Una lezione per la piccola e aggressiva Georgia
Posted by Il Duca on 13 Aug 2008 at 11:49 am | Tagged as: Articoli di giornale, Politica, Putin, Russia
La guerra tra Russia e Georgia è un caso strano, soprattutto per via della confusione dei primi giorni in cui non si capiva molto quello che stava accadendo grazie al desiderio di molti giornalisti occidentali di dipingere la Russia come “aggressore perché stava vincendo” invece che come “difensore che si è spinto oltre il minimo necessario”.
E poi, diciamolo, la Georgia amica degli USA, amica della UE, in attesa dell’ingresso nella NATO, insomma la piccola repubblica amata dal mondo, ha subito fatto venir voglia ai giornalisti di difenderla contro la violenza della Russia del “De Facto Dittatore” Putin, una Russia che a parole ha già dichiarato più volte di non essere più disposta a essere considerata una ex-potenza.
A qualcuno, leggendo certe affermazioni del governo georgiano alle agenzie di stampa come non ci aspettavamo che la reazione russa fosse così rapida, dopo poco tempo venne qualche dubbio su cosa la Georgia stesse facendo per contare su una reazione russa troppo lenta. Vi ricordo che l’esercito russo fino a non molti anni fa era completamente a pezzi, incapace di reagire, privo di addestramento, senza paghe e spesso senza logistica e viveri per muoversi: vedesi Grozny, 1994.
E infatti già da un paio di giorni i nodi, perfino sui giornali, stanno venendo al pettine: la Russia ha difeso la provincia autonoma dell’Ossezia del Sud (nominalmente georgiana, mentre l’Ossezia del Nord è russa) dall’aggressione dell’esercito georgiano che stava iniziando il massacro della popolazione civile colpevole di essere indipendentista.
Come mai rischiare così tanto? Beh, una buona spiegazione la dà Gorbaciov nell’articolo qui sotto, ma in più vorrei aggiungere che l’attuale presidente georgiano Mikhail Saakashvili, al contrario del gelido e razionale Putin, è noto per essere un uomo presuntuoso, impulsivo e molto emotivo.
Insomma, il contrario di un buon politico che voglia “giocare con la guerra” come Putin.
Detto questo, riporto l’articolo di Mikhail Gorbaciov uscito oggi su alcune testate giornalistiche italiane e straniere.
Gli avvenimenti della scorsa settimana in Ossezia del Sud non possono che impressionare e addolorare chiunque. Ormai, migliaia di persone sono morte, altre decine di migliaia si sono trasformate in profughi, città e villaggi sono distrutti. Nulla può giustificare la perdita di queste vite e la distruzione di queste città. È un monito per tutti.
Le radici di questa tragedia risalgono alla decisione, presa nel 1991 dai leader separatisti della Georgia, di abolire l’autonomia nell’Ossezia del Sud. Fatto che creò una situazione esplosiva per l’integrità territoriale della Georgia. Ogni volta che i diversi leader georgiani successivi cercavano d’imporre la loro volontà con la forza - sia nell’Ossezia del Sud sia in Abkhazia, dove i problemi di autonomia sono molto simili - la situazione peggiorava ulteriormente. Le nuove ferite aggravavano le vecchie.
Ciò nonostante, era ancora possibile trovare una soluzione politica. Per un po’ di tempo, in Ossezia del Sud venne mantenuta una relativa calma. La forza di pace, costituita da russi, georgiani e osseti, compiva la sua missione, e i comuni cittadini osseti e georgiani, che vivono a stretto contatto tra loro, trovavano almeno un territorio comune.
In tutti questi anni, la Russia ha sempre riconosciuto l’integrità territoriale georgiana. È chiaro che l’unico modo di risolvere il problema dell’Ossezia del Sud può essere solo un modo pacifico. E comunque, in un mondo civilizzato, non c’è altra scelta.
La leadership georgiana ha respinto con arroganza questo principio basilare. Ciò che è accaduto la notte del 7 agosto scorso va oltre ogni comprensione. L’esercito georgiano ha attaccato la capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, con lanci multipli di razzi, progettati per devastare ampie zone del Paese. La Russia doveva rispondere. Accusarla di aggressione contro «la piccola, indifesa Georgia», non solo è ipocrita, ma dimostra mancanza di umanità.Lanciare un attacco militare contro cittadini innocenti è stata una decisione sconsiderata, le cui tragiche conseguenze per migliaia di persone di nazionalità diversa sono ora chiare. La leadership georgiana ha potuto compiere questo atto solo perché percepiva il sostegno e l’incoraggiamento di una forza molto più potente. Le forze armate georgiane erano state addestrate da centinaia di istruttori statunitensi, e il loro sofisticato equipaggiamento militare era stato acquistato in diversi Paesi. Questo fatto, in aggiunta alla promessa dell’entrata nella Nato, ha imbaldanzito a tal punto i leader georgiani, fino a convincerli di poter uscire vittoriosi attaccando con una «guerra lampo» l’Ossezia del Sud.
