June 2008
Monthly Archive
Monthly Archive
Posted by Il Duca on 30 Jun 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Corruzione, Magistratura, Politica, Sinistra
Editoriale di oggi del Corriere della Sera (che non è un fazioso giornale di destra in mano al Grande Satana Berlusconi, nella visione manichea di certi bigotti di sinistra).
Autore: Ernesto Galli Della Loggia (che non è un fascista schiavo di Berlusconi neppure lui: è un politologo simpatizzante di sinistra e un intellettuale socialista)
Si tratta, infatti, di fenomeni troppo clamorosamente evidenti, che tra l’altro non esistono in alcun altro Paese dell’Occidente, e di cui fanno quotidianamente le spese migliaia di cittadini, com’è ovvio senza distinzione di destra e di sinistra. La domanda che a questo punto è (o dovrebbe essere) naturale porsi è la seguente: è ragionevole o no pensare che gli aspetti patologici della giustizia italiana sopra descritti abbiano qualcosa a che fare, c’entrino qualcosa, con le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi? E’ ragionevole o no immaginare, sospettare, che l’immane mole di procedimenti giudiziari collezionati da costui (in una quantità, credo, superiore a chiunque altro nella storia d’Italia, ma aspetto precisazioni da Marco Travaglio) abbiano qualcosa a che fare con l’arbitrio dell’azione penale, con la mancanza di terzietà, con la ricerca di visibilità mediatico-politica da parte dei pm? E’ ragionevole pensare una cosa simile, che esista un nesso di qualche tipo tra questi due universi di fatti, o invece è una pura assurdità, un’insinuazione senza fondamento, un volere dare corpo ai fantasmi? La sinistra riformista (cioè più o meno l’intero Partito democratico), pur essendo convinta che Berlusconi in qualche problema con la giustizia sia effettivamente incorso (e personalmente mi unisco a questa convinzione), pensa però che un nesso ci sia.
Pensa cioè che nelle vicende giudiziarie dell’attuale Presidente del Consiglio si manifestino anche, e in misura spesso decisiva, tutti i parossismi patologici della giustizia italiana. Ma non riesce a dirlo. La sua classe dirigente tace o tutt’al più farfuglia, sospira a mezza bocca, perché non sa che pesci pigliare, ricattata com’è dal suo passato recente, dal suo legame con la corporazione dei magistrati e dalla paura di apparire complice con il nemico. Un’altra parte del Paese, invece, diciamo una metà abbondante degli Italiani, anch’essa pensa che sì, che è ragionevole credere che un nesso ci sia. E poiché non ha le remore storiche della sinistra le basta questo, le basta vedere le patologie presenti nelle vicende giudiziarie di Berlusconi, per considerare queste comunque superiori alle sue eventuali colpe, e continuare a votarlo. Non già perché sia una parte del Paese formata da uomini e donne dediti al malaffare o moralmente ottusi, come invece pensa qualche moralista esagitato. Ma se le cose stanno così, allora vuol dire che proprio i caratteri patologici della giustizia italiana stanno rivelandosi i migliori alleati dell’eterno inquisito Silvio Berlusconi. Che proprio questi caratteri gli hanno consentito e gli consentono tuttora di apparire ragionevolmente una vittima, di nascondere dietro di essi i problemi veri che ha: insomma di volgere a proprio favore le sue disgrazie giudiziarie. Ma se le cose stanno così ciò vuol dire anche, per concludere, e non è conclusione di poco conto, che il principale interesse della Sinistra italiana dovrebbe essere, anzi è, uno solo: togliere ogni alibi al proprio rivale. E cioè mettere fine una buona volta, lei per prima, alla devastante patologia che affligge da decenni il nostro sistema giudiziario. Che poi, in tutta questa faccenda, è anche il vero interesse del Paese.
