August 2008
Monthly Archive
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Posted by Il Duca on 27 Aug 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Cultura, Scuola
Solite informazioni sui Terroni. Cose già note.
In fondo se stanno messi così un motivo ci sarà. E non è solo il malvagio Piemonte invasore. Sono passati più di cento anni, sembra di sentire le recriminazioni dei negri per lo schiavismo! Via dal Sud Italia, caproni Africani! :icon_mrgreen.gif:
Del resto, che ci volete fare? D’istruzione se ne vede sempre meno, distruzione invece sempre di più. E un ministro che prova a mettere fine a quarant’anni di lassismo e perdonismo post sessantottino, si capisce, dà fastidio a molti. Soprattutto a quelli che in quel mare nero hanno sguazzato per anni: sindacati parassiti, professori fancazzisti, bidelli nullafacenti, studenti asini etc. Per questo motivo temo che di attacchi alla Gelmini dovremo aspettarcene molti, nei prossimi mesi. Ed è un peccato: perché la furia con cui si difendono i privilegi impedisce di vedere i problemi. Presupposto essenziale, come si sa, per cercare di risolverli.
A proposito del Sud, per esempio, l’onda di reazioni scomposte che ha travolto il ministro Gelmini, ha finito per oscurare il tema che lei cercava di sollevare e che davvero dovrebbe essere, nell’interesse di tutti, al centro del dibattito. E cioè lo sfascio della scuola meridionale. Lo sfascio della scuola meridionale, si badi bene, non solo non è un’opinione razzista: non è nemmeno un’opinione. È un dato di fatto. Certificato, fra l’altro, da tutte le ricerche internazionali, a cominciare dal sempre citato rapporto Ocse-Pisa del 2006, quello che colloca gli studenti italiani al 36° posto su 57 Paesi per cultura scientifica, al 38° per competenze in matematica e al 33° per competenze in lettura, rivelando che uno studente italiano su tre non sa leggere un grafico o convertire una moneta, quattro su dieci si impappinano nella lettura di un testo discontinuo e sei su dieci non riescono a spiegare da che cosa dipenda l’alternarsi del giorno e della notte.
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Terronia: un tempo patria di pensatori greci, ora di soppressata, cassata e cannoli in salsa mafiosa! |
Queste brillanti posizioni, infatti, sono il risultato di una media nazionale impietosa fra i ragazzi veneti e lombardi (che sono ben al di sopra del livello internazionale) e quelli del Mezzogiorno (che vagolano nei bassifondi delle classifiche dietro serbi, turchi e uruguagi). Tanto per dire: i quindicenni giuliani e friulani sono secondi al mondo in scienze, dopo i finlandesi, e terzi in matematica, dopo finlandesi e canadesi. Al contrario i siciliani sono tra i più ignoranti del pianeta: fatta una scala da sei (i più bravi) a uno (i più asini) quelli che si collocano al gradino più basso o addirittura al di sotto sono il 42 per cento. Il doppio della media Ocse. Il quadruplo dell’Azerbaigian.
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L’Azerbaigian è qui. So che non dirà niente ai Terroni, perché pensano che il Caucaso sia un ballo sudamericano, ma poco importa: entro qualche mese Putin raderà al suolo anche quel paese e l’onta sarà lavata! |
E di chi è la colpa se nelle scuole del Sud si allevano generazioni di studenti asini, convinti che l’Italia sia bagnata solo da due mari (mar Tirreno e Marsala), che il Monviso sia sulle Alpi Cozze (magari in compagnia delle Alpi Vongole) e che Philadelphia sia la capitale del formaggio Kraft? Del destino cinico baro? Del razzismo del ministro Gelmini? O piuttosto: non ci sarà anche qualche responsabilità degli insegnanti? Certo: nel Mezzogiorno le strutture sono fatiscenti, i laboratori non esistono, i soffitti delle aule sembrano fatti con la torta sbrisolona tanto facilmente vengono giù. C’è un problema di edilizia, c’è un problema di contesto sociale e magari anche di motivazioni. Ma è possibile che gli insegnanti non si sentano chiamati in causa? Possibile che non abbiano nessuna responsabilità?