In altre parole, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili si aspettava un supporto incondizionato dall’Occidente, e l’Occidente gli aveva dato ragioni sufficienti per farglielo credere. Adesso che l’attacco militare georgiano è avvenuto, il governo georgiano e i suoi sostenitori dovrebbero rivedere la loro posizione.
Le ostilità devono cessare il più presto possibile e si devono prendere urgenti provvedimenti per aiutare le vittime - la catastrofe umanitaria, purtroppo, è stata oggetto di scarsissima attenzione nei media occidentali in questo ultimo weekend - e per ricostruire città e villaggi devastati. È altrettanto importante incominciare a pensare di risolvere il problema di fondo, che è uno dei temi più sofferti e difficili nel Caucaso, una regione il cui approccio dovrebbe essere affrontato con la massima attenzione. Quando scoppiarono per la prima volta i problemi in Abkhazia e in Ossezia del Sud, avevo proposto che la soluzione avvenisse attraverso la creazione di una federazione, che avrebbe garantito alle due Repubbliche ampia autonomia. L’idea fu scartata, specialmente dai georgiani. Gli atteggiamenti, a poco a poco, cambiarono, ma dopo quanto accaduto la settimana scorsa sarà molto più difficile raggiungere un accordo, anche su tale base.
I vecchi rancori sono un peso enorme. La guarigione è un processo lungo che richiede pazienza e dialogo, e che ha come requisito inderogabile l’esclusione dell’uso della forza. Ci sono voluti decenni per portare a termine conflitti analoghi in Europa e altrove, e ancora oggi vecchie controversie stentano a spegnersi. Oltre alla pazienza, questa situazione esige saggezza.
Le piccole nazioni del Caucaso hanno già una storia che le ha viste convivere tra loro. È stato dimostrato che una pace duratura è possibile, che tolleranza e collaborazione possono creare le condizioni per una vita e uno sviluppo normali. Non c’è nulla di più importante.
I leader politici della regione devono essere capaci di realizzare questo obiettivo. Invece di usare la potenza militare, dovrebbero dedicare i loro sforzi a costruire le basi per una pace duratura.
Nei giorni scorsi, alcuni Paesi occidentali, in particolare al Consiglio di sicurezza dell’Onu, hanno preso posizioni ben lungi dall’essere equilibrate. Ne è risultato che il Consiglio di sicurezza non ha potuto agire efficacemente fin dall’inizio di questo conflitto. Dichiarando il Caucaso - regione che si trova a migliaia di chilometri dal continente americano - una sfera di «interesse nazionale», gli Stati Uniti hanno commesso un errore madornale. Naturalmente la pace nel Caucaso è nell’interesse di tutti. Ma è semplicemente segno di buon senso riconoscere che la Russia ha in quella regione le sue radici, sia per posizione geografica sia per secoli di storia. La Russia non cerca l’espansione territoriale, ma ha in questa regione interessi legittimi.
L’obiettivo a lungo termine della comunità internazionale dovrebbe essere quello di creare un sistema subregionale di sicurezza e collaborazione, tale da rendere impossibile ogni provocazione e ogni possibilità di crisi come quella di oggi. Costruire un sistema del genere sarebbe una bella sfida e questo si potrebbe realizzare soltanto con la collaborazione dei Paesi di quella regione. I Paesi al di fuori possono, forse, aiutare, ma solo prendendo una posizione obiettiva e imparziale. La lezione ricavata dai recenti avvenimenti è che i giochi geopolitici sono pericolosi ovunque, non soltanto nel Caucaso.
©Washington Post - AdnKronos.
Traduzione per IlGiornale di Rosanna Cataldo.
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| Una delle vignette più oneste sulla vicenda |

In effetti i telegiornali creano opinione pubblica semplicemente dando per scontate delle cose che scontate non sarebbero. Se il Kosovo si vuole staccare dalla Serbia, il tono che traspare fin dal primo secondo è che sia cosa buona e giusta, e giù bombe su Belgrado. Se la stessa cosa la vuol fare l’Ossezia eh no, ma che, scherziamo? Io francamente la differenza tra i due casi non la vedo, per cui immagino che sia una differenza tutta arbitraria che dipende da qualcosa che non mi viene detto.
Qualche tempo fa ho sentito cose su un TG (forse il TG3) da far rizzare i capelli: Milosevic che ha scatenato la guerra in Jugoslavia. Sarà un figlio di puttana, per carità, ma io ricordo che la guerra è cominciata quando le milizie territoriali croate hanno attaccato le caserme federali.
E te la ricordi la Lucia Annunziata arrestata a Belgrado (e poi purtroppo rilasciata) con tutta la troupe? E’ tornata in Italia scandalizzata per la violazione del diritto di informazione. Da schiantare dal ridere!!! In Italia, in tempo di pace io italiano non posso andare a fotografare una stazione ferroviaria (è vietato) e tu, in un paese NEMICO col quale il tuo paese è in GUERRA vuoi andare a riprendere i danni che hanno fatto i TUOI bombardieri un’ora dopo il bombardamento??? Permetti che un’informazione del genere per gli jugoslavi possa essere segreto militare e che quindi tu sei una spia??? Io l’avrei fucilata!!!
