocato (per ora: ricordate che nelle cause con lo Stato le spese NON vengono rimborsate! Solo tra comuni cittadini che sbaglia paga per entrambi). Ho detto senza conoscere il caso perché è proprio così: un mio parente, ufficiale dell’Arma, è andato ad affrontare a faccia a faccia il suddetto magistrato (che ha tentato pure una fuga fingendo di parlare al cellulare spento quando gli è stato annunciato che un ufficiale dei carabinieri voleva parlargli) e da lui stesso ha scoperto che questi nemmeno sapeva di cosa parlasse il mio caso, nato da un errore di valutazione di alcuni anni prima di un altro magistrato poco avvezzo al funzionamento del web. Gli stessi uomini della Digos con cui avevo parlato all’epoca, che non avevano trovato nulla di disdicevole durante la perquisizione, avevano confermato che non solo non sussisteva a parer loro alcun reato da parte mia, ma addirittura il mio voler risolvere il malinteso iniziale addirittura togliendo le pagine internet “non illegali, ma di cattivo gusto” era un segno di sicura buona volontà (come scrissero nel verbale della perquisizione).
I Magistrati sono persone senza istruzione specifica nel loro lavoro, che operano solo perché “laureati” e perché “hanno vinto un concorso”. Affidereste un’armata a un tenente che non ha fatto la Scuola di Guerra, ma solo l’Accademia e gli studi specialistici (che, appunto, forniscono una “laurea”), e non ha lavorato mai nello Stato Maggiore? Affidereste la costruzione di un grattacielo a un architetto neo-laureato, privo di competenze specifiche e di gavetta? No.
E allora perché affidare il destino dei cittadini, l’ascia crudele della legge, in mano a questa gente?
Intervista a Steinberger sul Riscaldamento Globale
Posted by Il Duca on 24 Oct 2007 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Popolo Bue, Riflessioni
L’articolo di oggi è dedicato alla disinformazione sul riscaldamento globale, a cui sarà dedicata una tavola rotonda nel corso del Festival delle Scienze. Vi lascio direttamente all’articolo di Carlo Faricciotti.
Le emissioni di anidride carbonica stanno uccidendo il clima mondiale? Ovvero, per dirla con il titolo di una tavola rotonda in calendario il prossimo 1 novembre a Genova (ore 10.30, Palazzo Ducale), nel quadro del Festival della Scienza, il «Co2 è colpevole o innocente»? A dibattere, un gruppo di scienziati di varie discipline (oceanografia, chimica, glaciologia), tra cui il premio Nobel per la fisica nel 1988 Jack Steinberger.
Steinberger nato in Germania nel 1921, ma emigrato negli Stati Uniti nel 1934, dopo aver studiato, tra gli altri, con Enrico Fermi ed Edward Teller, dal 1968 al 1983 ha lavorato al Cern di Ginevra, dove tuttora continua l’attività di ricerca. Docente alla Scuola Normale di Pisa, dal 1997 è membro dell’Accademia dei Lincei.
Professor Steinberger, lei è colpevolista o innocentista, nei confronti del Co2?
«Sono convinto che il riscaldamento globale del pianeta sia anche frutto della concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Ma tengo a sottolineare che quanto affermo nasce da un ragionamento scientifico, oltre che dai lavori di un gruppo internazionale di esperti del clima riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’IPCC».
Quindi le sue affermazioni nascono dal suo lavoro di fisico atomico?
«Il mio lavoro consiste non nel trovare soluzioni, ma nel capire cosa sta succedendo nell’atmosfera. A Genova cercherò di aiutare le persone a capire come l’atmosfera terrestre, a causa delle massicce immissioni di Co2, abbia subito grandi modificazioni, soprattutto negli ultimi cento anni. E nel mio discorso farò uso di formule e dimostrazioni matematiche perché io sono uno scienziato».
Pensa che siamo ancora in tempo per invertire la rotta?
