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OPERAZIONE NIMROD
ASSALTO ALL’AMBASCIATA

Non vi è il minimo dubbio che l'occupazione dell'ambasciata iraniana a Londra nel 1980 sia stata ispirata dal governo iracheno per mettere in difficoltà Teheran. Quello che si è dimenticato è che ai terroristi era stato detto di aver scelto Londra come obiettivo essenzialmente in base alla considerazione che la polizia di Londra era molto gentile e non uccideva. (Sembra che l'immagine dell'amichevole Bobby [poliziotto] britannico attiri turisti di ogni genere in questa città!). Ma anche se un'osservazione del genere rivela il cinismo di chi l'ha fatta (nonché l'ingenuità di chi vi ha creduto), essa indica che i terroristi di solito agiscono soltanto dove pensano di potersela cavare: il valore di un'operazione è limitato se tutti gli obiettivi vengono raggiunti ma la maggior parte dei componenti del gruppo d'azione incontra la morte. Fra l'altro, ciò rende più difficile il reclutamento. Comunque, l'assalto all'ambasciata doveva essere l'occasione in cui per la prima volta il reparto 'Pagoda' del SAS veniva visto in azione nel suo stesso Paese. Ma non era presente soltanto il SAS: per ragioni politiche e operative, esso non può apparire come l'unica forza disponibile per combattere il terrorismo. In primo luogo, il mantenimento del potere della legge resta responsabilità della polizia; in secondo luogo, vi è un ovvio problema di personale; in terzo luogo, 'le forze armate private' sono sempre impopolari presso larghi strati di pubblico, anche se il SAS non è neanche lontanamente definibile come 'privato'.

  La comunicazione era breve e precisa:

'Alle ore 19,07 del 5 maggio 1980 io, John D. Deller, DAC "A" ho passato il controllo dell'incidente dell'Ambasciata iraniana al Ten. Col. H.M. Rose'. Voleva dire che la polizia metropolitana londinese stava trasferendo la responsabilità dell'azione armata ad una unità militare - il SAS - e che il SAS stava per occupare il centro della scena in un dramma che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo.

  Il dramma si svolgeva al n. 16 di Prince's Gate, un edificio che ospitava l'ambasciata dell'Iran, un paese di recente sconvolto da una rivoluzione islamica che aveva rovesciato lo Scià e portato al potere l'ayatollah Khomeini. L'edificio si affacciava sull'elegante area di Kensington Gardens, nella zona sud occidentale di Londra, inserendosi perfettamente nello stile del quartiere.

1° giorno (mercoledì 30 aprile), ore 11,32:

poco prima di mezzogiorno di mercoledì 30 aprile, però, la pace di South Kensington era stata bruscamente infranta. Un gruppo di uomini armati aveva fatto irruzione, attraverso la porta principale dell'ambasciata, sparando all'impazzata ed aveva sequestrato il personale iraniano e tutti i non iraniani che si trovavano là per caso, tra i quali l'agente di Scotland Yard Trevor Lock, del gruppo che si occupa della protezione delle sedi diplomatiche, e il giornalista della BBC Sim Harris.

La polizia londinese era arrivata sul posto molto rapidamente. L'agente Lock, prima di essere sopraffatto dai terroristi, era riuscito a trasmettere un messaggio d'emergenza a Scotland Yard, e così i tiratori scelti della polizia, la squadra antiterrorismo (C13) e la branca di supporto tecnico (C7) avevano preso posizione attorno all'ambasciata. Non avevano tentato di forzare l'ingresso - era infatti chiaro che i terroristi, ancora sconosciuti, erano pericolosi e disposti a uccidere gli sfortunati ostaggi.

Nelle prime ore del pomeriggio (14,35) la polizia aveva ricevuto una telefonata dagli uomini armati asserragliati all'interno dell'ambasciata. Si erano identificati come il Gruppo dei Martin e avevano dichiarato di rappresentare l'opposizione araba al regime dell'ayatollah Khomeini nella provincia di Khuzestan, largamente popolata da arabi.

Come di consueto, i terroristi avevano una serie di richieste che si erano affrettati a leggere. Innanzi tutto volevano che venissero rilasciati i 91 arabi tenuti prigionieri in Iran e trasportati in volo a Londra, aggiungendo che avrebbero trattato solamente con gli ambasciatori dei paesi arabi. Avevano fissato, come al solito, un tempo limite: se le loro richieste non fossero state soddisfatte entro mezzogiorno del primo maggio, minacciavano di far saltare in aria l'ambasciata con tutti gli ostaggi.

 La polizia aveva esperienza di simili situazioni. Si erano verificati assedi analoghi negli anni Settanta, in cui erano stati implicati banditi o uomini dell'IRA, e il compito principale delle forze di sicurezza consisteva innanzi tutto nel raffreddare la situazione. Avevano cercato di trattare con i terroristi e di capire che cosa stesse realmente succedendo nel palazzo. C'era infatti la necessità di sapere esattamente dove si trovassero gli ostaggi e quante persone vi fossero in totale, tra ostaggi e terroristi. In effetti vi erano 26 ostaggi, tenuti sotto controllo da 6 terroristi, ma era diffìcile determinare la loro posizione nel dedalo di corridoi e di stanze che costituiva l'edificio dell'ambasciata.

