Archivio per la Categoria 'Immigrazione'
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Dannazione, un altro nazista con Che Guevara!
Posted by Il Duca on 30 May 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Demagogia, Immigrazione, Intolleranza, Razzismo, Riflessioni, Sinistra
I giornalisti si erano subito sfregati le mani: aggressioni contro gli immigrati regolari, ecco che arriva la xenofobia cavalcata dal Governo di Centrodestra, ecco l’Onda Nera!
Eppure, di nuovo, si scopre che i Naziskin invocati dai giornalisti di sinistra sono ancora una volta persone che non hanno legami con l’estremismo politico di destra. Addirittura sono amanti della figura di Che Guevara.
E ai giornalisti, fatta di nuovo la figura dei coglioni, ora non resterebbe che fare un po’ di autocritica. Stesso discorso per i politici, ma non accade: Veltroni dopo aver cavalcato l’onda del “crimine a sfondo xenofobo” ora dice che “in fondo il colore politico non è importante”. Era importante se era di Destra, non lo è se è di Sinistra (o apolitico).
Curioso, nevvero, come si ragioni nell’emisfero schizofrenico del cervello politico italiano?
Concordo che il colore non sia importante, ma è ipocrisia che prima per Veltroni e altri intellettualoidi lo fosse.
E se l’onda ci fosse, ma non fosse affatto un’onda di xenofobia?
L’onda c’è, ma non è l’Onda Nera come la voleva l’Unità quando non molti giorni fa urlava il pericolo della “Dittatura Fascista” dopo la vittoria di Alemanno a Roma. L’onda è apolitica. L’onda è formata da persone di ogni colore politico (o di nessuno). L’onda non si richiama a ideali di purezza bianca, superiorità bianca o altro. L’onda dice solo: rispettate il nostro diritto a vivere liberi.
E lo fa con l’unica arma rimasta, la violenza.
Se la polizia è impotente di fronte a una magistratura corrotta, inadeguata, lenta e svogliata e finisce lei stessa per smettere di credere nel proprio lavoro perché in fondo “quelli là poi non gli fanno fare nemmeno un giorno di galera e se diamo una manganellata a un criminale slavo veniamo processati noi per uso eccessivo di violenza“…
…alla fine la gente capisce l’antifona e fa da sola, non potendosi affidare allo Stato.
L’esasperazione del sentirsi abbandonati dalle istituzioni non ha colore politico.
Ma il crimine di chi ha causato tutto questo, saturando prima la magistratura con i propri uomini (la silenziosa divisione tra Democrazia Cristiana -che prese industrie e banche- e Partito Comunista -scuole e magistratura- negli anni ‘70) e poi invocando l’ingresso libero, senza restrizioni e senza integrazione (con politiche del “lasciar fare” degne del peggior Liberista Settecentesco) per gli immigrati ha un colore: il rosso della sinistra.
La reazione dei cittadini, però, non ha un colore.
L’esasperazione non ha un colore.
L’esasperazione non è xenofobia: è mancanza di protezione.
Se lo Stato non ti difende e tu difendi i tuoi diritti sanciti dalla Costituzione con la forza delle tue armi, non sei xenofobo: al più sei un criminale, ma un criminale di sani principi repubblicani!
Articolo originale di Gianni Pennacchi.