«Sono molto pessimista sul futuro della nostra società: più consumiamo e più produciamo anidride carbonica, è un circolo vizioso e le nuove potenze industriali, come la Cina, stanno contribuendo in maniera pesante a questo circolo. Le nostre economie capitalistiche si basano sul consumo: più le persone consumano, maggiore è la crescita. Ma, appunto, più le persone consumano, più cresce l’inquinamento atmosferico».
Impostato così sembra più un discorso da economista o da sociologo che da fisico…
«Al contrario, è un approccio scientifico: nel mio discorso dimostrerò la mia tesi esponendola con formule matematiche, non economiche o sociologiche. Perché, ripeto, io sono uno scienziato e mi baso su dati scientifici: il mio lavoro consiste nell’analizzare il passato, studiare il presente e cercare di delineare il futuro».
Una soluzione potrebbe essere spostare la leva del consumo energetico sul nucleare?
«So che in Italia non amate il nucleare e nemmeno io sono un fan di questo tipo di energia. Tuttavia bisogna tener presente che attualmente solo il 5 per cento dell’energia da noi utilizzata è di origine nucleare, la maggior parte deriva dagli idrocarburi come il petrolio. La cosa più importante, a mio parere, non è il tipo di energia utilizzata, ma ricordarsi che usare energia, di qualunque tipo, produce inquinamento, e questo ce lo dice la fisica. E perché usiamo l’energia? Perché consumiamo. Da qualunque parte la vediamo, il nodo è sempre quello: più consumiamo, più inquiniamo».
Il sottotitolo della tavola rotonda cui lei parteciperà a Genova suona «Dal caos climatico al caos dell’informazione». I media informano correttamente l’opinione pubblica su questi temi?
«Ammetto che in generale lo science reporting, l’informazione scientifica, è un’impresa difficile, anche perché ormai gli scienziati sono sempre più specializzati. Per esempio, leggo articoli che hanno molte difficoltà a esporre il nostro lavoro al Cern, che riguarda la fisica sub-atomica. Dico leggo perché io non guardo la televisione, leggo i quotidiani e mi accorgo di quanto i giornalisti siano in imbarazzo nel riportare correttamente lo scenario scientifico. Da una parte è complicato cercare di convincere i non addetti ai lavori dell’importanza e della rilevanza delle nostre ricerche; dall’altra è importante spiegare quanto facciamo. Il risultato, purtroppo, spesso è che l’opinione pubblica è confusa».
Quando si parla di riscaldamento globale i mass media amano usare toni apocalittici: desertificazione, scioglimento dei ghiacci e così via. Concorda con quest’approccio?
«Chiaramente sono molto preoccupato per l’impatto che il global warming, il riscaldamento globale, sta avendo sul pianeta, e di conseguenza sul nostro futuro, ma non amo il modo in cui questa situazione viene presentata di solito all’opinione pubblica. Ho visto il documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”, e non mi sono trovato molto d’accordo con esso: non è facile, da un punto di vista scientifico, dimostrare le conseguenze reali del riscaldamento globale, parlare di innalzamento dei mari o desertificazione».
Quindi cosa ne pensa del fatto che Gore abbia ricevuto quest’anno il Nobel per la pace proprio per il suo impegno contro il global warming?
«Credo che Gore stia facendo un buon lavoro d’informazione con dei mezzi che non sono i miei. Lui non è uno scienziato. Il suo film può avere effetti positivi, incrementare la consapevolezza, ma non va considerato un lavoro scientifico».
Tracciando la sua autobiografia in occasione della consegna del Nobel lei scrisse: «Suono il flauto, purtroppo non molto bene». Lo suona ancora?
