Politica e Giustizia: lo strano caso italiano

Posted by Il Duca on 30 Jun 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Corruzione, Magistratura, Politica, Sinistra

Editoriale di oggi del Corriere della Sera (che non è un fazioso giornale di destra in mano al Grande Satana Berlusconi, nella visione manichea di certi bigotti di sinistra).
Autore: Ernesto Galli Della Loggia (che non è un fascista schiavo di Berlusconi neppure lui: è un politologo simpatizzante di sinistra e un intellettuale socialista)
 


Chi legge un po’ di giornali e ha qualche conoscenza della scena pubblica del Paese sa benissimo che anche l’attuale opposizione di sinistra così come l’opinione pubblica che in essa si riconosce sono in stragrande maggioranza d’accordo su almeno tre punti decisivi della patologia che affligge la giustizia italiana. Questi: 1) l’obbligatorietà dell’azione penale da parte del pubblico ministero, astrattamente prescritta dalla Costituzione, ha dato luogo nella pratica, a causa della sua assoluta impraticabilità tecnica, al più totale arbitrio d’iniziativa del pm stesso. Da guardiano autonomo e imparziale della legge il pubblico ministero si è trasformato per forza di cose in padrone discrezionale e incontrollabile della stessa; 2) il procedimento giudiziario italiano manca in misura rilevantissima del necessario criterio di terzietà. Nonostante qualche piccola modifica apportata, magistratura inquirente e giudicante sono virtualmente una cosa sola: ogni imputato italiano si trova così a essere sempre giudicato da un magistrato che è un amico e/o collega di colui che lo ha messo sotto accusa; 3) il protagonismo mediatico- politico dell’apparato giudiziario in genere e in modo tutto speciale dei pubblici ministeri è ormai diventato un male gravissimo, oggettivamente esaltato e protetto da un Consiglio superiore della magistratura al quale una malfatta legge istitutiva, e ancora di più un infame sistema elettorale, consentono di esercitare abusivamente i poteri di una virtuale terza Camera del sistema costituzionale. Come dicevo all’inizio, anche una buona parte della sinistra e del suo elettorato è convinta nel proprio intimo che le cose stiano così.

Si tratta, infatti, di fenomeni troppo clamorosamente evidenti, che tra l’altro non esistono in alcun altro Paese dell’Occidente, e di cui fanno quotidianamente le spese migliaia di cittadini, com’è ovvio senza distinzione di destra e di sinistra. La domanda che a questo punto è (o dovrebbe essere) naturale porsi è la seguente: è ragionevole o no pensare che gli aspetti patologici della giustizia italiana sopra descritti abbiano qualcosa a che fare, c’entrino qualcosa, con le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi? E’ ragionevole o no immaginare, sospettare, che l’immane mole di procedimenti giudiziari collezionati da costui (in una quantità, credo, superiore a chiunque altro nella storia d’Italia, ma aspetto precisazioni da Marco Travaglio) abbiano qualcosa a che fare con l’arbitrio dell’azione penale, con la mancanza di terzietà, con la ricerca di visibilità mediatico-politica da parte dei pm? E’ ragionevole pensare una cosa simile, che esista un nesso di qualche tipo tra questi due universi di fatti, o invece è una pura assurdità, un’insinuazione senza fondamento, un volere dare corpo ai fantasmi? La sinistra riformista (cioè più o meno l’intero Partito democratico), pur essendo convinta che Berlusconi in qualche problema con la giustizia sia effettivamente incorso (e personalmente mi unisco a questa convinzione), pensa però che un nesso ci sia.

Pensa cioè che nelle vicende giudiziarie dell’attuale Presidente del Consiglio si manifestino anche, e in misura spesso decisiva, tutti i parossismi patologici della giustizia italiana. Ma non riesce a dirlo. La sua classe dirigente tace o tutt’al più farfuglia, sospira a mezza bocca, perché non sa che pesci pigliare, ricattata com’è dal suo passato recente, dal suo legame con la corporazione dei magistrati e dalla paura di apparire complice con il nemico. Un’altra parte del Paese, invece, diciamo una metà abbondante degli Italiani, anch’essa pensa che sì, che è ragionevole credere che un nesso ci sia. E poiché non ha le remore storiche della sinistra le basta questo, le basta vedere le patologie presenti nelle vicende giudiziarie di Berlusconi, per considerare queste comunque superiori alle sue eventuali colpe, e continuare a votarlo. Non già perché sia una parte del Paese formata da uomini e donne dediti al malaffare o moralmente ottusi, come invece pensa qualche moralista esagitato. Ma se le cose stanno così, allora vuol dire che proprio i caratteri patologici della giustizia italiana stanno rivelandosi i migliori alleati dell’eterno inquisito Silvio Berlusconi. Che proprio questi caratteri gli hanno consentito e gli consentono tuttora di apparire ragionevolmente una vittima, di nascondere dietro di essi i problemi veri che ha: insomma di volgere a proprio favore le sue disgrazie giudiziarie. Ma se le cose stanno così ciò vuol dire anche, per concludere, e non è conclusione di poco conto, che il principale interesse della Sinistra italiana dovrebbe essere, anzi è, uno solo: togliere ogni alibi al proprio rivale. E cioè mettere fine una buona volta, lei per prima, alla devastante patologia che affligge da decenni il nostro sistema giudiziario. Che poi, in tutta questa faccenda, è anche il vero interesse del Paese.