«La politica non c’entra un cazzo, non c’entra il razzismo, c’entra il rispetto» ha ripetuto sul portone di San Vitale dopo due ore di deposizione negli uffici della Digos su quelli già passati alla storia dell’antifascismo militante e imperituro come «i fatti del Pigneto». Felpa e tuta un po’ coatta, forte accento romano, capello corto e brizzolato da sano 48enne, Dario Chianelli ha sollevato nuovamente e con orgoglio la manica esibendo il viso del Che tatuato sull’avambraccio, prova provata che non è di destra e nemmeno di centro. E ha confermato che sì, è lui l’uomo con la Lacoste rossa fotografato di spalle mentre par che diriga il raid di sabato scorso contro un paio di locali del Pigneto gestiti da bengalesi. Ma non c’entra un piffero la xenofobia, il nazifascismo, la paura del diverso, la difesa del territorio e dell’identità nazionale, la nostalgia di una Roma de noantri che va scomparendo per tingersi di maghrebino, cingalese, colombiano e senegalese. Levantino no, perché Roma lo è sempre stata levantina, anche quando gli immigrati erano burini scesi da Frascati. Trattasi di «giustizia fai da te», senza neanche la scappatoia di prendersela con «lo Stato che non c’è» o «l’emergenza sicurezza», perché nei quartieri popolari - non solo della città eterna - certe cose si sono sempre regolate così. Il negozio «dell’infame bugiardo indiano» è stato devastato perché non ha mantenuto la promessa di far restituire almeno i documenti di un portafoglio rubato. L’altro, l’alimentari aperto anche di notte e preso d’assalto dai «pischelli» mentre Chianelli cercava di fermarli, «annatevene da lì, a rincojoniti!», sì, quello visitato dal sindaco Alemanno in visita di scuse, l’aveva fatta franca in tribunale un anno fa pur se spacciava e «teneva la droga sotto er sacco dei ceci».
Bum, con un botto clamoroso è caduto miserevolmente il più orgoglioso castello di carte innalzato dai professionisti del progressismo, dai difensori dei diseredati a tanto al chilo, dagli orfani dell’antifascismo, da chi ha bisogno di aver sempre un nemico cattivo per sentirsi vivo e giusto. La cappa di piombo che opprimeva Roma s’è liquefatta ieri mattina con il lungo racconto di Chianelli che Repubblica titolava come un grido liberatorio; «Al Pigneto sono stato io, non chiamatemi razzista. Sono di sinistra, basta schifo nel quartiere». Il giocattolo s’è rotto: invece del bau bau, del feroce picchiatore nazifascista, c’è soltanto un guappo di sani principi, un rodomonte di periferia che s’era impegnato con la ex moglie a farle riavere, se non i 200 euro, almeno i documenti rubati giovedì col portafoglio. Come aveva promesso, Chianelli s’è presentato in questura a mezzogiorno, ha confermato pari pari il suo racconto, da uomo d’onore continuando a sostenere che la «quindicina di ragazzi del quartiere, tutti incazzati e bardati», se l’è ritrovati al fianco con sua gran sorpresa, «io non li conosco, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti, per quanto ne so si fanno il culo dalla mattina alla sera». Vittorio Balzani, l’avvocato che ieri lo accompagnava, conferma: «C’è stato un discorso molto corretto tra questura, legale e assistito», finito sul registro degli indagati.
Le svastiche? Nemmeno una, nessuno le ha viste, se l’è sognate una fantasiosa giornalista. L’Unità che titolava «fermiamo l’odio razziale»? Un monumento alla vigilanza democratica. Il Tg1 che costruiva approfondimenti, dibbattiti e illuminate interviste? Il meglio dei direttori vien fuori agli ultimi fuochi. La Sapienza inondata di tazebao «contro i nuovi fascismi»? È ormai lontano il Sessantotto, figurarsi la Resistenza. L’allarme dei magistrati per «l’odio politico e la xenofobia»? Siderea giustizia… E Veltroni che tuonava, Alemanno che si difendeva, botte all’università come ai bei tempi.
Senza giocattolo, e ancor più senza Moloch da esorcizzare, non è facile vivere. Non stupitevi dunque se Veltroni insiste contro il «clima di intolleranza e xenofobia che non va bene», perché «ciò che ha tatuato sul braccio un responsabile dell’aggressione conta poco». Tanto meno la verità può scalfire le certezze di Paolo Cento, er Piotta, che deduce semplicemente come «l’intolleranza ha fatto breccia anche a sinistra». Dillo ai granitici di Sinistra critica, che «per reagire al clima razzista», stasera proiettano al Pigneto il documentario «Nazirock».
