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Addio Mortadella: un amore lungo 18 mesi

Posted by Il Duca on 25 Jan 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Insaccati, Pensieri Sconnessi, Sinistra

Perché te ne vai, oh mio Romano?
Perché mi lasci così, solo e triste, col cazzo in mano?
Avevo appena iniziato a divertirmi insultando la tua armata di mentecatti e cialtroni, ladri e violenti (Caruso, rifondazione comunista: condannato a 13 anni di carcere per le violenze perpetrate), idioti e corrotti (ciao, Pecoraro!) con il suo carrozzone di raccomandati, di posizioni politiche occupate nelle ASL, nella RAI, coi magistrati che vengono esiliati appena osano toccare uno dei vostri uomini (D’Alema, Mastella e Prodi stesso). Vi siete distrutti la carriera da soli, De Magistris & Soci, quando avete sfidato il Potere della Sinistra: loro non sono al di sopra della Legge, loro SONO la Legge.
E ora, Prodi, cosa farò senza di te? Chi sfotterò, se i tuoi ladroni lasciano la poltrona?

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Non mi guardare con quel tuo sguardo che sa di pistacchio e di affettato fresco:
ti avevo detto di non chiederla la Fiducia, stupidone!

Il più Bel Governo in 60 anni di Repubblica
 
La Genesi - «Governo, ci toccherà un Prodino», titolava il Giornale il 12 aprile 2006. Un’istantanea scattata il giorno dopo le elezioni con il futuro premier a stappare champagne con lo stato maggiore dell’Unione in Piazza Santi Apostoli (il loft era di là da venire; ndr). Ancora una volta il fattore C aveva aiutato il Professore consegnandoli grazie a 24.755 voti alla Camera e ai senatori eletti all’estero una maggioranza più virtuale che reale.

Una frase quasi profetica del politico reggiano ne sintetizza l’ostinazione e la pervicacia nel conciliare gli opposti. «Sono un Ercolinosempreinpiedi, solo che lui dondola io no», disse al termine dell’epica cicloscalata a Santiago di Compostela.

Ma questa volta il Pordoi mastelliano è stato fatale. Il secondo governo Prodi è vissuto meno del primo: soli 618 giorni contro gli 887 della prima esperienza. Eppure questa nuova avventura era iniziata imbarcando pure Rifondazione, causa del crollo del 9 ottobre 1998. Il Professore, così, non solo è durato meno della prima volta, ma non potrà migliorare il record di longevità del Berlusconi II (1.412 giorni). Venti mesi di tentennamenti, tira e molla, sfinimenti, polemiche, nomine, manifestazioni, litigi. Eppure «Domani è un altro giorno» recitava lo slogan elettorale diessino. Se l’Italia è lo specchio di questi venti mesi, allora buonanotte!

La mozzarella - «È una squadra, la nostra, omogenea e coesa, dureremo cinque anni». A Prodi l’ottimismo non ha mai fatto difetto. «La lista dei ministri? Ce l’ho in tasca», disse nel maggio 2006 tenuto a bagnomaria dall’ingorgo istituzionale. Le cose andarono diversamente: stracci che volavano tra Ds e Margherita per il numero dei ministeri, Di Pietro da subito contro Mastella che rivendicava per sé un ministero di peso. Il compromesso fu trovato con la creazione di un esecutivo monstre: 102 poltrone tra ministri e sottosegretari. «Sa come si fa la mozzarella? Si gira con pazienza e si forma una matassa. Diciamo che sto facendo una mozzarella», disse il premier vantando le proprie doti di mediatore.

Di lotta e di governo - Con «Prodi 2 - Il ritorno» tutta l’Italia ha riscoperto il gusto di scendere in piazza per protestare. Non succedeva dagli anni Settanta. Lo hanno fatto i tassisti contro il decreto Bersani, i commercianti contro la Finanziaria 2007, gli operai per il rinnovo del contratto e gli autotrasportatori e chi più ne ha più ne metta. Singolare è che l’abbiano fatto anche autorevoli esponenti dell’esecutivo. Antonio Di Pietro con tanto di megafono fuori da Montecitorio per protestare contro l’indulto. Paolo Cento, Patrizia Sentinelli, Rosa Rinaldi in corteo contro il precariato nel novembre 2006. Diliberto alla guida della manifestazione anti-Israele e anti Usa. Ancora Cento alla manifestazione vicentina anti-Dal Molin. Per concludere con i tre leader della sinistra radicale lasciati soli in Piazza del Popolo per dire no a Bush. «Folklore», ha sempre minimizzato il premier.