Mezzo secolo fa, nel 1951-52, la percentuale di bocciati alla maturità in Italia fu pari al 28,4 per cento. Oggi (dato 2006) è del 2,8 per cento. Dieci volte di meno. Vi pare bassa? Ebbene, in Sicilia è ancora più bassa: l’1,3 per cento, oltre venti volte in meno rispetto alla media nazionale di cinquant’anni fa. E nella provincia di Enna e Messina scende addirittura allo 0,9 per cento. È mai possibile? Il rapporto Ocse-Pisa dice che gli studenti siciliani sono abissalmente ignoranti, il quadruplo dei loro coetanei caucasici dell’Azerbaigian, eppure i loro professori non se ne accorgono. Li considerano sufficientemente preparati. E li promuovono in massa. Ma sì, avanti tutti, compresi quelli che pensano che in Turchia si parli il turchese e che il padre della teoria dell’evoluzionismo sia Ciao Darwin. Sì, Ciao Darwin. E Bonolis è l’anello mancante.
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| L’anello mancante era lo scimmione educato che ha smesso di seguirlo? |
È sbagliato interrogarsi su questi risultati? È sbagliato interrogarsi sulla qualità di questo insegnamento? È razzista? In questi anni abbiamo riempito le regioni meridionali di professori: molti si sono fatti assumere al Nord e poi hanno chiesto trasferimento a casa. Risultato: una sproporzione notevole, tutta a vantaggio del Meridione. Al Nord Ovest c’è il 26 per cento degli abitanti e il 22 per cento degli insegnanti, al Nord Est il 18 per cento degli abitanti e il 14 per cento degli insegnanti, al Sud invece c’è il 24,5 per cento degli abitanti e il 30 per cento degli insegnanti. È troppo chiedere che, con tutto questo spiegamento di forze, si formino studenti capaci di distinguere i chierici dagli abitanti di Chieri e i posteri dai postini? È troppo chiedere che, in queste scuole sovraffollate di prof, non escano più diplomati convinti che Tiepolo sia il fratello di Pisolo e Mammolo? È troppo? O è razzista? Perché continuare a intonare questo mantra alla moda? Non sarà nell’interesse di chi non vuole assumersi le proprie responsabilità? E, soprattutto, non sarà nell’interesse di chi non vuole cambiare questa scuola che cade a pezzi? E se la scuola non cambia, chi ne viene più danneggiato? I ragazzi del Friuli Venezia-Giulia, che già oggi sono molto più preparati dei loro coetanei di tutto il mondo, o i siciliani che erano, sono e rischiano di restare quattro volte più ignoranti dei colleghi dell’Azerbaigian?
Autore: Mario Giordano
Posted by Il Duca on 17 Aug 2008 | Tagged as: Conigli, Filmati
| :TFR82.gif: Non riesco a trattenere l’eiaculazione: sono bellissimi!!! :TFR82.gif: |
Posted by Il Duca on 13 Aug 2008 | Tagged as: Internet, Libertà, Magistratura
Il 10 agosto 2008 The Pirate Bay ha annunciato che i provider italiani hanno bloccato l’accesso al sito su ordine del sostituto procuratore di Bergamo, Mancusi. The Pirate Bay ha prontamente costruito un nuovo dominio al fine di ristabilire la raggiungibilità da parte degli utenti italiani.
In risposta all’oscuramento il sito ha risposto anche con un proclama estremamente aggressivo, che definisce lo Stato Italiano come uno “stato fascista”.
Cambiando i server DNS utilizzati, ad esempio quelli forniti da OpenDNS, invece che quelli forniti dai vari provider (ISP), è possibile continuare a visualizzare normalmente il sito.Fonte: Wikipedia
A me la cosa non funziona, nonostante utilizzi OpenDNS da parecchi mesi… che sia un blocco a livello IP come mi suggeriscono due amici? Boh. Mentre cerco di risolvere sul mio router Belkin la questione (forse solo un problema di cache e cambi IP del sito), ricordo a tutti che LaBaia.org è il nuovo sito accessibile agli italiani di The Pirate Bay.