Sano Razzismo: “300 (Messicani)”
Posted by Il Duca on 09 Nov 2007 | Tagged as: Filmati, Immigrazione, Razzismo, Umorismo
L’Italia sotto Assedio voluta dalla Sinistra
Posted by Il Duca on 04 Nov 2007 | Tagged as: Articoli di giornale, Immigrazione, Politica, Razzismo, Riflessioni, Sinistra
Articolo di dedicato alla vita nella periferia di Roma di Massimo Malpica.

Tredici chilometri dal centro della Capitale, almeno mille dal «modello Roma» del sindaco Walter Veltroni. Sulle mattonelle del parcheggio del supermercato Lidl di Torre Angela il sole ha seccato le macchie di sangue, ricordo della «spedizione punitiva» di venerdì sera: una decina di italiani all’assalto dei romeni che qui fanno la spesa e, spesso, bivaccano bevendo birra da 39 centesimi a lattina sul muretto di cinta. Dove qualcuno ha scritto con lo spray «Non passa lo straniero».
Mario, 32 anni, disoccupato, non si fa illusioni. «I problemi qui sono tanti, a cominciare dalla sicurezza: le volanti si vedono solo oggi, c’è voluto quel casino per farle apparire, e durerà poco. Vorremmo interventi strutturali, ma l’unico “regalo” del Campidoglio è stato Leo Di Caprio a Tor Bella Monaca, qui dietro, l’anno scorso. Si combatte così il degrado?». L’intolleranza, in questa periferia dimenticata, si scatena con spranghe e catene un giorno dopo la morte di Giovanna Reggiani. Ma non è detto che ci sia l’orrore di quel delitto dietro questa reazione ancestrale. «Ci sono stati due stupri a Tor Vergata», ipotizza Salvatore De Santis, imprenditore edile: «Qui anche tra gli italiani non sono solo gentiluomini, se pesti i piedi alle persone sbagliate paghi caro». Poi c’è la paura, che consuma goccia a goccia la tolleranza di chi vive in una Roma molto diversa da quella della propaganda, che fa i conti ogni giorno con droga, criminalità, disoccupazione. E che colma la misura quando anche uscire di casa ti spaventa. «Abitiamo a dieci metri dal Lidl - dice Alessio - e mia moglie non può arrivarci senza che decine di ubriachi la coprano con pesanti apprezzamenti. Ha paura persino a stare sul terrazzo dopo le sette». Così molti a parole condannano il blitz, ma poi lo giustificano. «Tor di Quinto è la scintilla, ma è da un anno che qui la gente ha paura di camminare per strada. La violenza non è una risposta, ma se l’ansia è troppa reagisci», spiega Domenico, caricando la spesa nell’auto. Non bisogna allontanarsi troppo per trovare chi si è «stufato». Arriva una macchina romena. È Giovanni, tornato a vivere a Bucarest dopo 19 anni. Spiega che in Italia la percezione verso i suoi connazionali è cambiata in peggio. Conferma immediata: un ragazzo si avvicina a brutto muso. «A ’mbriaco, vattene», gli sibila. Si chiama Angelo, ha 36 anni, un bar a San Lorenzo e una rabbia sorda in corpo: «Hanno fatto bene a dargli una lezione». Claudio e Grazia non sono d’accordo, ma la loro pazienza è agli sgoccioli. «Nostra figlia va al lavoro in centro - raccontano - in metropolitana. Ma chi ha il cuore di mandarla sola all’Anagnina? È troppo pericoloso. La accompagnamo a turno. Fino ai binari, e lì l’andiamo a riprendere. Si può andare avanti così nel 2007? Ricordandole di togliersi le catenine e di non scoprire l’ombelico quando esce di casa, vivere col coprifuoco?».
