Archivio per la Categoria 'Ambientalismo'
Il Solo che Ride (spero ancora per poco)
Posted by Il Duca on 10 Jan 2008 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Politica, Sinistra
Questo articolo di Massimo De Manzoni apparso sul Giornale di oggi si commenta da solo. Non ho bisogno di dire altro se non una bella esortazione finale…
Che debba dimettersi è pacifico e il Giornale lo sta ripetendo da giorni. Ma la questione è che Alfonso Pecoraro Scanio non avrebbe mai dovuto essere nominato ministro. Il Giornale aveva anticipato anche questo: era il 4 maggio del 2006, Prodi stava ancora compilando la lista dei componenti del suo esecutivo, e il leader dei Verdi-Il sole che ride era stato immortalato mentre sghignazzava in chiesa durante i funerali di tre militari italiani uccisi a Nassirya. «Uno spettacolo indecente», scrivemmo, «che lo rende indegno di entrare nel prossimo governo».
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| Ridi, stronzo, ridi al funerale. Se c’è giustizia nella prossima bara ci finisci tu! |
«Atto indegno e basso», tuonò lo stesso Pecoraro. Ma si riferiva al fatto che avevamo osato pubblicare quella foto in prima pagina. «Un fotogramma carpito», aggiunse il leader ambientalista. Non voleva dire nulla, ma Prodi fece finta che fosse una spiegazione, accreditò la tesi dell’incidente di percorso e lo inflisse agli italiani: titolare del dicastero dell’Ambiente.
Purtroppo non s’era trattato di una sfortunata circostanza. Pecoraro Scanio è proprio così, «un intreccio vertiginoso di estremismo e futilità», lo definì l’ex segretario dei Verdi Luigi Manconi; «la quintessenza dell’inutilità», lo folgorò il nostro Giancarlo Perna in un memorabile ritratto nel quale ricordava alcune delle sue prodezze:
- la proposta di proclamare la pizza patrimonio dell’umanità;
- il suggerimento di adottare in blocco le pecore sarde per salvarle dall’estinzione;
- l’iniziativa per la creazione del museo del mandolino;
- quattro; (NdDuca: aggiunta per coerenza ducale)
- la campagna contro gli alberi di Natale;
- la nomina del cantante partenopeo Gigi D’Alessio «patrono del pesce azzurro».
Folclore, si dirà.
Da ministro tuttavia la sua possibilità di fare disastri è aumentata in modo esponenziale, come dimostra la sua terra, la Campania, sommersa dalle immondizie.
Una crisi di cui lui porta grandissime responsabilità, essendosi opposto in tutti i modi alle uniche soluzioni possibili (discariche e termovalorizzatori), in cambio delle quali offriva utopie e vacue parole.
Pecoraro Scanio con i rifiuti è disposto a fare praticamente di tutto, tranne che la sola cosa che può venire in mente a una persona sensata: smaltirli.
Lui parla di «superarli», di «differenziarli» (la mitica «raccolta differenziata», un mantra nel suo eloquio), addirittura di «seguirli dalla culla alla tomba» (giuro, l’ha scritto nel suo blog), ma mai di eliminarli.
Forse è per questo che vedere il pattume invadere le strade di Napoli all’inizio non l’ha sconvolto più di tanto. Quando però ha capito che avrebbero anche potuto muovergli qualche appunto, si è chiuso in difesa. «La colpa? Dei cammorristi (così, con due emme)», ha scritto nel sito. «I colpevoli? Cesare Romiti e la sua Impregilo che, dovendo realizzare gli inceneritori, non aveva alcun interesse alla raccolta differenziata», ha rivelato ieri su Repubblica in un’intervista sfrontatamente autoassolutoria: «In materia di rifiuti il ministro non è competente».
