July 2008

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Corrado Carnevale su Di Pietro: mi pento di averlo promosso

Posted by Il Duca on 05 Jul 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Magistratura

Il giudice Corrado Carnevale, magistrato di Cassazione scrupoloso e garantista, ha combattuto a lungo la casta delle toghe e dopo dieci anni l’ha avuta vinta ed è stato reintegrato al suo posto. Nonostante avesse già raggiunto l’età pensionabile rimarrà in servizio per tutto il tempo in cui era stato sospeso durante la sua lunga battaglia giudiziaria.

È stato per 18 anni presidente di sezione in Cassazione, a lungo a capo della prima penale, quando si guadagnò l’appellativo di «giudice ammazzasentenze» per l’alto numero di pronunce annullate. Ora a 76 anni e a cinque di distanza dal suo pensionamento, Corrado Carnevale tornerà a indossare la toga in quella stessa Suprema Corte e nello stesso ruolo che ricopriva quando abbandonò la magistratura. Dopo un lungo braccio di ferro, il plenum del Csm ha dato il via libera alla riammissione nell’ordine giudiziario del magistrato che fu al centro di aspre polemiche e che decise di ritirarsi nel 2001 dopo essere stato condannato dalla corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa; una sentenza che venne annullata l’anno dopo dalla Cassazione.
Si è trattato di una decisione sofferta. È passata con un solo voto di scarto tra favorevoli e contrari: 11 voti contro 10 e quattro astensioni. E lo scontro tra i due opposti schieramenti si è giocato tutto sull’interpretazione da dare alla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la delibera con cui due anni fa il Csm aveva bocciato la richiesta di Carnevale di tornare in servizio, in applicazione della legge, di cui lo stesso magistrato si definisce «ispiratore», che nel 2003 ha stabilito il diritto al reintegro per i pubblici dipendenti sospesi dal servizio in conseguenza di un procedimento penale che si sia concluso con l’assoluzione.

Carnevale, personaggio scomodo accusato di essere colluso coi mafiosi dai suoi colleghi e in tal modo tolto di scena per alcuni anni, ha rilasciato in un’intervista il suo parere sulla politica dell’attuale governo e sull’ex-collega Antonio di Pietro, un tempo famoso magistrato e ora rinomato demagogo e diffamatore, con l’hobby di far l’untore di menzogne.
 


Fonte: Il Velino, Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

Oggi mi pento di aver fatto promuovere Antonio Di Pietro al concorso in Magistratura”: l’affondo è del giudice Corrado Carnevale, Presidente di Sezione alla Corte di Cassazione. Il Dottor Carnevale va a tutto campo nell’intervista rilasciata al condirettore di Petrus Bruno Volpe. Giustifica le impronte digitali ai bimbi rom, dubita dell’efficacia del delitto di immigrazione clandestina, invita alcuni colleghi a studiare di più e a dedicarsi di meno alla televisione, ma è proprio Di Pietro il suo bersaglio preferito.

Dottor Carnevale, perché si dice pentito di aver promosso il leader dell’Italia dei Valori al concorso in Magistratura?
“Perché fu un grande errore. Mi lasciai commuovere dal suo curriculum. Era stato in seminario ed era di famiglia povera. Fu così che chiusi un occhio davanti ad alcune sue lacune”.

Ritiene compatibile con l’etica del Magistrato l’aver accettato, come fece Di Pietro, un prestito di cento milioni di lire da un privato?
“No. Io sarei andato in banca, come qualsiasi altro mortale. Ma il giudice Di Pietro poteva tutto, si sentiva onnipotente”.

Parliamo dei magistrati: secondo Lei dovrebbero studiare di più…
“Intanto se sbagliano, paghino. In genere, i Magistrati che svolgono degnamente il loro mestiere, rappresentano la maggioranza della categoria, ma alcuni invece di andare in Tv farebbero meglio ad approfondire la conoscenza dei codici e delle carte processuali”.

Ritiene che in Italia si indaghi a senso unico, cioè prevalentemente contro Berlusconi?
“L’azione penale è obbligatoria. Trovo singolare, tuttavia, che si indaghi sempre a destra. Evidentemente, Berlusconi non è simpatico ai Magistrati di Milano… Lascio a lei ogni commento ulteriore, che sarebbe peraltro facilissimo”.

Veniamo alla pubblicazione dei verbali sui giornali…
“Guardi, io non me la prendo con la stampa, che fa il suo mestiere, ma con chi li fa uscire, ed è intuibile chi sia. In Italia, ormai, si vive con l’incubo patologico delle intercettazioni: è assurdo che fatti irrilevanti, cioè puro gossip, finiscano in pasto all’opinione pubblica. Mi chiedo quanto costano allo Stato queste intercettazioni…”.

Problema immigrati: cosa pensa dell’idea del Governo di prendere le impronte digitali ai bambini rom?
La catalogazione delle impronte serve a tutela dei bambini stessi. Molti sono privi di identità, e non dimentichiamo che adulti senza scrupoli li utilizzano per commettere reati”.

Dunque, Lei concorda con il Governo.
“Certo che sì” E per quanto riguarda il reato di immigrazione clandestina? “Teoricamente giusto, ma ritengo che non sia il più efficace dei deterrenti. Piuttosto, penso sia più opportuno espellerli subito quando violano la legge”.