«Sfottono le ragazze, le tastano, le spaventano. Una volta te la tieni, la seconda scatti. E cresce l’intolleranza», spiega Gianluca, 32 anni, circondato da ragazzini che giocano al «piccolo xenofobo». «Attenti, il clima di paura e la cronaca nera targata Romania sono un mix pericoloso. Nell’assenza di istituzioni è facile rispondere alla mancanza di sicurezza con il razzismo», spiega Danilo, militante della «Destra». La convivenza che non funziona più è anche al «mercato delle braccia», dove i romeni aspettano il lavoro. Gabriel mostra i lividi al costato. «Mi hanno pestato tre ragazzi, gridandomi “romeno di merda”. Le colpe di uno le paghiamo tutti».
Grazie alle politiche di immigrazione incontrollata, priva di integrazione, voluta dalla feccia decerebrata (e cavalcata dai demagoghi di sinistra che per un voto vendono il culo della madre agli asini), i cittadini italiani si trovano sempre più privi di protezione: la polizia non può fare un cazzo, la magistratura appena può aiuta i criminali, le leggi o non ci sono o non si applicano e nel mezzo ci finiscono i cittadini che pagano le tasse e in cambio non ricevono nemmeno il diritto di vivere in pace nel proprio quartiere.
Grazie ai ricconi di sinistra, feccia immanicata coi sindacati sempre pronti a sfruttare gli operai, legulei grassi di denaro e di privilegi estorti al popolo, intellettuali bastardi che parlano di diritti, eguaglianza e tante stronzate, ma poi non si sognano nemmeno di scendere nelle periferie per vedere cosa hanno generato la loro dialettica del cazzo.
I poveracci che guadagnano uno stipendio normale e vivono in periferia si trovano invasi da feccia criminale di ogni genere. E i poliziotti? A parte sentirsi umiliati perché non possono fare nulla e, anche quando provano, i magistrati liberano tutti, cosa devono fare?
Il popolo viene oppresso dalla criminalità solo per permettere a qualche figlio di puttana radical-chic di sinistra di sentirsi “uno che accoglie tutti gli immigrati”.
Francia e Germania cacciano immigrati a pedate ogni due per tre, peché loro in casa loro NON li vogliono i criminali. E noi? Abbiamo le stesse direttive europee da seguire, ma grazie alla merda di sinistra ce ne fottiamo e facciamo entrare tutti, inclusa gente che nessun altro paese europeo farebbe entrare.
E sapete chi cazzo d’altro ci va di mezzo, oltre ai cittadini italiani?
Lo prendono in culo i bravi immigrati, quelli che vengono per lavorare, integrarsi e pagare le tasse.
Loro lo prendono in culo: ogni immigrato criminale che entra in Italia per saccheggiare le nostre città è un insulto a tutti i bravi immigrati che vogliono vivere come italiani e fare il bene del paese.
Adesso che il popolo inizia a non tollerare più la situazione e risponde come è suo diritto con la violenza, la sinistra inizia ad avere paura. Ma come? La sinistra, se non è formata da incredibili teste di cazzo (come invece pare che sia), ha qualcosa come due secoli di esempi per sapere che un simile clima può generare solo ondate di odio xenofobe.
Dato che la sinistra ha tanto sapientemente alimentato il calderone xenofobo ci si aspetta che lo volesse… invece no! Le teste di cazzo, i bastardi indegni di vivere come Prodi e Veltroni e altri figli di troia ora corrono a frignare che “temono ondate di odio razziale”. Cosa cazzo pensavate sarebbe successo, coglioni comunisti?
Chi vuole davvero aiutare gli immigrati onesti deve sostenere una linea durissima di selezione che permetta di cacciare a mano libera chiunque non sia più che un cittadino modello. Ogni immigrato criminale danneggia la causa degli immigrati onesti.
Chi è di sinistra deve decidere:
vuole davvero aiutare gli immigrati
o è solo un pallone pieno di scoregge e demagogia?