La triste verità è che questo ministro è un incompetente. E non solo in materia di rifiuti. Passi che scambi un toro per una mucca, ma vogliamo parlare della monumentale figuraccia fatta nel settembre scorso alla conclusione della Conferenza nazionale sul clima? «La temperatura in Italia è aumentata quattro volte più che nel resto del mondo», annunciò davanti a scienziati e studiosi allibiti. Quattro volte! Il Corriere della Sera abboccò e ci aprì la prima pagina: peccato che fosse una delle tante bufale del nostro campano. Il giorno dopo il Cnr smentì.
E anche l’illustre climatologo Franco Prodi, fratello del premier, sbugiardò Pecoraro, accusandolo di manipolare la scienza.
Il sospetto è che l’allarmismo fosse destinato a forzare la mano per ottenere 7 miliardi di euro per le «politiche climatiche». Non ci sarebbe da meravigliarsi. Di soldi il ministero è avido, essendone prodigo: con l’attuale gestione i consulenti, che all’epoca di De Castro erano otto, sono passati a 344. Quasi tutti «verdi», ovviamente. Tanto, chi sorveglia? Basta un esempio: l’Agenzia protezione per l’ambiente e i servizi tecnici è commissariata, ma il commissario è ilcapo di Gabinetto di Pecoraro.
Ergo: si danno gli ordini, li eseguono e poi controllano da soli se e come li hanno eseguiti. Fantastico. In quale altro Paese occidentale ci si terrebbe un simile ministro? Uno che l’11 maggio scorso, a proposito di una qualche presunta decisione del Cdm sull’ennesima emergenza rifiuti in Campania, scriveva: «Subisco questo decreto che porta la firma del premier ma non la mia. Il ministero dell’Ambiente non è stato coinvolto, non è concertante di questo decreto(che ci volete fare, scrive così…). Sono contrario». Se fosse serio, Prodi avrebbe cacciato il suo ministro ridens allora. Adesso ha un’altra occasione, ma vedrete che purtroppo perderà anche questa.
Pecoraro bello, tu e i coglioni che ti mantengono al potere seguendo i tuoi grugniti da demagogo, ascolta il Duca che forse è la volta che ti entra qualcosa in quella testa piena di merda (che è tutta roba biodegradabile, contento no? Sano, ottimo concime suino!).
Con il vostro comportamento a danno del paese tu e i tuoi sgherri avete dimostrato di essere solo dei criminali venduti alla vostra stessa Avidità e alle potenze straniere (perché ogni danno all’Italia è un vantaggio alla concorrenza estera) e siete degli schifosi traditori della Patria.
| Per una volta nella vostra vita fate un favore agli italiani: andate a fare la Giusta Fine dei Traditori |
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Ai bei tempi civili i traditori della patria finivano così!
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La battaglia contro la modernità distrugge il pianeta
Posted by Il Duca on 04 Dec 2007 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale
Il futuro dell’ambiente è la scienza. Senza il progresso e la tecnologia non c’è difesa del pianeta: è solo un gridare al disastro.
Per Tullio Regge, fisico e matematico di fama mondiale, l’arma migliore, quella dell’ambientalismo «serio», è proprio la conoscenza scientifica, tanto odiata da molti ambientalisti.
C’è stato troppo catastrofismo fino ad oggi?
«C’è stato moltissimo catastrofismo acritico. Per anni non si è controllato che gli allarmi corrispondessero ai fatti».
Il pianeta è a rischio?
«L’ambiente va protetto, ma non serve agire in base a deformazioni ideologiche. Un ambientalismo serio si basa su conoscenze scientifiche e controlli accurati».
Uno dei temi più dibattuti è il clima. Qual è la via della scienza?
«Nel nostro paese i verdi hanno bloccato il nucleare. Ma è la soluzione per non bruciare i combustibili fossili. Da questo punto di vista, la Francia è il paese più pulito. Eppure gli ambientalisti italiani sono contrari al nucleare».
Altre soluzioni?