Riporto il messaggio pubblicato da PirateBay che, come è normale essendo scritto da nerd che non sanno molto del mondo (se non boiate ecopacifiste e cazzate varie che girano in rete, come è normale per molti plagiati del web) contiene sia cose giuste che pure e semplici farneticazioni, ma val la pena leggerlo per capire quanto siano incazzati. D’altronde non possono avere idea di come funzioni la magistratura in Italia e probabilmente si immaginano un sistema pesantemente controllato dal governo in modo diretto come in Inghilterra o Francia (si, i nostri ideali di indipendenza della magistratura che posseide il “quarto potere della Repubblica”, e lo usa per minacciare i rappresentanti del popolo più “fastidiosi” sia a sinistra che a destra, non hanno riscontri all’estero! LOL!). E sono incazzati più che giustamente! :icon_mrgreen.gif:
We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.
This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to stay that way - so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not support Berlusconis empire.
We have had fights previously in Italy, recently with our successful art installation where we had to storm Fortezza in order to get our art done. And as usual, we won. We will also win this time.
We have already changed IP for the website - that makes it work for half the ISPs again. And we want you all to inform your italian friends to switch their DNS to OpenDNS so they can bypass their ISPs filters. This will also let them bypass the other filters installed by the Italian government, as a bonus. And for the meanwhile - http://labaia.org works (La Baia means The Bay in Italian).
And please, everybody should also contact their ISP and tell them that this is not OK and that the ISPs should appeal. We don’t want a censored internet! And the war starts here…
Io ho avuto in passato problemi con la magistratura bergamasca (risolti con una bolla di sapone durante le indagini preliminari, in quanto mi si accusava di cose che per le leggi italiane non costituiscono reato! LOL!) e, diciamolo, non sono proprio il non plus ultra della genialità in Italia. Parere ottenuto da conoscenti sia avvocati che carabinieri.
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Posted by Il Duca on 13 Aug 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Politica, Putin, Russia
La guerra tra Russia e Georgia è un caso strano, soprattutto per via della confusione dei primi giorni in cui non si capiva molto quello che stava accadendo grazie al desiderio di molti giornalisti occidentali di dipingere la Russia come “aggressore perché stava vincendo” invece che come “difensore che si è spinto oltre il minimo necessario”.
E poi, diciamolo, la Georgia amica degli USA, amica della UE, in attesa dell’ingresso nella NATO, insomma la piccola repubblica amata dal mondo, ha subito fatto venir voglia ai giornalisti di difenderla contro la violenza della Russia del “De Facto Dittatore” Putin, una Russia che a parole ha già dichiarato più volte di non essere più disposta a essere considerata una ex-potenza.
A qualcuno, leggendo certe affermazioni del governo georgiano alle agenzie di stampa come non ci aspettavamo che la reazione russa fosse così rapida, dopo poco tempo venne qualche dubbio su cosa la Georgia stesse facendo per contare su una reazione russa troppo lenta. Vi ricordo che l’esercito russo fino a non molti anni fa era completamente a pezzi, incapace di reagire, privo di addestramento, senza paghe e spesso senza logistica e viveri per muoversi: vedesi Grozny, 1994.
E infatti già da un paio di giorni i nodi, perfino sui giornali, stanno venendo al pettine: la Russia ha difeso la provincia autonoma dell’Ossezia del Sud (nominalmente georgiana, mentre l’Ossezia del Nord è russa) dall’aggressione dell’esercito georgiano che stava iniziando il massacro della popolazione civile colpevole di essere indipendentista.
Come mai rischiare così tanto? Beh, una buona spiegazione la dà Gorbaciov nell’articolo qui sotto, ma in più vorrei aggiungere che l’attuale presidente georgiano Mikhail Saakashvili, al contrario del gelido e razionale Putin, è noto per essere un uomo presuntuoso, impulsivo e molto emotivo.
Insomma, il contrario di un buon politico che voglia “giocare con la guerra” come Putin.