Posted by Il Duca on 28 Jun 2008 | Tagged as: Articoli di giornale, Islam, Sesso, Violenza sulle donne
L’articolo è dedicato ad eventi specifici, ma subito dopo tratterò la questione della pedofilia legittimata nei testi islamici, con citazioni, per mostrare come non si tratta della “barbarie di qualche primitivo”, ma di una tradizione consolidata dell’Islam stesso.
Ricordate Nujood Ali? Aveva dieci anni e agli inizi d’aprile s’intrufolò nelle aule del tribunale di Sanaa, in Yemen. Rimase appollaiata sulle panche dell’aula per l’intera mattina. Quando tutti se ne stavano andando, un giudice gentile chiese alla piccola silenziosa chi aspettava. Nujood rispose che era lì per divorziare. La sua storia di bimba sposa violentata e sottomessa, l’infamia del padre liberatosi di lei in cambio di pochi denari, l’abiezione del marito quarantenne pronto a sposarla e a pretenderne la carne accesero d’indignazione il mondo e costrinsero lo Yemen a cambiare la legislazione sui matrimoni (oggi l’età minima è salita a 18 anni).
Tanto rumore per nulla. Il dottor Ahmad Al Mu’bi, esperto di religione e questioni matrimoniali nel regno saudita, spiega invece che per l’Islam, se c’è di mezzo un matrimonio, l’età minima della sposa non conta: «Non esiste un’età minima per le nozze, potete unirvi in matrimonio anche con una fanciulla di un anno, per non parlare di quelle di 7, 8 o 9», garantisce in un’intervista televisiva alla televisione libanese Lbc il religioso considerato, a casa sua, il massimo esperto di matrimonio islamico. E a preoccuparsi troppo si rischia di peccare, perché, ricorda, bisogna seguire i buoni esempi. «Il modello che seguiamo – spiega Al Mubi – è quello del Profeta Maometto: lui prese in moglie Aisha quando aveva appena 6 anni, ma iniziò a far sesso soltanto quando ne aveva 9».
E allora poche storie. Lo scandalo delle spose bambine non esiste. Certo qualcuno potrebbe riempirsi la bocca di parole come consapevolezza, libertà di scelta, capacità di giudizio. Potrebbe, come la fotografa Stephen Sinclair autrice di un reportage sulle spose bimbe in Afghanistan, citare la storia del 45enne biscazziere Mohammed Fazal che le confessò di aver ottenuto la moglie tredicenne in cambio dei debiti di gioco contratti dal padre tra i fumi dell’oppio. Ma sarebbero le solite irrispettose manfrine, ininfluenti rispetto al «buon esempio» e alle necessarie distinzioni tra l’unione coniugale fallace e quella rispettosa dei canoni islamici. «L’età per far sesso dipende dalle tradizioni e dai luoghi, in Yemen si sposano a 9, 10 anni altrove a 16, ma non conta… Una cosa sono le nozze, un’altra è fare sesso», distingue il dottor Al Mubi affidando la discriminante fondamentale alla volontà paterna. «Il matrimonio è un semplice contratto che indica il consenso, il guardiano di quanto succede alla figlia deve essere il padre perché la sua opinione è obbligatoria… E soltanto grazie a quella una ragazza viene data in moglie».
Sulla rettitudine dei padri ci sarebbe da raccontarne. C’è la storia delle sperdute province pakistane del Baluchistan dove lo scorso mese 15 ragazze della tribù dei Chakranis sono state date in sposa agli uomini Qalandari per mettere fine a una faida per l’uccisione di un cane. C’è la storia di Zeinab, 10 anni, venduta per 1500 dollari a un 50enne muto e trasformata in una schiava casalinga. Ma nulla incrina le certezze del dottor Al Mubi. «Chi vi autorizza a dipingere gli uomini come lupi feroci? – obietta in tv il religioso saudita - Il padre è un guardiano e se concede sua figlia in moglie a un uomo di livello appropriato quel matrimonio deve essere valido». E poi bisogna tener conto di frangenti e circostanze. «Prendete un padre con tre o quattro figlie, senza più moglie, ma costretto a viaggiare… Non è meglio affidarle a qualcuno in grado di proteggerle che, a tempo debito, potrà far sesso con loro?». Capitò in Afghanistan al 70enne colonnello Mohammad Khan pronto, pur di abbandonare il suo paese e trasferirsi con un nuova moglie a Kabul, a concedere la figlia 13enne a un uomo 35 anni più vecchio di lei. La figlia, dopo le nozze, continuò a scrivergli implorandolo di andare a riprenderla. Quando, anni dopo, il colonnello si decise ad andare dalla figlia la trovò agonizzante sul letto di casa. Lei gli chiese di avvicinarsi e gli sussurrò all’orecchio l’ultima maledizione. «Grazie papà per avermi abbandonato nelle mani di quell’uomo».