«Sì. In realtà da giovane volevo suonare il pianoforte, ma visti i risultati disastrosi qualcuno mi consigliò di passare al flauto. Suonare questo strumento mi dà grande piacere, soprattutto quando facciamo musica da camera, con amici, colleghi o famigliari. Trovo la musica da camera più interessante ancora dell’opera o della musica sinfonica: suonare assieme un brano di Mozart è un piacere sociale oltre che una bellissima esperienza. In un certo senso la musica da camera è una metafora della ricerca scientifica: si lavora in gruppo, non esistono i solisti. Si pensa che il Nobel premi i geni, ma almeno per quanto riguarda le discipline scientifiche non è così: Einstein forse era un genio, ma ormai un premio è il coronamento di un lavoro d’équipe. Il Nobel va a uno o due o tre persone (nel 1988 Steinberger fu premiato insieme a Leon M. Lederman e Melvin Schwartz, ndr), ma andrebbe a tutto il gruppo di lavoro, che può essere anche di settanta persone».
Quando un ambientalista parla liberamente di scientificità o dimostrate prove scientifiche di questo o di quello NON prendetelo mai per oro colato: probabilmente sta spacciando disinformazione. La Scienza è la Scienza: i pareri privi di dimostrazioni sono solo pareri, per quanto ragionevoli o condivisibili, e NON sono Scienza.
Gli Ambientalisti amano riempirsi la bocca di menzogne sulle supposte dimostrazioni scientifiche delle correlazioni tra gas emessi, riscaldamento globale, innalzamento mari ecc… ma queste “dimostrazioni” non esistono. Gli stessi dati sono incompleti e privi di rilevanza dati i pochi decenni di raccolta disponibili e il volerli usare per tracciare la storia della temperatura mondiale in milioni di anni.
Sono tutte stronzate o se preferite menzogne, per quanto magari verosimili o vere, perché le suddette dimostrazioni non esistono. Esiste invece il business dell’ambientalismo e dei finanziamenti alla ricerca correlata al supporto delle teorie ultra-ambientaliste, ma non camuffiamo un miserabile commercio con la Verità Scientifica!
I dati dell’Ottocento (dal 1860), ad esempio, sono di limitato aiuto e in ogni caso disporre solo dei dati “del periodo Industriale” non aiuta affatto a capire come si sarebbe comportato il clima senza l’emissione di CO2 industriale: servirebbero i dati di qualche decennio anche senza emissioni, incluse quelle animali che rappresentano una fetta enorme dell’inquinamento: nel caso dell’Australia la più rilevante! Il govero australiano per abbattere le emissioni a livello tollerabile disse realmente che l’unica scelta era sterminare le mandrie.
I dati non ci sono, quindi non si può avere idea della differenza! Eppure gli Amibentalisti non si fanno scrupoli a spacciarti tutto per verità rivelate.
Sappiamo però che in età pre-industriale il riscaldamento globale e le glaciazioni si sono susseguite senza alcun intervento umano, perché ce lo dicono le fonti latine e rinascimentali: al tempo degli Antichi Greci il caldo nell’area greco-italiana era così forte che leoni e scimmie vivevano perfino nel Lazio! E gli inverni al tempo tardo repubblicano e imperiale, alcuni secoli dopo, erano così rigidi che nevicava regolarmente a Roma e i corsi d’acqua ghiacciavano: chi ha mai visto sbalzi di temperature così tremendi?
Durante il Cinquecento-Seicento la glaciazione che colpì l’Europa, dimostrata dalle fonti artistiche che raffigurano un crescente uso di pellicce pesanti e dagli strati datati dei ghiacciai, fu qualcosa di inimmaginabile per la nostra epoca: un vera e propria era glaciale in miniatura.
La glaciazione terminò nel Settecento con un brusco ritorno alla, se si può dire, “normalità”… peccato che l’Ottocento, coi suoi primi dati sulle temperature, fu anche l’epoca del massiccio inquinamento industriale europeo.
Glaciazioni e riscaldamenti dei secoli precedenti furono colpa delle fabbriche non ancora costruite?
C’è da dubitarne.
Anche io credo che l’inquinamento contribuisca al problema (come contribuisco io ogni volta che scoreggio), ma non sono così follemente umanocentrico da ritenere l’uomo capace con la sua opera di determinare il destino del pianeta sconfiggendo animali, vulcani, giacimenti di gas naturali e variazione di intensità delle emissioni solari!