Detto questo, riporto l’articolo di Mikhail Gorbaciov uscito oggi su alcune testate giornalistiche italiane e straniere.
Gli avvenimenti della scorsa settimana in Ossezia del Sud non possono che impressionare e addolorare chiunque. Ormai, migliaia di persone sono morte, altre decine di migliaia si sono trasformate in profughi, città e villaggi sono distrutti. Nulla può giustificare la perdita di queste vite e la distruzione di queste città. È un monito per tutti.
Le radici di questa tragedia risalgono alla decisione, presa nel 1991 dai leader separatisti della Georgia, di abolire l’autonomia nell’Ossezia del Sud. Fatto che creò una situazione esplosiva per l’integrità territoriale della Georgia. Ogni volta che i diversi leader georgiani successivi cercavano d’imporre la loro volontà con la forza - sia nell’Ossezia del Sud sia in Abkhazia, dove i problemi di autonomia sono molto simili - la situazione peggiorava ulteriormente. Le nuove ferite aggravavano le vecchie.
Ciò nonostante, era ancora possibile trovare una soluzione politica. Per un po’ di tempo, in Ossezia del Sud venne mantenuta una relativa calma. La forza di pace, costituita da russi, georgiani e osseti, compiva la sua missione, e i comuni cittadini osseti e georgiani, che vivono a stretto contatto tra loro, trovavano almeno un territorio comune.
In tutti questi anni, la Russia ha sempre riconosciuto l’integrità territoriale georgiana. È chiaro che l’unico modo di risolvere il problema dell’Ossezia del Sud può essere solo un modo pacifico. E comunque, in un mondo civilizzato, non c’è altra scelta.
La leadership georgiana ha respinto con arroganza questo principio basilare. Ciò che è accaduto la notte del 7 agosto scorso va oltre ogni comprensione. L’esercito georgiano ha attaccato la capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, con lanci multipli di razzi, progettati per devastare ampie zone del Paese. La Russia doveva rispondere. Accusarla di aggressione contro «la piccola, indifesa Georgia», non solo è ipocrita, ma dimostra mancanza di umanità.Lanciare un attacco militare contro cittadini innocenti è stata una decisione sconsiderata, le cui tragiche conseguenze per migliaia di persone di nazionalità diversa sono ora chiare. La leadership georgiana ha potuto compiere questo atto solo perché percepiva il sostegno e l’incoraggiamento di una forza molto più potente. Le forze armate georgiane erano state addestrate da centinaia di istruttori statunitensi, e il loro sofisticato equipaggiamento militare era stato acquistato in diversi Paesi. Questo fatto, in aggiunta alla promessa dell’entrata nella Nato, ha imbaldanzito a tal punto i leader georgiani, fino a convincerli di poter uscire vittoriosi attaccando con una «guerra lampo» l’Ossezia del Sud.
In altre parole, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili si aspettava un supporto incondizionato dall’Occidente, e l’Occidente gli aveva dato ragioni sufficienti per farglielo credere. Adesso che l’attacco militare georgiano è avvenuto, il governo georgiano e i suoi sostenitori dovrebbero rivedere la loro posizione.
Le ostilità devono cessare il più presto possibile e si devono prendere urgenti provvedimenti per aiutare le vittime - la catastrofe umanitaria, purtroppo, è stata oggetto di scarsissima attenzione nei media occidentali in questo ultimo weekend - e per ricostruire città e villaggi devastati. È altrettanto importante incominciare a pensare di risolvere il problema di fondo, che è uno dei temi più sofferti e difficili nel Caucaso, una regione il cui approccio dovrebbe essere affrontato con la massima attenzione. Quando scoppiarono per la prima volta i problemi in Abkhazia e in Ossezia del Sud, avevo proposto che la soluzione avvenisse attraverso la creazione di una federazione, che avrebbe garantito alle due Repubbliche ampia autonomia. L’idea fu scartata, specialmente dai georgiani. Gli atteggiamenti, a poco a poco, cambiarono, ma dopo quanto accaduto la settimana scorsa sarà molto più difficile raggiungere un accordo, anche su tale base.