La stangata - Con il ritorno di Vincenzo Visco al ministero dell’Economia era facilmente immaginabile che ci sarebbe stata una netta inversione di tendenza rispetto alla politica berlusconiana. Sessantasette (67!) nuove tasse nella Finanziaria 2007, un giochetto da 35 miliardi. «È un governo che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva», ha detto Prodi parlando martedì alla Camera. In realtà, gli stessi economisti sono scettici sul recupero dell’evasione e la Corte dei conti ha bocciato due Dpef su due e altre norme. Il dato certo è che il deficit (portato al 4,4% con l’aggiunta dei rimborsi Iva) è calato automaticamente, il resto è stato speso in mille rivoli. Ma vale la pena ricordare altre decisioni impopolari come il Tfr all’Inps, l’abbassamento dell’età pensionabile, l’aumento dei contributi sui precari. L’idillio con Confindustria si è infranto tanto velocemente come quello con gli italiani. I sondaggi sono in picchiata da settembre 2006. Si è perso il conto delle contestazioni a Prodi: nelle aule universitarie, nelle assemblee pubbliche, nelle inaugurazioni hanno sempre risuonato i fischi. Con il Vaticano (che aveva appoggiato la Sinistra alle elezioni 2006 e anche prima, come tutti ricordano -tranne forse gli anticlericali più ciechi-, con tanto di ordini a preti e monasteri di votare l’Ulivo per appoggiare la sinistra cattolica) il feeling non c’è mai stato: i rigurgiti laicisti e l’accanimento sulle unioni di fatto hanno interrotto il dialogo.

Linea rovente - Al di là dei problematici rapporti con la magistratura e delle polemiche sull’utilizzo delle intercettazioni che hanno riguardato personaggi di primo piano come D’Alema e Fassino, il nocciolo della questione è un altro. Il secondo governo Prodi ha «interferito» in tutte le principali vicende economico-politiche di questi due anni: in primis proponendo una soluzione «casereccia» per il caso-Telecom (dimissioni di Rovati; ndr), poi cacciando il capo della Finanza Roberto Speciale e infine dettando l’agenda su tutte le operazioni di integrazione dalla benedizione di Intesa Sanpaolo e Uni-Capitalia alla consegna di Alitalia ad Air France fino alla bocciatura dipietrista di Auto-Abertis. «Un’ingerenza desolante», ebbe a commentare Luca di Montezemolo: lo stesso imbecille che nel 2006 aggredì Berlusconi e diede sostegno alla sinistra, sperando che essa, che ha sempre appoggiato fermamente i grandi industriali e le banche, potessero dargli vantaggi a scapito della libera concorrenza e tenendo a freno i sindacati..

Ponte no, rifiuti sì - Comunisti e ambientalisti hanno condizionato la coalizione con i veti. Sulla politica estera, provocando la crisi lampo di febbraio 2007 e subito rientrata con la minaccia prodiana «Dopo di me ci sono le elezioni». E sulle infrastrutture: no al Ponte sullo Stretto, no alla Tav, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Risultato?Il Paese è indietro e Napoli è sommersa dalla munnezza. «Non sono un uomo per tutte le stagioni», è uno dei ritornelli di Prodi. Ma in Italia il passato non passa mai…

Articolo originale di Gian Maria De Francesco, modificato dal Duca.


Senza di te, ora, cosa farò? Chi sfotterò? Sfotterò quel pirla di Berlusconi, insulterò quel grande imbecille traditore di Casini? Si, certo, ma NON SARA’ divertente come il tuo Finto Governo. C’è perfino il rischio che tra tante idiozie riescano a governare un po’…
Tu mi davi tanta soddisfazione: mortadella cattiva, non andare via proprio ora che mi sto divertendo!
 

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Un ultimo saluto prima di dirigersi al cimitero degli elefanti

Eri una merdaccia alla guida di una banda di cialtroni.

Mi mancherai tanto. Sigh.

La Guzzanti critica i giornalisti …e un po’ di sarcasmo contro la Borromeo

Posted by Il Duca on 14 Jan 2008 | Tagged as: Filmati, Giornalismo, Pensieri Sconnessi, Politica, Sinistra

ATTENZIONE!
Questo post contiene sarcasmo e offese gratuite (ma se volete posso farvele pagare e fornire anche fattura) contro la feccia di Sinistra in generale e qualche punzecchiatura a quel grazioso pappagallino biondo di nome Beatrice Borromeo. Se ritenete che il suddetto materiale possa offendervi andatevene affanculo. O a Cuba, che è uguale.