Vi faccio un esempio italiano di ambientalismo in mala fede: il passo di San Pellegrino.
Quella zona, in cui c’era solo un albergo e nient’altro, venne scelta dall’esercito per le esercitazioni con l’artiglieria (esercitazioni di un mese l’anno). In quell’area non c’era altro: niente impianti di risalita, niente di niente a parte gli animali del parco e l’albergo.
Gli ambientalisti fecero fuoco e fiamme perché, a detta loro, gli animali sarebbero stati sconvolti e sarebbero fuggiti, la flora e la fauna distrutta ecc… tutte cose che in altre aree di tiro stagionali NON è avvenuto. All’epoca mio padre si occupava di quella zona di tiro.
L’esercito alla fine batté in ritirata e rinunciò, perché non volevano far arrabbiare gli ambientalisti. Poco dopo, senza dire una parola contro, gli stessi ambientalisti di quell’area permisero l’edificazioni di nuovi alberghi, impianti di risalita e tutto l’ambaradan da tipica area turistica da “spremere”. Gli animali scapparono dall’area in breve tempo.
Saranno stati davvero interessati all’ambiente oppure ai finanziamenti e al denaro sottobanco sborsato dai nuovi venuti del settore turistico? Arrivateci da soli.
Potrei elencarvi anche il caso della benzina verde e della marmitte catalitiche che a basse temperature (comune uso urbano) inquinano peggio della vecchia benzina rossa, ma ce ne sono molti altri ancora dove il Business era la vera molla dell’Ambientalismo Ipocrita, ma ormai avete capito l’antifona, no?
Se gli Ambientalisti sono disposti a mentire su cosa sia Scientificamente dimostrato e cosa non lo sia, domandatevi su quante altre cose stanno mentendo. E non solo loro.
Primarie farsa: il Monarca e i Finanziamenti
Posted by Il Duca on 16 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Demagogia, Politica, Popolo Bue, Riflessioni, Sinistra
Primarie del Partito Democratico. Primarie farsa, ovviamente, per più motivi:
- rosa dei candidati degna di un’elezione bulgara;
- nessun controllo dei votanti (denuncia fatta dagli stessi politici di sinistra, incluso uno scandalizzato Rutelli!).
I candidati erano semplicemente ridicoli: Walter Veltroni, il Delfino che deve essere eletto, e attorno a lui dei candidati senza speranza (Adinolfi? Bindi? Zio Paperino e gatto Silvestro, no?), buttati lì solo per far numero e far credere che ci fosse davvero una competizione. E il Popolo Bue, il migliore amico del Demagogo, un po’ come l’Idiota che fa sempre da spalla ai piani del capo-bulletto, ci casca alla grande e si sente pure felice di legittimare un’indegna elezione bulgara.
Ti piace vincere facile, eh, Veltroni?
Dov’erano i VERI candidati? Dov’erano Fassino, D’Alema e Rutelli? Io Rutelli o D’Alema li avrei anche votati, sono politici che stimo (nel limite di quanto si possa stimare un politico), ma non Veltroni, quel disastro ambulante spacciato come Sindaco della Rinascita di Roma che poi son tutte stronzate sparate per abbindolare il popolo perché Roma sotto la crosta pubblicitaria sta con le pezze al culo peggio di prima. Sindaco delle fosse stradali mai aggiustate lo chiamerei piuttosto, o Sindaco delle immense spese in feste pubbliche se preferite.
Veltroni, il Sindaco degli Sprechi …sprechi che però fanno pubblicità a Roma! Pane e Spettacoli, come gli imperatori romani, e se poi tutto va allo sfacelo e i motociclisti crepano a centinaia per le strade piene di buche chissenefrega, basta che il popolo si diverta al suono delle Notti Bianche!
Primarie? Primarie FARSA!