I cosiddetti selvaggi, di cui Al Mubi è uno dei massimi esperti matrimoniali, sono abitanti del Regno Arabo Saudita (o Arabia Saudita), una nazione moderna, forse la più tecnologicamente avanzata e ricca del mondo islamico, che segue l’Islam Wahbbita (una corrente particolarmente pura dell’Islam nata nel Settecento in risposta alla decadenza e alla troppa laicità dell’Impero Ottomano: infatti secondo la teologia islamica ogni sconfitta e ogni male è imputabile all’essersi allontanati dalla fede in Allah).
|
|
|
Ecco dove abitano i “selvaggi”! Cosa??? Sembrano città più moderne di quelle italiane! |
L’età media dei matrimoni in Digione (una delle regioni della Francia per cui abbiamo più dati) tra 1500 e 1550, un periodo durissimo di continue guerre e disastri che “giustificherebbe” un abbassamento dell’età matrimoniale, mostrano un’età maschile media di 24 anni e una femminile di 22 anni. Inoltre, per quanto non esistesse esplicitamente il reato di pedofilia, era considerato disgustoso e perverso avere rapporti con fanciulle che avessero meno di 15 anni (questo un po’ in tutta l’Europa medioevale). A conferma di questo abbiamo l’età minima delle prostitute dei bordelli comunali del ‘500, nessuna delle quali ha meno di 17 anni. Gli unici casi di ragazzine di età inferiore ai 15 anni sono quelli delle “ragazze segrete” ovvero prostitute di infimo livello, senza nulla al mondo, spesso costrette a vendersi dagli aguzzini… e in ogni caso le minori di 15 anni sono solo il 30% (come ancora succede diffusamente nelle nostre strade). E voglio ricordare che questi fenomeni di “prostituzione non controllata” erano perseguiti dalle istituzioni pubbliche, che volevano garantire solo la prostituzione libera, consapevole e controllata.
I dati sono disponibili con percentuali, numero di casi analizzati, dati dell’età dei secondi e terzi matrimoni ecc… ecc… su “La Prostituzione nel Medioevo” di Jacques Rossiaud (edizione Laterza).
E infine passiamo alla questione “Islam”.
Nelle istruzioni relative al divorzio il Corano dà per scontato il matrimonio con le cosiddette “spose bambine”. Parlando del periodo di attesa che occorre per determinare se una donna sia incinta, il testo infatti recita: «Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno ancora il mestruo» (Corano LXV, 4). In altre parole, Allah presenta uno scenario in cui una donna in età prepuberale non solo si è già sposata, ma viene perfino ripudiata dal marito.
Un argomento in grado di spiegare perché sia stato rivelato un versetto del genere potrebbe essere il fatto che lo stesso Maometto avesse una sposa bambina: il Profeta «sposò Aisha quando quest’ultima aveva soltanto sei anni, ma il matrimonio non fu consumato che tre anni dopo» (”Detti e fatti del Profeta dell’Islam raccolti da Al-Bukhari” di Muhammad Ibn Isma’il al-Bukhari, tradotto da Muhammad Muhsin Khan).