«Favorire lo sviluppo le fonti di energia solare. Da tre anni anch’io ho installato un boiler fotovoltaico nella mia casa in campagna: mi trovo benissimo».
E per lo sfruttamento delle risorse?
«Anche in questo caso, le energie alternative, come il nucleare e il solare sono un’ottima via per non dipendere più da gas e petrolio. È un passaggio che non deve avvenire in maniera precipitosa: bisogna far capire alla gente perché questa transizione è necessaria».
Alcune campagne estremiste, come quella per limitare l’uso della doccia o dello sciacquone, sono utili?
«Entro certi limiti possono servire, ma non credo che abbiano grande impatto a livello globale».
Un vero problema ambientale?
«La popolazione che esplode. È una questione a monte: perché, di fronte al bisogno di risorse, la gente non guarda più se quello che fa è pericoloso».
L’allarmismo più esagerato?
«Quello sugli Ogm. Il governo italiano dovrebbe togliere il divieto al più presto: è irragionevole dal punto di vista scientifico e dannoso a livello economico. La battaglia contro gli Ogm è il simbolo dell’incoerenza ambientalista».
Perché?
«Grazie agli Ogm si eliminano i pesticidi. La prima lotta ecologista, quella di Rachel Carson, è nata proprio contro i pesticidi e, oggi che esiste la soluzione, combattono anche quella. La realtà è che odiano la scienza e la tecnologia».
È possibile conciliare benessere e tutela dell’ambiente?
«Certo. Non dovremo tornare all’età della pietra. Gli Ogm e il nucleare sono un esempio concreto. Spesso le previsioni di disastro sono fatte solo per collezionare voti: tanto che poi si rifiuta anche il rimedio, perché arriva dalla scienza».
Un’incoerenza di fondo?
«Forse. O troppa coerenza nel raccontare frottole».
Info da Wikipedia
Tullio Regge (Torino, 11 luglio 1931) è un fisico e matematico italiano. Attualmente insegna teorie quantistiche della materia presso il Politecnico di Torino.
Tullio Regge si laurea in fisica a Torino nel 1952. Dal 1954 al 1956 è alla Rochester University dove consegue il PhD in fisica. Tra il 1958 e il 1959 è al Max Planck Institut di Monaco di Baviera, dove collabora con Heisenberg (Si, il geniale Heisenberg, non un lustrascarpe! NdDuca).Nei primi anni 1960 definisce quello che è noto come Calcolo di Regge, una formulazione semplificata della relatività generale (Mica cazzi! NdDuca). Ottiene la cattedra di fisica teorica all’Università di Torino nel 1961. Negli anni ‘60 e ‘70 lavora negli Stati Uniti, prima alla Princeton University e poi all’Institute for Advanced Study. Diviene membro di questo istituto nel 1964, per ritornare definitivamente in Italia nel 1979. Negli anni Sessanta, in collaborazione con Wheeler dà importanti contributi allo studio della metrica di Schwarzchild che caratterizza il buco nero (Che non è quello del culo! NdDuca), e successivamente introduce il concetto di gravità discreta. Al suo nome è associata anche la teoria di Regge, una teoria delle interazioni forti alle alte energie.
Attualmente è membro dell‘Accademia dei XL e dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ha ricevuto il Dannie Heineman prize nel 1964, il premio Città di Como nel 1968, la Medaglia Einstein nel 1979, la Medaglia Cecil Powell Medal nel 1987 e la Medaglia Dirac nel 1996.
Regge è anche stato saggista e attivo in politica. Nel 1989, Regge viene eletto al Parlamento europeo. Collabora con il CICAP dal 1990, nel ruolo di “garante scientifico“, subentrando ad Edoardo Amaldi, scomparso l’anno prima.
Collabora stabilmente con la rivista italiana di divulgazione scientifica “Le Scienze“.
A chi preferite dare fiducia? A un genio della fisica o a un fes… o a Pecoraro Scanio?