Nelle vere Primarie, come le fanno in USA, i candidati si scannano davvero per farsi eleggere, non si tirano tutti indietro perlasciare l’unico candidato decente in modo che la gente sia costretto a votarlo. Veltroni è l’uomo scelto dall’alto, come un monarca che sale al Trono perché è il parente più vicino del precedente Re defunto, scelto dall’alto (da Dio?) e non dal Popolo. Il Popolo al più lo può confermare il suo Monarca, giurandogli fedeltà e fiducia.
Ecco cosa è stata l’elezione di Veltroni: l’ascesa di un Monarca, per Volontà Divina, confermato dal Popolo chiamato a giurargli Fedeltà.

No, signorina, lei al più è un’idiota se lo pensa: è differente!
E pure per questo candidato Farsa, che sapeva di vincere da settimane, si sono pure fatti ampi brogli! Tutti, tranne gli idioti, sanno benissimo che se per votare basta andare in un qualsiasi gazebo (senza dover andare per forza in uno specifico, come invece succede con le elezioni “vere” dove ti timbrano la tessera elettorale e puoi votare solo in una specifica locazione) sarà ben difficile che ci possano essere controlli.
Minorenni e Immigrati, essendo privi di tessera elettorale, avevano voto libero: entri, voti e tanti saluti. Se poi aggiungete che anche l’unico controllo possibile, quello del documento elettorale, era saltato… allora anche gli adulti possono votare quante volte vogliono!
Anche senza rischiare la fortuna nella stessa sede (che magari qualcuno che crede nella democrazia potrebbe accorgersi della truffa), è sufficiente fare un rapido giro della città per trovare almeno quattro o cinque punti in cui votare liberamente una volta per ognuno!
E c’era anche di peggio, come il fenomeno dei Caporali che letteralmente portano la gente a votare come se fossero mandrie di mucche da vendere! Fenomeni denunciati dagli stessi politici di sinistra, quelli meno fortunati che non dovevano poter ricevere voti, si intende:
Il candidato agrigentino Arnone, vicino alla Margherita, in corsa contro il viceministro delle Infrastrutture Angelo Capodicasa, racconta al Giornale: «Ho chiamato i carabinieri perché vedevo arrivare al seggio battaglioni di extracomunitari, erano accompagnati dai caporali, sempre le stesse persone. Ne conoscevo uno. Lo fermo e gli dico: Mohamed, ma come mai siete tutti qui a votare? E lui: “Siamo qui perché votiamo per la lista che vuole l’immigrazione contro la lista che ci vuole mandare a casa”. Tutti avevano in tasca il facsimile di Capodicasa»
Ma allora quale era il vero scopo di queste elezioni?
Oltre a dare l’Illusione della Democrazia ai soliti milioni di idioti, il Popolo Bue, che con la propria stupidità è la vera minaccia al meccanismo della Democrazia Consapevole, qual era il vero scopo?
Provate a pensarci: contribuire con un euro alle spese di votazione. Un euro, sembra poco, ma quanto di quell’euro andrà realmente a coprire spese di votazione e il resto? In tasca al Partito.
Non ci credi? Leggi qua:
«Abbiamo detto che hanno votato 3 milioni e 400mila elettori giusto? - calcolava il coordinatore per la Margherita Mario Barbi, a piazza Santi Apostoli, con alcuni giornalisti - dunque abbiamo guadagnato almeno 3 milioni e 400mila euro. Ne abbiamo spesi 2 milioni. Siamo ampiamente sopra» [Sopra di 1 milione e 400mila euro, NdA]
Finanziamento del Partito Democratico, qualunque imbecille lo sa e lo sapeva.
Tranne forse tu, mio lettore dallo sguardo vacuo, che hai votato Veltroni e pensi ancora di aver davvero partecipato al processo democratico. Grazie, caro amico bue, che uccidi la Democrazia pensando di aiutarla.
Per saperne di più:
Veltroni, ti piace vincere facile?
Primarie: Rutelli scopre le truffe
Il fenomeno del caporalato