Il matrimonio con le spose bambine era un fenomeno diffuso nell’Arabia del VII secolo - il Corano non fece altro che riprendere una pratica che avrebbe dovuto essere abbandonata molto tempo prima e dotarla di legittimazione divina.
|
| Certo, PedoBear: con l’Islam anche questo è possibile! |
Le Spose Bambine nel Mondi Islamico, Oggi
Nella società in cui il Corano è verità assoluta e Maometto il modello di ogni comportamento umano, il fenomeno delle spose bambine ha toccato milioni di donne. In Afghanistan e in Bangladesh più della metà delle adolescenti sono sposate (fonte UNICEF: Children Marriage must stop, 7 luglio 2001).
L’ayatollah Khomeini (il padre della Repubblica Islamica dell’Iran nata nel 1979) disse ai fedeli musulmani che sposare una ragazza prima che si sviluppasse era «una benedizione divina». E consigliò ai padri: «Fate il possibile affinché le vostre figlie non vedano il loro primo sangue in casa vostra» (fonte Amir Taheri, Lo spirito di Allah - Khomeini e la rivoluzione islamica, 1989, pag.105).
Con il permesso dei genitori le ragazze iraniane possono sposarsi a nove anni, senza la loro approvazione a tredici (Lisa beyer, The Woman of Islam sul Time del 25 Novembre 2001 e pubblicato online qui). Ma con il matrimonio arrivano anche le violenze domestiche: «In Egitto una percentuale pari al 29% delle adolescenti sposate è stata picchiata dai mariti; di queste il 41% ha subito violenza durante la gravidanza. E una ricerca condotta in Giordania ha indicato che nel 26% dei casi di violenza domestica segnalati l’episodio ha coinvolto donne di età inferiore ai 18 anni» (Andrew Bushell, Child Marriage in Afghanistan and Pakistan, «America», pag.12, 11 marzo 2002).
|
|
L’Islam insegna ad amare i bambini! Che teneroni queste Teste di Turbante! |
Per ulteriori approfondimenti sulla condizione femminile nell’Islam:
Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate, di Robert Spencer.
Posted by Il Duca on 26 Jun 2008 | Tagged as: Conigli, Filmati, Umorismo
|
Cortometraggio opensource. Maggiori info su www.bigbuckbunny.org. |
|
Che bel coniglione tenerone!
Mi fa venire voglia di sesso anale! Culone orecchiuto!!!
Posted by Il Duca on 24 Jun 2008 | Tagged as: Senza Categoria
Fonte: Il Giornale
Portate a scuola il Corano e l’integralismo sarà a portata di mano. Sembra la boutade di uno sfegatato leghista, invece è la conclusione elaborata dalle autorità algerine analizzando le radici di quel fenomeno fondamentalista che dopo una guerra civile costata 200mila vite umane continua ad alimentare il terrorismo alqaidista. Così, mentre il Vecchio continente si lacera sull’opportunità di consentire l’istituzione di scuole islamiche, Algeri cancella i programmi religiosi introdotti dopo la fine del colonialismo e corre a rispolverare il francese, l’alfabeto latino e i vecchi modelli di studio ispirati da Parigi. «Stiamo semplicemente riconoscendo che le nostre scuole hanno contribuito a formare dei mostri», ammette il professor Khaoula Taleb Ibrahim in un articolo del New York Times che descrive il brusco ritorno al passato voluto dalle autorità scolastiche. Ma il professor Ibrahim, docente di educazione all’università di Algeri, si spinge più in là, ipotizzando un collegamento diretto tra la rapida espansione dell’integralismo germogliato alla metà egli anni 70 e l’islamizzazione del sistema scolastico imposto subito dopo l’addio di Parigi. I primi a rendersene conto furono sette anni fa i responsabili della commissione statale che studiò le conseguenze della sostituzione del francese con l’arabo e l’introduzione di quelle dottrine islamiche destinate a sviluppare negli studenti una nuova coscienza araba musulmana e algerina.