I vecchi rancori sono un peso enorme. La guarigione è un processo lungo che richiede pazienza e dialogo, e che ha come requisito inderogabile l’esclusione dell’uso della forza. Ci sono voluti decenni per portare a termine conflitti analoghi in Europa e altrove, e ancora oggi vecchie controversie stentano a spegnersi. Oltre alla pazienza, questa situazione esige saggezza.
Le piccole nazioni del Caucaso hanno già una storia che le ha viste convivere tra loro. È stato dimostrato che una pace duratura è possibile, che tolleranza e collaborazione possono creare le condizioni per una vita e uno sviluppo normali. Non c’è nulla di più importante.
I leader politici della regione devono essere capaci di realizzare questo obiettivo. Invece di usare la potenza militare, dovrebbero dedicare i loro sforzi a costruire le basi per una pace duratura.
Nei giorni scorsi, alcuni Paesi occidentali, in particolare al Consiglio di sicurezza dell’Onu, hanno preso posizioni ben lungi dall’essere equilibrate. Ne è risultato che il Consiglio di sicurezza non ha potuto agire efficacemente fin dall’inizio di questo conflitto. Dichiarando il Caucaso - regione che si trova a migliaia di chilometri dal continente americano - una sfera di «interesse nazionale», gli Stati Uniti hanno commesso un errore madornale. Naturalmente la pace nel Caucaso è nell’interesse di tutti. Ma è semplicemente segno di buon senso riconoscere che la Russia ha in quella regione le sue radici, sia per posizione geografica sia per secoli di storia. La Russia non cerca l’espansione territoriale, ma ha in questa regione interessi legittimi.
L’obiettivo a lungo termine della comunità internazionale dovrebbe essere quello di creare un sistema subregionale di sicurezza e collaborazione, tale da rendere impossibile ogni provocazione e ogni possibilità di crisi come quella di oggi. Costruire un sistema del genere sarebbe una bella sfida e questo si potrebbe realizzare soltanto con la collaborazione dei Paesi di quella regione. I Paesi al di fuori possono, forse, aiutare, ma solo prendendo una posizione obiettiva e imparziale. La lezione ricavata dai recenti avvenimenti è che i giochi geopolitici sono pericolosi ovunque, non soltanto nel Caucaso.
©Washington Post - AdnKronos.
Traduzione per IlGiornale di Rosanna Cataldo.
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| Una delle vignette più oneste sulla vicenda |
Posted by Il Duca on 01 Aug 2008 | Tagged as: Senza Categoria
La Nasa ha ufficialmente confermato oggi che c’è acqua su Marte. Le prove dell’esistenza di acqua su Marte sono state fornite dalla sonda Phoenix. “Abbiamo le prove”, ha detto il ricercatore della University of Arizona William Boynton in una dichiarazione della Nasa.
“In precedenza avevamo osservato la presenza di acqua ghiacciata - ha aggiunto riferendosi alle osservazioni fatte con la sonda Mars Odyssey - ma questa è la prima volta che acqua su Marte è stata toccata e assaggiata“.
La sonda Phoenix ha “assaggiato” l’acqua marziana per la prima volta. Il robot che è calato sulla superficie del pianeta ha scaldato il ghiaccio raccolto nel corso delle sue esplorazioni all’inizio della settimana e alla luce di quell’operazione, gli scienziati hanno confermato oggi che quel ghiaccio è effettivamente acqua.
Gli scienziati possono quindi oggi affermare senza ombra di dubbio che nella zona del Polo Nord di Marte esiste ghiaccio. Fino ad ora la presenza di ghiaccio era stata accertata solo grazie a un metodo, per così dire, di tipo ‘indiziario’, basato cioè su una serie di osservazioni di fotografie e di immagini inviate a Terra da Phoenix.
Fonte: http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=84421
Grazie al cazzo, ci volevano proprio i geni della Nasa per capire una simile ovvietà!
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| Water on Mars: lo sapevamo già prima della Nasa… |
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