Fonte originale
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Intervista a Steinberger sul Riscaldamento Globale
Posted by Il Duca on 24 Oct 2007 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Popolo Bue, Riflessioni
L’articolo di oggi è dedicato alla disinformazione sul riscaldamento globale, a cui sarà dedicata una tavola rotonda nel corso del Festival delle Scienze. Vi lascio direttamente all’articolo di Carlo Faricciotti.
Le emissioni di anidride carbonica stanno uccidendo il clima mondiale? Ovvero, per dirla con il titolo di una tavola rotonda in calendario il prossimo 1 novembre a Genova (ore 10.30, Palazzo Ducale), nel quadro del Festival della Scienza, il «Co2 è colpevole o innocente»? A dibattere, un gruppo di scienziati di varie discipline (oceanografia, chimica, glaciologia), tra cui il premio Nobel per la fisica nel 1988 Jack Steinberger.
Steinberger nato in Germania nel 1921, ma emigrato negli Stati Uniti nel 1934, dopo aver studiato, tra gli altri, con Enrico Fermi ed Edward Teller, dal 1968 al 1983 ha lavorato al Cern di Ginevra, dove tuttora continua l’attività di ricerca. Docente alla Scuola Normale di Pisa, dal 1997 è membro dell’Accademia dei Lincei.
Professor Steinberger, lei è colpevolista o innocentista, nei confronti del Co2?
«Sono convinto che il riscaldamento globale del pianeta sia anche frutto della concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Ma tengo a sottolineare che quanto affermo nasce da un ragionamento scientifico, oltre che dai lavori di un gruppo internazionale di esperti del clima riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’IPCC».
Quindi le sue affermazioni nascono dal suo lavoro di fisico atomico?
«Il mio lavoro consiste non nel trovare soluzioni, ma nel capire cosa sta succedendo nell’atmosfera. A Genova cercherò di aiutare le persone a capire come l’atmosfera terrestre, a causa delle massicce immissioni di Co2, abbia subito grandi modificazioni, soprattutto negli ultimi cento anni. E nel mio discorso farò uso di formule e dimostrazioni matematiche perché io sono uno scienziato».
Pensa che siamo ancora in tempo per invertire la rotta?
«Sono molto pessimista sul futuro della nostra società: più consumiamo e più produciamo anidride carbonica, è un circolo vizioso e le nuove potenze industriali, come la Cina, stanno contribuendo in maniera pesante a questo circolo. Le nostre economie capitalistiche si basano sul consumo: più le persone consumano, maggiore è la crescita. Ma, appunto, più le persone consumano, più cresce l’inquinamento atmosferico».
Impostato così sembra più un discorso da economista o da sociologo che da fisico…
«Al contrario, è un approccio scientifico: nel mio discorso dimostrerò la mia tesi esponendola con formule matematiche, non economiche o sociologiche. Perché, ripeto, io sono uno scienziato e mi baso su dati scientifici: il mio lavoro consiste nell’analizzare il passato, studiare il presente e cercare di delineare il futuro».
Una soluzione potrebbe essere spostare la leva del consumo energetico sul nucleare?
«So che in Italia non amate il nucleare e nemmeno io sono un fan di questo tipo di energia. Tuttavia bisogna tener presente che attualmente solo il 5 per cento dell’energia da noi utilizzata è di origine nucleare, la maggior parte deriva dagli idrocarburi come il petrolio. La cosa più importante, a mio parere, non è il tipo di energia utilizzata, ma ricordarsi che usare energia, di qualunque tipo, produce inquinamento, e questo ce lo dice la fisica. E perché usiamo l’energia? Perché consumiamo. Da qualunque parte la vediamo, il nodo è sempre quello: più consumiamo, più inquiniamo».
Il sottotitolo della tavola rotonda cui lei parteciperà a Genova suona «Dal caos climatico al caos dell’informazione». I media informano correttamente l’opinione pubblica su questi temi?