Sante parole nonostante il programma merdosamente fazioso di quella capra impazzita di Santoro e di quella sua protetta tanto carina (chissà perché proprio una così carina? TFR3C.png ) che fa vomitare i cadaveri dei suoi illustri antenati e che gli fa da “assistente”: la Borromeo. Assistente è un modo più gentile per indicare il suo vero ruolo, la valletta, che per chi non se lo ricorda sono quelle signorine graziose che succhiano mazze ai potenti e fanno da soprammobili in tv.

Beatrice Borromeo è una bella ragazza di 22 anni, con solo il diploma di liceo classico, che fa la modella: insomma, una cima di auctoritas intellettuale e di sapienza che fa paura a Cicerone e a Lutero.
La bella biondina, in quanto assistente del Padrone, oltre al ruolo di grazioso soprammobile ha anche quello di uccelletto che canta la canzoncina che il Padrone le ha insegnato. Tutto questo con la scusa che dalle sue giovani labbra può uscire un punto di vista giovane, ma in realtà ho ben altri sospetti riguardo a cosa servano quelle giovani labbra al suo Padrone.

beatrice_borromeo_annozero.jpg
Sei proprio un uccelletto tanto carino:
cantaci una delle canzoncine che ti hanno insegnato

 
Tornando all’argomento iniziale…
Brava Guzzanti! Sei la dimostrazione che perfino la gente di sinistra per quanto possa essere acciecata dall’odio, ottusa di fronte alla scienza (a cui si approccia con la stessa superstizione con cui in altre epoche ci si affidava alla religione) e abbarbicata nel proprio mondo di caste e gerarchie politiche ALLA FINE, dopo immensi sforzi, può riuscire a capire qualcosa.
Vedere che perfino la gente di sinistra, per definizione gente ottusa e ubriaca di slogan e di odio, sta iniziando a essere stanca del mondo che ha creato mi fa pensare che in fondo ci sia una qualche speranza per il futuro.

Forse.
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Buon 2008!

Posted by Il Duca on 01 Jan 2008 | Tagged as: Ducato del Porno, Pensieri Sconnessi, Politica, Razzismo, Religione

La Mecca com’è…
 
…E COME LA VORREI!

Consacro l’anno 2008
ad anno dell’impegno del Ducato del Porno
nell’annientamento della Feccia Islamica!
Calpesteremo quelle merde
e le raschieremo via dalla suola
dei nostri fottuti stivali ariani!

ES SPRICHT DER HERZOG!
SIEG HEIL!
SIEG HEIL!

Combatti l’Islam! Entra nel Ducato del Porno!

Bava Beccaris Santo Subito!

Posted by Il Duca on 06 Nov 2007 | Tagged as: Militare, Monarchia, Pensieri Sconnessi, Politica

Fiorenzo Bava Beccaris (Fossano, marzo 1831 – Roma, 8 aprile 1924) è stato un generale italiano, noto soprattutto per la feroce repressione dei moti milanesi da lui guidata nel 1898.

Dopo aver partecipato alla guerra di Crimea e alle guerre d’indipendenza del 1859 e del 1866, (ottenendo il 6 dicembre 1866 il Cavalierato dell’Ordine Militare d’Italia ) divenne direttore generale d’artiglieria e genio al Ministero della Guerra, e tenne il comando del VII e del III Corpo d’armata.

Nel maggio 1898, in occasione dei gravi tumulti milanesi - passati alla storia come la “Protesta dello stomaco” - il governo guidato da Antonio di Rudinì proclamò lo stato d’assedio e il generale, in qualità di regio commissario straordinario, ordinò di sparare cannonate sulla folla provocando una strage. In segno di riconoscimento per quella che dalla monarchia fu giudicata una brillante azione, Bava-Beccaris ricevette il 5 giugno 1898 dal re Umberto I la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, e il 16 giugno 1898 ottenne un seggio al Senato. Fu collocato a riposo nel 1902. Negli ultimi anni di vita, ormai stanco ed ammalato, aderì al movimento interventista (che professava la partecipazione dell’Italia nella prima guerra mondiale) e sostenne nel 1922 la necessità di affidare importanti incarichi governativi a Benito Mussolini.

Il 29 luglio del 1900, a Monza, Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci, che dichiarò esplicitamente di aver voluto vendicare i morti del maggio 1898 e l’offesa della decorazione a Bava-Beccaris.