Nel frattempo, gli occhi della stampa e delle televisioni di tutto il mondo erano puntati su Prince's Gate, dove stava per essere combattuta una delle molte battaglie fra forze di sicurezza di un paese occidentale e terroristi venuti dal Medio Oriente.

Ore 15,00:

completamente separato dalla polizia e dalla stampa mondiale, un altro gruppo stava osservando la situazione con grande interesse. Questo gruppo era l'unità del SAS. Invitato, sin dagli inizi degli anni Settanta, a tenersi pronto ad agire se necessario in questo genere di frangenti, il SAS aveva realizzato un modello in scala dell'ambasciata nella caserma di Regent's Park ed aveva cominciato a valutare le informazioni contenute nei propri archivi sui possibili terroristi del Khuzestan, quelle provenienti dalla polizia, che le riceveva con continuità, ed altre fornite dalla stessa ambasciata.

2° giorno (giovedì 1° maggio) Ore 10,00: viene diramata una smentita ufficiale circa l'impiego del SAS. Ciò è fatto non tanto per ingannare il pubblico quanto per ingannare i terroristi: infatti, se alcuni terroristi potrebbero arrendersi apprendendo di aver contro anche il SAS, altri potrebbero farsi prendere dal panico e uccidere tutti gli ostaggi. Da questo momento inizia un'intensa attività di ascolto e sorveglianza utilizzando le più moderne tecniche elettroniche. Fortunatamente, uno degli edifici vicini all'ambasciata è vuoto e da qui vengono inseriti attraverso i muri due tipi di sonde, sotto la direzione del C7 di Scotland Yard, che ha il controllo operativo dei più recenti dispositivi di sorveglianza ad alta tecnologia. Il primo tipo di sonda è un semplice microfono, il secondo è un dispositivo più elaborato definito 'borescope'. Si tratta di un'invenzione britannica, sviluppata dalla Keymed Industrial, che utilizza fibre ottiche per 'vedere' attraverso i muri e altri oggetti solidi. Sviluppata in origine per scopi medici e industriali, il valore di tale tecnica per la lotta antirivolta (e in generale per la prevenzione del crimine) parve subito naturale. Attraverso la parete viene praticato un piccolo foro nel quale viene poi infilata una lente a fibra ottica per fornire (o su un monitor televisivo o direttamente a occhio nudo) immagini ad ampia angolazione o molto ravvicinante della stanza adiacente. Il bore-scope può essere anche usato per guardare all'interno di lettere, pacchi e anche serbatoi di benzina sospetti: nel nostro caso stabilisce dove sono tenuti gli ostaggi e fornisce un'identificazione visiva dei terroristi e delle armi di cui sono dotati.

Per coprire il rumore di questo lavoro di installazione, nelle strade vicine erano stati messi in funzione dei martelli pneumatici. In questo modo era stato possibile stabilire un flusso continuo di informazioni in base alle quali erano stati formulati alcuni piani.

Dal 3° al 5° giorno (da venerdì 2 maggio a domenica 4 maggio):

continuano le trattative con i terroristi, il SAS perfeziona il suo piano. Verso la fine di questo periodo, vengono provocati rumori esterni (aerei in volo a bassa quota, uso di martelli perforatori stradali, ecc.): si è pensato infatti che. se dovranno penetrare nell'edificio, è meglio che gli uomini del SAS lo facciano sotto la copertura di tali rumori; ed è perciò necessario abituare fin d'ora i terroristi a tali rumori.

5 Maggio:

Sebbene la polizia fosse riuscita a protrarre il dialogo con i terroristi, gli eventi avevano cominciato a volgere al peggio. Alle ore 13,30 di quel pomeriggio, si erano uditi degli spari provenire dall'interno dell'ambasciata ed alle ore 18,50 ad altri spari aveva fatto seguito un tragico evento: i terroristi avevano scagliato il corpo dell'addetto stampa dell'ambasciata sul marciapiede attraverso la porta principale. Le forze di sicurezza non potevano più attendere. Per guadagnare tempo, i negoziatori della polizia avevano preso contatto con il capo dei terroristi offrendo un salvacondotto per farli uscire dal paese; durante questa trattativa, avevano protratto la conversazione telefonica il più a lungo possibile, in modo che i sensori potessero rivelare l'esatta posizione del capo dei terroristi alla squadra SAS che stava per intervenire.

Erano le ore 19,23 quando le squadre d'assalto del SAS entrarono in azione, attaccando da due direzioni per provocare il massimo della confusione. L'attacco più importante veniva dal retro. A coppie, gli uomini del SAS si calarono dal tetto, irrompendo all'interno attraverso le finestre del primo piano.

