Storie di ordinaria pedofilia islamica
Posted by Il Duca on 28 Jun 2008 at 12:30 pm | Tagged as: Articoli di giornale, Islam, Sesso, Violenza sulle donne
L’articolo è dedicato ad eventi specifici, ma subito dopo tratterò la questione della pedofilia legittimata nei testi islamici, con citazioni, per mostrare come non si tratta della “barbarie di qualche primitivo”, ma di una tradizione consolidata dell’Islam stesso.
Articolo: “Un uomo può sposare una bambina di un anno”
Fonte: Il Giornale
Autore: Gian Micalessin
Ricordate Nujood Ali? Aveva dieci anni e agli inizi d’aprile s’intrufolò nelle aule del tribunale di Sanaa, in Yemen. Rimase appollaiata sulle panche dell’aula per l’intera mattina. Quando tutti se ne stavano andando, un giudice gentile chiese alla piccola silenziosa chi aspettava. Nujood rispose che era lì per divorziare. La sua storia di bimba sposa violentata e sottomessa, l’infamia del padre liberatosi di lei in cambio di pochi denari, l’abiezione del marito quarantenne pronto a sposarla e a pretenderne la carne accesero d’indignazione il mondo e costrinsero lo Yemen a cambiare la legislazione sui matrimoni (oggi l’età minima è salita a 18 anni).
Tanto rumore per nulla. Il dottor Ahmad Al Mu’bi, esperto di religione e questioni matrimoniali nel regno saudita, spiega invece che per l’Islam, se c’è di mezzo un matrimonio, l’età minima della sposa non conta: «Non esiste un’età minima per le nozze, potete unirvi in matrimonio anche con una fanciulla di un anno, per non parlare di quelle di 7, 8 o 9», garantisce in un’intervista televisiva alla televisione libanese Lbc il religioso considerato, a casa sua, il massimo esperto di matrimonio islamico. E a preoccuparsi troppo si rischia di peccare, perché, ricorda, bisogna seguire i buoni esempi. «Il modello che seguiamo – spiega Al Mubi – è quello del Profeta Maometto: lui prese in moglie Aisha quando aveva appena 6 anni, ma iniziò a far sesso soltanto quando ne aveva 9».
E allora poche storie. Lo scandalo delle spose bambine non esiste. Certo qualcuno potrebbe riempirsi la bocca di parole come consapevolezza, libertà di scelta, capacità di giudizio. Potrebbe, come la fotografa Stephen Sinclair autrice di un reportage sulle spose bimbe in Afghanistan, citare la storia del 45enne biscazziere Mohammed Fazal che le confessò di aver ottenuto la moglie tredicenne in cambio dei debiti di gioco contratti dal padre tra i fumi dell’oppio. Ma sarebbero le solite irrispettose manfrine, ininfluenti rispetto al «buon esempio» e alle necessarie distinzioni tra l’unione coniugale fallace e quella rispettosa dei canoni islamici. «L’età per far sesso dipende dalle tradizioni e dai luoghi, in Yemen si sposano a 9, 10 anni altrove a 16, ma non conta… Una cosa sono le nozze, un’altra è fare sesso», distingue il dottor Al Mubi affidando la discriminante fondamentale alla volontà paterna. «Il matrimonio è un semplice contratto che indica il consenso, il guardiano di quanto succede alla figlia deve essere il padre perché la sua opinione è obbligatoria… E soltanto grazie a quella una ragazza viene data in moglie».
Sulla rettitudine dei padri ci sarebbe da raccontarne. C’è la storia delle sperdute province pakistane del Baluchistan dove lo scorso mese 15 ragazze della tribù dei Chakranis sono state date in sposa agli uomini Qalandari per mettere fine a una faida per l’uccisione di un cane. C’è la storia di Zeinab, 10 anni, venduta per 1500 dollari a un 50enne muto e trasformata in una schiava casalinga. Ma nulla incrina le certezze del dottor Al Mubi. «Chi vi autorizza a dipingere gli uomini come lupi feroci? – obietta in tv il religioso saudita - Il padre è un guardiano e se concede sua figlia in moglie a un uomo di livello appropriato quel matrimonio deve essere valido». E poi bisogna tener conto di frangenti e circostanze. «Prendete un padre con tre o quattro figlie, senza più moglie, ma costretto a viaggiare… Non è meglio affidarle a qualcuno in grado di proteggerle che, a tempo debito, potrà far sesso con loro?». Capitò in Afghanistan al 70enne colonnello Mohammad Khan pronto, pur di abbandonare il suo paese e trasferirsi con un nuova moglie a Kabul, a concedere la figlia 13enne a un uomo 35 anni più vecchio di lei. La figlia, dopo le nozze, continuò a scrivergli implorandolo di andare a riprenderla. Quando, anni dopo, il colonnello si decise ad andare dalla figlia la trovò agonizzante sul letto di casa. Lei gli chiese di avvicinarsi e gli sussurrò all’orecchio l’ultima maledizione. «Grazie papà per avermi abbandonato nelle mani di quell’uomo».
Starete pensando: “questi sono dei selvaggi, l’Islam mica è così: e poi anche noi nel medioevo ci sposavamo a qualsiasi età“.