 

“Il feroce monarchico Bava”
Canto popolare divenuto celebre tra i socialisti di primo Novecento

Alle grida strazianti e dolenti
di una folla che pan domandava,
il feroce monarchico Bava
gli affamati col piombo sfamò.

Furon mille i caduti innocenti
sotto il fuoco degli armati caini
e al furor dei soldati assassini
“Morte ai vili”, la plebe gridò.

Deh, non rider, sabauda marmaglia:
se il fucile ha domato i ribelli,
se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
sul tuo capo quel sangue cadrà.

La panciuta caterva dei ladri,
dopo avervi ogni bene usurpato,
la lor sete ha di sangue saziato
in quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
quando oscura discende la sera,
per i figli gettati in galera,
per gli uccisi dal piombo fatal.

 

E’ il mio Idolo, un Grande Uomo!
BAVA BECCARIS SANTO SUBITO!

Tassare Internet e limitare la libertà.

Posted by Il Duca on 20 Oct 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Internet, Libertà, Pensieri Sconnessi, Politica, Sinistra

Nuova spassosa vicenda del Governo Prodi: tassiamo internet e burocratizziamo la gestione dei siti!
Vi fornisco l’articolo tratto da “il Giornale” e i link ad altri due articoli, del Corriere e di Punto Informatico.


«Niente censure», giura Ricardo Franco Levi tra le proteste generali, nessun controllo di Stato su internet. «Il governo - spiega il sottosegretario alla presidenza - non ha alcuna intenzione di tappare la bocca alla rete, non ne avrebbe neppure il potere. Ha soltanto varato un disegno di legge per mettere ordine al settore. Una cosa è un ragazzo che apre un sito, un’altra chi pubblica un vero prodotto editoriale». Bavagli forse, no, ma intanto bolli, carte, registri, comunicazioni al Garante delle comunicazioni: In una parola: tasse.
Ovviamente è Beppe Grillo a guidare il fronte degli scontenti. «Palazzo Chigi ha approvato un testo per tappare la bocca a internet e nessun ministro in Cdm si è dissociato. La prova? La legge Prodi-Levi prevede che chiunque abbia un sito debba metterlo sul Roc dell’autorità delle comunicazioni, produrre certificati e pagare soldi anche se non lo fa a fini di lucro. Il 99 per cento del blog chiuderebbe. Il restante 1% risponderebbe, in caso di reato, di omesso controllo e incapperebbe negli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica, galera sicura. Se questa legge passa, sarà la fine della Rete in Italia. Io sarò costretto a trasferirmi in un Paese democratico».
Levi prova a smorzare: «Noi vogliamo creare le condizioni per un mercato libero, aperto e organizzato. Censure? Controlli dall’alto? Macché. Infatti il testo prevede l’abolizione della registrazione presso i tribunali, fino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione, e sostituirla con una più semplice notifica presso il registro degli operatori della comunicazione tenuto dall’Agicom». Insomma, sostiene il sottosegretario, «lo spirito della legge è chiaro: quando prevediamo la registrazione non pensiamo al ragazzo che realizza un proprio sito, ma chi attraverso internet fa informazione». Certo, ammette, «siamo consapevoli che il confine è sottile e non facile da definire, ed è per questo che ci affidiamo al garante». Ma il blog di Grillo, che fine farà? «Ecco, non spetterà al governo deciderlo».

Rassicurazioni non riescono a fermare le polemiche, che arrivano soprattutto da sinistra. Antonio Di Pietro minaccia la crisi di governo. «Sto ricevendo centinaia di mail allarmate. Hanno ragione, è un disegno di legge liberticida che deve essere immediatamente bloccato. Per quel che ci riguarda non passerà mai, anche a costo di uscire dalla maggioranza». Pietro Folena, Prc, presidente della commissione Cultura della Camera, chiede che la proposta venga chiarita meglio: «Chi apre un blog non può essere considerato un editore». Roberto Villetti, capogruppo Rosa nel pugno è «contrario a tutto ciò che porta alla restrizione della libertà nella rete». Alfonso Pecoraro Scanio annuncia che i Verdi «presenteranno degli emendamenti contro l’obbligo di registrazione». Willer Bordon grida «no al bavaglio dei siti». Gianni Montesano, Pdci, dice che «non si può fermare l’acqua del mare». Il disobbediente Francesco Caruso spiega «che l’Italia non è la Birmania». E protesta persino il ds Beppe Giulietti: «Quando c’è di mezzo la libertà, e sempre meglio nessuna norma che una cattiva norma».


Approfondimenti:
Il Corriere
Punto Informatico
Discussione sul Ducato del Porno