Una squadra di quattro uomini fa saltare le finestre corazzate, lancia dentro bombe assordanti e irrompe nella stanza. Superando uno degli ostaggi che si ripara sul pavimento, la squadra trova il giornalista Sim Harris della BBC e Trevor Look, un agente di polizia tenuto in ostaggio fin dall'inizio, che sta lottando a terra con uno dei terroristi. Un uomo del SAS spara al terrorista e Lock gli dice che ci sono sei terroristi nell'edificio, il soldato del SAS urla ai suoi compagni: Stanza libera, agente di polizia conferma presenza di sei terroristi' e la notizia viene trasmessa subito agli altri membri della formazione attaccante. È ordinato l'assalto all'ufficio dell'ambasciatore; un terrorista armato è spinto indietro all'interno dell'ufficio da una raffica controllata di MP5; tre soldati che lo seguono lo trovano sdraiato su un divano, mentre punta un'arma contro di loro; altre tre raffiche ed è morto.

Dentro, dentro, dentro !!!
Sim Harris viene fatto uscire da una finestra del primo piano

Frattanto, un altro gruppo di assalto si è calato dal tetto dal lato posteriore dell'edificio con il sistema della doppia corda.

Fumo e fiamme si levavano ad ondate dalle finestre degli eleganti locali del n. 16 di Prince's Gale. Il mondo in osservazione poteva udire le esplosioni e le raffiche delle armi automatiche, ma riusciva solamente a immaginare che cosa stesse realmente accadendo. Ciò che stava accadendo all'interno era che due squadre SAS si stavano precipitando verso la sala delle telescriventi per salvare gli ostaggi dalla rappresaglia dei terroristi. In effetti, un uomo di guardia aveva rivolto la sua arma contro di essi, uccidendone uno e ferendone altri due.

Uno del gruppo è rimasto penzoloni perché il suo equipaggiamento si è inceppato; egli ordina agli uomini ancora sul tetto di tagliare la fune e approda su un balcone del secondo piano, poi irrompe all'interno attraverso la finestra e passa per la stanza telex (dove trova il corpo di un altro terrorista). Quando il SAS fece irruzione nella stanza, l'uomo di guardia ed altri due terroristi gettarono le armi cercando di mescolarsi agli ostaggi.

Un gruppo di ostaggi e due uomini separati dagli ostaggi sono ammassati sul pavimento. In lingua araba egli domanda ai due uomini chi siano e quelli rispondono di essere studenti. Allora chiede assistenza e ordina che siano perquisiti. Saltano fuori un revolver e delle cartucce nascoste; il terrorista con il revolver porta le mani al centro del corpo; potrebbe, probabilmente lo tenta, prendere una bomba, ma una raffica di MP5 lo mette tranquillo per sempre. Gli ostaggi sono ora portati, più che guidati, verso la salvezza e non c'è modo di stabilire se in mezzo a loro vi sia un terrorista. Sono letteralmente lanciati da un soldato del SAS all'altro giù lungo le scale e rapidamente ammanettati e fatti sdraiare nel giardino a tergo dell'edificio per essere identificati; alla fine tutti i terroristi vengono individuati.

Cinque dei sei terroristi erano stati uccisi, due nella sala telex, uno nel retro del palazzo, uno nell'atrio ed uno al primo piano. Una raggelante prova dell'efficienza e della precisione del SAS sta nel fatto che tutti erano morti per ferite alla testa ed al petto.

Le squadre SAS lasciarono poi Prince's Gate in un furgone senza contrassegni, sfuggendo a qualsiasi pubblicità individuale.

Salim, il capo dei terroristi
L’atrio dopo il trattamento SAS

Il reggimento, comunque, era certamente uscito dall'ombra. In 17 minuti esatti di incalzante, efficiente azione si era guadagnato una reputazione internazionale ed aveva conseguito il più convincente successo, fino a quel momento, nella lotta che il mondo occidentale stava conducendo contro il terrorismo internazionale.

In quei giorni, in quelle ore, nonostante il cordone sanitario steso dalle forze di polizia attorno all'edificio che ospitava la rappresentanza diplomatica iraniana, fotografi, cineoperatori e giornalisti si erano appostati in attesa dell'epilogo della drammatica vicenda. Ogni finestra, oltre ad essere sotto il tiro delle armi di precisione delle forze di polizia, era inquadrata da potenti teleobiettivi. E quando apparvero sugli schermi quelle piccole, agili figure nere, si comprese in tutte le redazioni che la vicenda degli ostaggi era al suo epilogo. Il rumore assordante delle esplosioni, il crepitio delle armi automatiche, l’azione rapida e decisa del SAS vennero trasmessi in diretta in tutti i telegiornali della sera dei paesi europei.

SCHEMA DELL'ASSALTO

OP. MOGADISCIO

ARMAMENTARIO

GIBILTERRA (1988)

INDICE SAS

 

 

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