Si, hai perfettamente ragione.
I giornalisti, qualunque sia la loro bandiera politica, sono tutti dei truffatori e dei plagiatori degni di lavorare in qualche ministero di 1984.
Putin è un uomo politico come piace a me, gioca sporco per fare gli interessi del suo paese. In fondo è il suo paese (ma proprio “suo”, non mi ricordo nemmeno quanto è immischiato economicamente: siamo a livelli di “lo Stato sono io”! Il trucchetto dello scambio presidente-primo ministro poi è stato spettacolare) e deve fare di tutto per garantirgli prestigio e potenza.
Se Unione Europea (che dipende dalla russia per il gas e altro) e gli Stati Uniti (che giocano sporco anche loro appoggiando dittatori e repubbliche delle banane per i propri interessi economici, come faceva la Francia quando difendeva Saddam Hussein perché era un “partner privilegiato” del dittatore iracheno… e nascondeva il tutto dietro la bandiera della pace, lol!) sfidano la Russia, allora Putin deve reagire.
Peccato che poi i “russi” abbiano fatto peacekeeping “alla russa” ovvero saccheggiando il territorio georgiano, seviziando chi gli capitava a tiro eccetera… che è la normalità in un esercito, peccato che da noi “peacekeeping” abbia acquisito un significato diverso da “saccheggio e terra bruciata”. Se potessimo fare “peacekeeping” così ci basterebbe rispolverare le armi nucleari tattiche progettare per fare a pezzi le divisioni corazzate sovietiche e potremmo pacificare l’Afganistan rapidamente (ad esempio trasformando le regioni ancora in mano ai talebani in una landa radioattiva e avvelenando con le scorie tutti i pozzi e i corsi d’acqua che usano, come si fece in Africa con gli Herebo).
Io non ho nulla contro l’uso di armi nucleari. In fondo il problema si pone solo se gli altri rispondono allo stesso modo. ^__^
Il problema con Putin è che un “perfetto Statista” in un paese che non è nostro amico come la Russia è un gran palo nel culo per la debole e rachitica Unione Europea, completamente divisa su ogni questione e capace solo di produrre normative burocratiche che paralizzano il mercato.
E i nostri amichetti USA, capaci solo di scommettere sui cavalli perdenti, ora cosa faranno? Vincerà il vecchietto ex-militare o il bingo-bongo mangiabanane? E in fondo, chiunque vinca dei due, qualcuno di loro ha la capacità di affrontare uno Statista vecchia maniera (come li facevano nell’800), capace di aggressioni lampo e di usare ogni minaccia possibile, come Putin?
Boh…
non sono d’accordo con quello che hai detto ( parzialmente )
E difficile dire che Georgia aveva un comportamento abusivo in confronti di Osetzia, sul teritorio georgiano erano dei militari Nato per aiutari le forze nazionale nel adestramento e tactiche militare, non credo che quei rappresentanto Nato avesero visto qualche abuso e non dire niente. Il problema di Giorgia non ha cominciato adesso, è stato evidente nei ultimi anni. Io sono in Italia da 2 anni, d’origine Moldava e conosco molto bene queste situazioni, e posso dire che questo conflitto di pochi giorni tra Giorgia e le truppe russe è stato pensato bene, i russi sapevano che nessuno poteva intervenire, Georgia non era in Nato, e anche se fosse, chi vuole mettersi con russia? Gli americani, non credo…non c’è petrolio in Osetzia…Franza? rimane senza gas, Italia? senza gas…
Un problema uguale è in Transnistria, quando i militari moldavi sono entrati per impedire la creazione di un stato separatista il 1 marzo di 1992, e sono morti un bel po di militari e civili, perché russia sosteneva, e sostiene ancora Transnistria dove sono tonelate di armamento militare (la 14° Armata russa).
Come gli americani c’è l’hanno con il petronio..cosi i russi con il orgolio…non c’è più la ‘querra freda’ ma Putin ancora ha le sue idee.
Da fuori ex spazio URSS non si vede tutta la realtà, le notizie si devono confrontare con i fatti reali, sia che sono dal internet o TV, dalla parte giorgiana i russa.
“E i nostri amichetti USA, capaci solo di scommettere sui cavalli perdenti, ora cosa faranno? Vincerà il vecchietto ex-militare o il bingo-bongo mangiabanane?”
Io voterei per il mangiabanane (fa poca differenza, prendono soldi dagli stessi gruppi di interesse - succede anche qui, con le autostrade che finanziano TUTTI i partiti) ma scommetterei sul vecchietto.
Faccio una profezia: fra vent’anni gli USA saranno la versione cristiana dell’Iran. I semi ci sono, e la fantascienza sta cominciando a descrivere scenari di questo tipo.