Raggiungere quegli obiettivi in un paese dove gli insegnanti parlavano solo francese significò attirare centinaia di insegnanti di arabo e dottrina islamica da Siria, Irak ed Egitto. Da lì ad abbandonare il razionalismo occidentale su cui si basavano i vecchi programmi coloniali per abbracciare i modelli educativi basati sull’apprendimento mnemonico non solo del Corano, ma anche delle dottrine scientifiche e sociali, il passo fu breve. Quel nuovo modello scolastico contribuì per almeno tre decenni a sfornare generazioni di cittadini poco abituati al ragionamento logico, ma assai sensibili alle parole d’ordine della religione e ai sermoni delle moschee. Le resistenze dei settori più conservatori e più filoislamici impedirono sette anni fa di dar seguito alle conclusioni della commissione governativa. Da un anno a questa parte il governo cerca però di recuperare il tempo perduto cancellando dai programmi i richiami alla religione e introducendo modelli di studio più aperti, come già in passato, al ragionamento e alla discussione.
|
| Jihad for Dummies! |
«Quando ho iniziato a frequentare le scuole superiori i professori ci spiegavano le lezioni e pretendevano che ripetessimo quanto avevano detto, adesso invece è tutto diverso. Negli ultimi dodici mesi pretendono di farci pensare e ci costringono a ragionare, ma molti di noi sono confusi, questo nuovo tipo di studio ci risulta assai difficile», spiega al New York Times Abdel Malek Outas, uno studente 19enne che abbandonata la fede integralista abbracciata nei primi anni delle superiori si ritrova a far i conti con i misteri della lingua francese, con l’alfabeto latino e professori che non esigono più la ripetizione a memoria del Corano.
Più confusi e arrabbiati di tutti sono, però, i cattivi maestri del fanatismo religioso costretti a far buon viso alle riforme introdotte dal governo. «Un tempo non mi stringevano neppure la mano - racconta Fatiha Yomsi, una consulente del ministero responsabile delle innovazioni al sistema scolastico -: ora hanno dovuto accettare la nuova linea, mettere da parte il Corano e adattarsi persino alla realtà di classi miste. Ma questo non significa che si siano arresi - ammette la consulente -: a scuola mi stringono la mano, ma in cuor loro il mio nome è già sulla lista dei condannati a morte».
(Gian Micalessin)
|
|
IRAN: l’amico della Sinistra intransigente Anti-USA (e Anti-ONU)… …perché è bello avere tanti amici, no? |
Links consigliati sull’Islam.
Conoscere i nostri fratelli con l’asciugamano in testa favorisce l’integrazione, no?
Quindi conosciamoli…
Jihad watch, il sito diretto da Robert Spencer.
Islam Watch, Islam Under Scrutiny by Ex-Muslims.
Posted by Il Duca on 24 Jun 2008 | Tagged as: Islam, Violenza sulle donne
Fonte: Corriere della Sera
«Il prof mi molesta». E la studentessa iraniana finisce in prigione
Dopo la denuncia, i compagni hanno filmato il docente con lei. Le autorità: «Mostrare certi atti è peggio che commetterli»
Con i capelli neri non velati e il collo nudo in vista, al posto del chador prescritto, una ragazza scappa da un’aula universitaria. La telecamera la riprende per un istante. In primo piano, un uomo dagli occhiali spessi, con il colletto della camicia sollevato e sbottonato, all’inizio fa finta di niente. Poi guarda fisso dentro la telecamera, sembra accorgersi improvvisamente che la scena è stata ripresa, cerca di scappare, ma un gruppo di ragazzi lo afferra per la camicia e blocca l’uscita.
La ragazza è una studentessa dell’università di Zanjan, provincia rurale situata 300 km a nord-ovest di Teheran. Ha denunciato di aver subito molestie sessuali da parte di quell’uomo, Hassan Madadi, un vicerettore dell’università, oltretutto incaricato della «moralizzazione » dell’ateneo. Il vicerettore è stato sospeso e, secondo l’agenzia ufficiale iraniana Fars, arrestato. Ma la stessa sorte è toccata alla ragazza, il cui nome non è stato divulgato. Non sono chiare le accuse contro di lei, ma il procuratore locale avrebbe detto che rendere pubblica l’esistenza di certi crimini è peggio che commetterli.