La Parola a Di Pietro su “Why Not” e una riflessione

Posted by Il Duca on 25 Oct 2007 | Tagged as: Corruzione, Filmati, Magistratura, Politica, Riflessioni, Sinistra

Lascio la parola a Di Pietro, riportando l’articolo sul suo blog e il video informativo.


L’informazione in Italia è funzionale al mantenimento dei poteri costituiti.
Questa affermazione può apparire scontata, in particolare se detta da me e dall’Italia dei Valori che ci battiamo da tempo per un’informazione libera.
I media hanno strumentalizzato la mia richiesta di restituire a De Magistris l’inchiesta Why Not trasformandola in una contrapposizione tra me e il ministro della Giustizia. La contrapposizione è invece tra il Paese e questa classe politica che non vuole farsi giudicare.
Sul trasferimento di De Magistris, tranne rare eccezioni, sono d’accordo tutti, nel centro sinistra e nel centro destra.
Se l’inchiesta di De Magistris avesse riguardato cittadini comuni e non dei politici ci sarebbero stati la richiesta di trasferimento di De Magistris, la continua fuga di notizie e la loro pubblicazione sui giornali, l’avocatura e, infine, il trasferimento degli atti dell’inchiesta alla procura di Roma? La risposta non può che essere negativa.

Why Not coinvolge in prima persona il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia in una vicenda legata all’erogazione di miliardi di euro di fondi europei in Calabria. De Magistris deve andare fino in fondo o il Governo sarà, di fatto, delegittimato.


Non amo Di Pietro, in particolare per la sua fiducia eccessiva nella Magistratura, e anche se non sarà una cima di intelletto o di coraggio o di capacità politica, lo ritengo una persona volenterosa e onesta, che è più di quanto si possa dire di tante persone.

La Magistratura è formata, data l’assenza di una scuola specifica che la addestri (basta una laurea e vincere un concorso per essere magistrato), da un’accozzaglia di incompetenti se non di corrotti, chiusi in una Casta che “giudica e protegge sé stessa. E penso di saperne qualcosa, dato che ho parenti ufficiali nell’esercito e nell’arma dei Carabinieri che hanno lavorato e lavorano al fianco di questi soggetti, rilevando continuamente la totale mancanza di buon senso, se non l’indecente ignoranza delle procedure di polizia e delle leggi stesse.

Io in prima persona sono stato vittima della malafede e della stupidità della magistratura della mia città, che per pigrizia (il magistrato mi aveva rinviato a giudizio SENZA conoscere il caso) mi ha fatto sborsare 500 euro d’avvocato (per ora: ricordate che nelle cause con lo Stato le spese NON vengono rimborsate! Solo tra comuni cittadini che sbaglia paga per entrambi). Ho detto senza conoscere il caso perché è proprio così: un mio parente, ufficiale dell’Arma, è andato ad affrontare a faccia a faccia il suddetto magistrato (che ha tentato pure una fuga fingendo di parlare al cellulare spento quando gli è stato annunciato che un ufficiale dei carabinieri voleva parlargli) e da lui stesso ha scoperto che questi nemmeno sapeva di cosa parlasse il mio caso, nato da un errore di valutazione di alcuni anni prima di un altro magistrato poco avvezzo al funzionamento del web. Gli stessi uomini della Digos con cui avevo parlato all’epoca, che non avevano trovato nulla di disdicevole durante la perquisizione, avevano confermato che non solo non sussisteva a parer loro alcun reato da parte mia, ma addirittura il mio voler risolvere il malinteso iniziale addirittura togliendo le pagine internet “non illegali, ma di cattivo gusto” era un segno di sicura buona volontà (come scrissero nel verbale della perquisizione).

I Magistrati sono persone senza istruzione specifica nel loro lavoro, che operano solo perché “laureati” e perché “hanno vinto un concorso”. Affidereste un’armata a un tenente che non ha fatto la Scuola di Guerra, ma solo l’Accademia e gli studi specialistici (che, appunto, forniscono una “laurea”), e non ha lavorato mai nello Stato Maggiore? Affidereste la costruzione di un grattacielo a un architetto neo-laureato, privo di competenze specifiche e di gavetta? No.

E allora perché affidare il destino dei cittadini, l’ascia crudele della legge, in mano a questa gente?