«Ammetto che in generale lo science reporting, l’informazione scientifica, è un’impresa difficile, anche perché ormai gli scienziati sono sempre più specializzati. Per esempio, leggo articoli che hanno molte difficoltà a esporre il nostro lavoro al Cern, che riguarda la fisica sub-atomica. Dico leggo perché io non guardo la televisione, leggo i quotidiani e mi accorgo di quanto i giornalisti siano in imbarazzo nel riportare correttamente lo scenario scientifico. Da una parte è complicato cercare di convincere i non addetti ai lavori dell’importanza e della rilevanza delle nostre ricerche; dall’altra è importante spiegare quanto facciamo. Il risultato, purtroppo, spesso è che l’opinione pubblica è confusa».
Quando si parla di riscaldamento globale i mass media amano usare toni apocalittici: desertificazione, scioglimento dei ghiacci e così via. Concorda con quest’approccio?
«Chiaramente sono molto preoccupato per l’impatto che il global warming, il riscaldamento globale, sta avendo sul pianeta, e di conseguenza sul nostro futuro, ma non amo il modo in cui questa situazione viene presentata di solito all’opinione pubblica. Ho visto il documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”, e non mi sono trovato molto d’accordo con esso: non è facile, da un punto di vista scientifico, dimostrare le conseguenze reali del riscaldamento globale, parlare di innalzamento dei mari o desertificazione».
Quindi cosa ne pensa del fatto che Gore abbia ricevuto quest’anno il Nobel per la pace proprio per il suo impegno contro il global warming?
«Credo che Gore stia facendo un buon lavoro d’informazione con dei mezzi che non sono i miei. Lui non è uno scienziato. Il suo film può avere effetti positivi, incrementare la consapevolezza, ma non va considerato un lavoro scientifico».
Tracciando la sua autobiografia in occasione della consegna del Nobel lei scrisse: «Suono il flauto, purtroppo non molto bene». Lo suona ancora?
«Sì. In realtà da giovane volevo suonare il pianoforte, ma visti i risultati disastrosi qualcuno mi consigliò di passare al flauto. Suonare questo strumento mi dà grande piacere, soprattutto quando facciamo musica da camera, con amici, colleghi o famigliari. Trovo la musica da camera più interessante ancora dell’opera o della musica sinfonica: suonare assieme un brano di Mozart è un piacere sociale oltre che una bellissima esperienza. In un certo senso la musica da camera è una metafora della ricerca scientifica: si lavora in gruppo, non esistono i solisti. Si pensa che il Nobel premi i geni, ma almeno per quanto riguarda le discipline scientifiche non è così: Einstein forse era un genio, ma ormai un premio è il coronamento di un lavoro d’équipe. Il Nobel va a uno o due o tre persone (nel 1988 Steinberger fu premiato insieme a Leon M. Lederman e Melvin Schwartz, ndr), ma andrebbe a tutto il gruppo di lavoro, che può essere anche di settanta persone».
Quando un ambientalista parla liberamente di scientificità o dimostrate prove scientifiche di questo o di quello NON prendetelo mai per oro colato: probabilmente sta spacciando disinformazione. La Scienza è la Scienza: i pareri privi di dimostrazioni sono solo pareri, per quanto ragionevoli o condivisibili, e NON sono Scienza.
Gli Ambientalisti amano riempirsi la bocca di menzogne sulle supposte dimostrazioni scientifiche delle correlazioni tra gas emessi, riscaldamento globale, innalzamento mari ecc… ma queste “dimostrazioni” non esistono. Gli stessi dati sono incompleti e privi di rilevanza dati i pochi decenni di raccolta disponibili e il volerli usare per tracciare la storia della temperatura mondiale in milioni di anni.