In Iran i rapporti sessuali tra coppie non sposate sono illegali. Le pene: dalle frustate alla forca. Il video è stato girato sabato 14 giugno. Diffuso su YouTube, in una settimana è stato visto 400.000 volte. Gli autori sono studenti. Hanno fatto irruzione in aula durante un incontro tra il vicerettore e la ragazza, convocata, pare, per discutere la sua condotta poco etica. Dalle riprese non è certa la dinamica degli eventi. Gli studenti sostengono di aver sorpreso Madadi mentre si spogliava. Diversi siti web iraniani dicono che la ragazza aveva già denunciato all’Associazione islamica studentesca i tentativi del vicerettore di costringerla ad avere rapporti e che esisterebbe una registrazione audio delle avances. Ma sui blog c’è pure chi sospetta che sia «tutto un complotto contro il poveruomo. La ragazza potrebbe averlo sedotto» (Mike, Los Angeles Times) o forse era consenziente (Hassani, Global Voices). Gli studenti hanno consegnato l’uomo alle autorità. E in serata e nei due giorni successivi, in migliaia hanno bloccato il campus con un sit-in davanti alla palestra, rifiutando di entrare in aula nonostante gli esami in corso. Nei video diffusi sul web, centinaia di studentesse, chador nero e zainetto in spalla, protestano mano nella mano con i colleghi maschi. Hanno chiesto il licenziamento del vicerettore e di altri dirigenti e le scuse del ministero dell’Istruzione. Quest’ultimo li costringe a rispettare un rigidissimo codice di abbigliamento e comportamento, oltre a reprimere le libertà politiche, ma già in passato studenti di altre università hanno denunciato molestie da parte di professori. Le proteste si sono fermate dopo che il rettore Alireza Nedaf ha annunciato la sospensione di Madadi e promesso che il caso verrà esaminato da un comitato composto anche da studenti. «Se vi è stata corruzione, c’è la volontà di appoggiare gli studenti nell’eliminarla», ha detto. Ma il ministro della Scienza Mohammadi Mehdi Zahedi ha condannato il video- denuncia, accusando gli studenti di «diffondere immagini pornografiche». «Questo tipo di azioni — ha detto — sono contrarie all’etica islamica».
(Viviana Mazza)
|
|
Eh, infatti, che fottuta mancanza di rispetto verso l’Islam! Siamo proprio degli incivili intolleranti islamofobi del cazzo! |
E se pensate che gli sciiti iraniani facciano schifo, voglio ricordare a tutti che sono dei gran signori rispetto ai whabbiti Arabi (cari amichetti dell’occidente che ci vendono petrolio).
Se per gli sciiti servono due donne al posto di un uomo per aver valida testimonianza in caso di reato (lo dice Maometto), in Arabia Saudita invece le donne non possono testimoniare per i reati penali e servono cinque testimoni maschi in caso di stupro.
Ovviamente in assenza di testimoni la denuncia della violenza comporta una sola certezza, ovvero il rapporto adultero, che comporta (come da regolamento maomettano) la lapidazione dopo essere state seppellite fino al petto.
Fico, eh?
Meno male che la gente di sinistra preferisce difendere i terroristi di Hamas che condannare i crimini che avvengono ogni giorno, nella piena legalità dei rispettivi paesi, nel mondo musulmano. “No alla pena di morte in USA”, grandi manifestazioni e sdegno, moratoria internazionale…
…e per le decapitazioni che avvengono ogni mese in Arabia Saudita come da tradizione? Per gli stupri legalizzati? Per la riduzione della donna alla schiavitù nei paesi arabi?
Non vola una mosca.
Sarò un Reazionario e un Fascista nel dirlo, ma credo che i diritti umani e la pari dignità delle donne contino qualcosa. E se ai musulmani non sta bene perché Maometto dice il contrario (e gli Hadith me ne sono testimoni), se ne vadano affanculo quei cammellieri di merda.