Cominciamo allora chiarendo alcuni punti.
I cosiddetti selvaggi, di cui Al Mubi è uno dei massimi esperti matrimoniali, sono abitanti del Regno Arabo Saudita (o Arabia Saudita), una nazione moderna, forse la più tecnologicamente avanzata e ricca del mondo islamico, che segue l’Islam Wahbbita (una corrente particolarmente pura dell’Islam nata nel Settecento in risposta alla decadenza e alla troppa laicità dell’Impero Ottomano: infatti secondo la teologia islamica ogni sconfitta e ogni male è imputabile all’essersi allontanati dalla fede in Allah).
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Ecco dove abitano i “selvaggi”! Cosa??? Sembrano città più moderne di quelle italiane! |
L’età media dei matrimoni in Digione (una delle regioni della Francia per cui abbiamo più dati) tra 1500 e 1550, un periodo durissimo di continue guerre e disastri che “giustificherebbe” un abbassamento dell’età matrimoniale, mostrano un’età maschile media di 24 anni e una femminile di 22 anni. Inoltre, per quanto non esistesse esplicitamente il reato di pedofilia, era considerato disgustoso e perverso avere rapporti con fanciulle che avessero meno di 15 anni (questo un po’ in tutta l’Europa medioevale). A conferma di questo abbiamo l’età minima delle prostitute dei bordelli comunali del ‘500, nessuna delle quali ha meno di 17 anni. Gli unici casi di ragazzine di età inferiore ai 15 anni sono quelli delle “ragazze segrete” ovvero prostitute di infimo livello, senza nulla al mondo, spesso costrette a vendersi dagli aguzzini… e in ogni caso le minori di 15 anni sono solo il 30% (come ancora succede diffusamente nelle nostre strade). E voglio ricordare che questi fenomeni di “prostituzione non controllata” erano perseguiti dalle istituzioni pubbliche, che volevano garantire solo la prostituzione libera, consapevole e controllata.
I dati sono disponibili con percentuali, numero di casi analizzati, dati dell’età dei secondi e terzi matrimoni ecc… ecc… su “La Prostituzione nel Medioevo” di Jacques Rossiaud (edizione Laterza).
E infine passiamo alla questione “Islam”.
Nelle istruzioni relative al divorzio il Corano dà per scontato il matrimonio con le cosiddette “spose bambine”. Parlando del periodo di attesa che occorre per determinare se una donna sia incinta, il testo infatti recita: «Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno ancora il mestruo» (Corano LXV, 4). In altre parole, Allah presenta uno scenario in cui una donna in età prepuberale non solo si è già sposata, ma viene perfino ripudiata dal marito.
Un argomento in grado di spiegare perché sia stato rivelato un versetto del genere potrebbe essere il fatto che lo stesso Maometto avesse una sposa bambina: il Profeta «sposò Aisha quando quest’ultima aveva soltanto sei anni, ma il matrimonio non fu consumato che tre anni dopo» (”Detti e fatti del Profeta dell’Islam raccolti da Al-Bukhari” di Muhammad Ibn Isma’il al-Bukhari, tradotto da Muhammad Muhsin Khan).
Il matrimonio con le spose bambine era un fenomeno diffuso nell’Arabia del VII secolo - il Corano non fece altro che riprendere una pratica che avrebbe dovuto essere abbandonata molto tempo prima e dotarla di legittimazione divina.
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| Certo, PedoBear: con l’Islam anche questo è possibile! |
Le Spose Bambine nel Mondi Islamico, Oggi
Nella società in cui il Corano è verità assoluta e Maometto il modello di ogni comportamento umano, il fenomeno delle spose bambine ha toccato milioni di donne. In Afghanistan e in Bangladesh più della metà delle adolescenti sono sposate (fonte UNICEF: Children Marriage must stop, 7 luglio 2001).
L’ayatollah Khomeini (il padre della Repubblica Islamica dell’Iran nata nel 1979) disse ai fedeli musulmani che sposare una ragazza prima che si sviluppasse era «una benedizione divina». E consigliò ai padri: «Fate il possibile affinché le vostre figlie non vedano il loro primo sangue in casa vostra» (fonte Amir Taheri, Lo spirito di Allah - Khomeini e la rivoluzione islamica, 1989, pag.105).
Con il permesso dei genitori le ragazze iraniane possono sposarsi a nove anni, senza la loro approvazione a tredici (Lisa beyer, The Woman of Islam sul Time del 25 Novembre 2001 e pubblicato online qui). Ma con il matrimonio arrivano anche le violenze domestiche: «In Egitto una percentuale pari al 29% delle adolescenti sposate è stata picchiata dai mariti; di queste il 41% ha subito violenza durante la gravidanza. E una ricerca condotta in Giordania ha indicato che nel 26% dei casi di violenza domestica segnalati l’episodio ha coinvolto donne di età inferiore ai 18 anni» (Andrew Bushell, Child Marriage in Afghanistan and Pakistan, «America», pag.12, 11 marzo 2002).
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L’Islam insegna ad amare i bambini! Che teneroni queste Teste di Turbante! |
Per ulteriori approfondimenti sulla condizione femminile nell’Islam:
Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate, di Robert Spencer.