Sono tutte stronzate o se preferite menzogne, per quanto magari verosimili o vere, perché le suddette dimostrazioni non esistono. Esiste invece il business dell’ambientalismo e dei finanziamenti alla ricerca correlata al supporto delle teorie ultra-ambientaliste, ma non camuffiamo un miserabile commercio con la Verità Scientifica!
I dati dell’Ottocento (dal 1860), ad esempio, sono di limitato aiuto e in ogni caso disporre solo dei dati “del periodo Industriale” non aiuta affatto a capire come si sarebbe comportato il clima senza l’emissione di CO2 industriale: servirebbero i dati di qualche decennio anche senza emissioni, incluse quelle animali che rappresentano una fetta enorme dell’inquinamento: nel caso dell’Australia la più rilevante! Il govero australiano per abbattere le emissioni a livello tollerabile disse realmente che l’unica scelta era sterminare le mandrie.
I dati non ci sono, quindi non si può avere idea della differenza! Eppure gli Amibentalisti non si fanno scrupoli a spacciarti tutto per verità rivelate.
Sappiamo però che in età pre-industriale il riscaldamento globale e le glaciazioni si sono susseguite senza alcun intervento umano, perché ce lo dicono le fonti latine e rinascimentali: al tempo degli Antichi Greci il caldo nell’area greco-italiana era così forte che leoni e scimmie vivevano perfino nel Lazio! E gli inverni al tempo tardo repubblicano e imperiale, alcuni secoli dopo, erano così rigidi che nevicava regolarmente a Roma e i corsi d’acqua ghiacciavano: chi ha mai visto sbalzi di temperature così tremendi?
Durante il Cinquecento-Seicento la glaciazione che colpì l’Europa, dimostrata dalle fonti artistiche che raffigurano un crescente uso di pellicce pesanti e dagli strati datati dei ghiacciai, fu qualcosa di inimmaginabile per la nostra epoca: un vera e propria era glaciale in miniatura.
La glaciazione terminò nel Settecento con un brusco ritorno alla, se si può dire, “normalità”… peccato che l’Ottocento, coi suoi primi dati sulle temperature, fu anche l’epoca del massiccio inquinamento industriale europeo.
Glaciazioni e riscaldamenti dei secoli precedenti furono colpa delle fabbriche non ancora costruite?
C’è da dubitarne.
Anche io credo che l’inquinamento contribuisca al problema (come contribuisco io ogni volta che scoreggio), ma non sono così follemente umanocentrico da ritenere l’uomo capace con la sua opera di determinare il destino del pianeta sconfiggendo animali, vulcani, giacimenti di gas naturali e variazione di intensità delle emissioni solari!
Vi faccio un esempio italiano di ambientalismo in mala fede: il passo di San Pellegrino.
Quella zona, in cui c’era solo un albergo e nient’altro, venne scelta dall’esercito per le esercitazioni con l’artiglieria (esercitazioni di un mese l’anno). In quell’area non c’era altro: niente impianti di risalita, niente di niente a parte gli animali del parco e l’albergo.
Gli ambientalisti fecero fuoco e fiamme perché, a detta loro, gli animali sarebbero stati sconvolti e sarebbero fuggiti, la flora e la fauna distrutta ecc… tutte cose che in altre aree di tiro stagionali NON è avvenuto. All’epoca mio padre si occupava di quella zona di tiro.
L’esercito alla fine batté in ritirata e rinunciò, perché non volevano far arrabbiare gli ambientalisti. Poco dopo, senza dire una parola contro, gli stessi ambientalisti di quell’area permisero l’edificazioni di nuovi alberghi, impianti di risalita e tutto l’ambaradan da tipica area turistica da “spremere”. Gli animali scapparono dall’area in breve tempo.
Saranno stati davvero interessati all’ambiente oppure ai finanziamenti e al denaro sottobanco sborsato dai nuovi venuti del settore turistico? Arrivateci da soli.
Potrei elencarvi anche il caso della benzina verde e della marmitte catalitiche che a basse temperature (comune uso urbano) inquinano peggio della vecchia benzina rossa, ma ce ne sono molti altri ancora dove il Business era la vera molla dell’Ambientalismo Ipocrita, ma ormai avete capito l’antifona, no?
Se gli Ambientalisti sono disposti a mentire su cosa sia Scientificamente dimostrato e cosa non lo sia, domandatevi su quante altre cose stanno mentendo. E non solo loro.
Salvateci dagli Ambientalisti di Sinistra
Posted by Il Duca on 15 Oct 2007 | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Politica
Oggi un articolo scelto per voi dal Duca.
L’autore è Mario Giordano, l’uomo con la vocina da topo.
L’ultima è che il mutamento climatico avrebbe fatto crescere il Monte Bianco di due metri. Ma sì: due metri in più, come se le rocce fossero adolescenti in piena tempesta ormonale. Perché poi sia cresciuto solo il Monte Bianco e non il Monte Rosa, tanto per dire, o il Rocciamelone, è un mistero noto solo ai nostri amici ambientalisti, quelli che sognano il mondo pulito, anche se qualche volta hanno la coscienza sporca.
Che ci volete fare? La settimana del Nobel ad Al Gore ha ridato slancio a tutte le idiozie di questi simpatici signori che vogliono che tutto sia verde, tranne le loro tasche. E così anche la frana in val Fiscalina, frutto di normali mutamenti delle Alpi, è stata raccontata come un episodio della catastrofe ambientale in corso. Del resto l’Italia non è, come ci ha spiegato il ministro Pecoraro Scanio, il Paese in cui le temperature crescono miracolosamente più che nel resto del mondo? Nessuno ne ha ancora capito la ragione, a meno che la ragione non sia quella di giustificare i 344 consulenti del ministero dell’Ambiente. Si sa, il mondo è in pericolo e non si bada a spese per salvarlo: risparmiamo sull’energia, risparmiamo sul carburante, risparmiamo su tutto, ma non sui gettoni di presenza. E pazienza se si rischia l’inquinamento da sprechi. Il protocollo di Kyoto mica dice nulla al riguardo.
Così, preparatevi, dopo l’innalzamento del Monte Bianco, chissà cosa ci aspetterà. Il Gran Sasso che supera l’Everest? La Marmolada che balla la mazurka? Da questi professionisti della paura (a contratto) ci si può aspettare di tutto: non sono stati loro, negli ultimi tempi, a spiegarci che dovevamo smettere di tirare lo sciacquone in bagno per vivere felici? Non sono loro che teorizzano la necessità di non lavarsi mai le ascelle? In fondo su questi annunci clamorosi hanno costruito carriere e professioni: è una verità. O, come direbbe Gore, una scomoda verità.
Epperò forse è venuto il momento di una svolta. È venuto il momento che l’ecologia sia sottratta ai catastrofisti e che smetta di essere una riserva indiana della sinistra. E allora forse il Nobel ad Al Gore potrebbe essere l’occasione per ripensare a come fare della difesa del pianeta anche uno degli elementi centrali del pensiero liberale. Lo ha detto Geminello Alvi ieri su queste colonne, lo ribadiamo qui: è una sfida che il Giornaleseguirà con attenzione. O, per meglio dire, come bio comanda. Perché l’ambiente è un argomento troppo serio per lasciarlo in mano a chi confonde il Monte Bianco con un sufflé.
Mi dispiace dirlo ma sono d’accordo con l’uomo topo: l’ambiente è una cosa troppo importante perché una manica di politici senza scrupoli lo usino come scusa per sparare stronzate e abbindolare il popolo bue a cui estorcere voti. Il tutto a danno dell’ambiente che gli ambientalisti tentano di distruggere con le loro folli teorie sconclusionate e prive di rigore scientifico che danneggiano il vero ecologismo.

