Laicità o intolleranza e oscurantismo?
Posted by Il Duca on 16 Jan 2008 at 02:00 pm | Tagged as: Articoli di giornale, Intolleranza, Libertà, Religione, Riflessioni, Sinistra
L’articolo che segue non è stato scritto da un cardinale, ma da Giorgio Israel, Professore ordinario di Matematiche complementari (non di teologia…) all’Università di Roma La Sapienza.
Trovate l’articolo completo a altre chicche nel blog del professore: http://gisrael.blogspot.com/
COME MAI IN SOLI DUECENTO?
Come mai un gruppo di 67 docenti che scrivono un documento da pezzenti capitanati da un “cattivo maestro” che scrive un documento ideologico pieno di assurdità, assieme a un centinaio di esagitati riescono a impedire al Papa di venire all’università? Come mai circa duecento persone riescono a far fare una figura di merda a un intero paese?
Volete una risposta?
La do raccontando un piccolo episodio.A un collega - docente illustre, anziano e rispettato - ho detto che trovavo delirante che negli USA la Columbia University avesse invitato un delinquente patentato (negatore della Shoah, programmatore della distruzione di uno stato membro dell’ONU) come Ahmadinejad e in Italia l’università La Sapienza non riuscisse a invitare una persona rispettabile come Benedetto XVI.
Sapete cosa ha risposto? Che Ahmadinejad non è pericoloso per gli Stati Uniti quanto lo è il Papa per l’Italia…Questa è l’acqua demente in cui nuotano quei duecento fanatici.
Ed ecco perché viviamo in un clima così mefitico, che ha indotto (giustamente) il Papa a rinunciare.
Ha detto bene Cossiga: questa è la grande vittoria del grande popolo dell’Unione.
Ma forse è una gran vittoria di Pirro.
È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - “mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso” - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all’università di Roma La Sapienza (La Sapienza fu voluta e fondata dal Vaticano e venne visitata in passato, senza polemiche, da Paolo VI e Giovanni Paolo II - NdDuca).
È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d’ingresso.
Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana?
Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l’invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI.
Quel che gli appare “pericoloso” è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un’impenetrabile parete stagna.
Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall’intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era “capo del Sant’Uffizio”, di “mettere in riga la scienza” e ricondurla entro “la pseudo-razionalità dei dogmi della religione“. Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l’effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico.
Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza.
L’opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L’opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto“. Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l’emblema dell’oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l’atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all’affermazione di Feyerabend - definito dall’allora cardinale Ratzinger come un “filosofo agnostico-scettico” - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica.
Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: “Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità“. Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto “il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica“.
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull’argomento sa bene come egli consideri con “ammirazione” la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l’aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento.
Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l’intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo.
Né c’entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l’integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola (direttore dell’Unità dal ‘96 al ‘98, membro dei Democratici di Sinistra e deputato - NdDuca), emerge qui una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri. Pertanto, ripetiamo con lui che “la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente“.
Avrei voluto scrivere un post contro gli oscurantisti che travisano il concetto di laicitià per giustificare la persecuzione politica dei rivali che osano dichiarare una fede religiosa, ma è inutile perché qui non si parla di laicità o di “fede e ragione” bensì di un’aggressione personale contro il diritto di un individuo a esprimere le proprie idee basandosi NON su quanto ha detto in passato, ma su quanto un gruppo di corrotti (probabilmente in conflitto politico con il rettore per questione di potere interne a La Sapienza) hanno inventato che il Papa abbia detto 17 anni fa.
Simile feccia è indegna di essere presa in considerazione.
Lascerò il mio intervento sulla differenza tra laicità e persecuzioni politiche contro i rappresentanti di alcune fedi religiose (mai l’islam, caso strano) a quando sarà più sensato metterlo: qui sarebbe fuori contesto dato che non è di laicità che si parla, ma di odio personale.
La cultura dell’odio, dell’intolleranza e della privazione del diritto di parola non ha nulla a che fare con la Scienza. Come non hanno nulla a che fare con la Scienza quel branco di maiali ignoranti che osano infarcirsi la bocca di cose che non capiscono. Un classico del mondo universitario italiano: forti coi deboli e deboli coi forti.

Dunque… libertà di parola per il Papa, d’accordo, ma che non deve diventare per gli altri l’obbligo di starlo a sentire. La libertà di parola, siamo onesti, al Papa non manca certo, né i mezzi per farla arrivare. Se voglio sapere cosa dice il Papa posso guardare i TG (tutti), ascoltare Radio Vaticana, leggere l’Osservatore Romano, andarlo a sentire in Piazza San Pietro e collegarmi al sito http://www.vaticano.va
Voltaire nella sua celebre frase parlava di libertà di esprimere opinioni. Dato che il Papa pretende di essere infallibile, le sue non sono opinioni, ed esulano quindi dal discorso. Il dialogo tra religione e scienza di cui parla Ratzinger è un dialogo viziato, del tipo: discutiamo pure, ma poi sia ben chiaro che ho ragione io.
OSSERVAZIONE: Trent’anni fa i partiti erano tutti laici tranne uno (l’infame DC), oggi son di fatto tutti cattolici tranne uno (quattro gatti de la Rosa nel Pugno). Eccheppalle… mi fanno rimpiangere i Savoia, quando stato e chiesa non si rivolgevano nemmeno la parola. Così ti faccio contento ^_^
Il dogma del 1870 è considerato praticamente carta straccia dai teologi seri. Fu un ulteriore modo per vendicarsi di una Chiesa “troppo laica” (in pratica uno Stato moderno con annesso servizio religioso) e per rendere inappellabile la scomunica a tutti gli italiani che avessero preso parte alla vita politica del nuovo Regno. E considerando che crea più casini alla Chiesa di quanto serva, farebbero meglio a rimangiarselo (anche se dubito che nel loro casino burocratico-ideologico possano rimangiarselo… ovvero negare che fosse dogma) E poi questo Papa mi fa schifo: considero seriamente problematico che i suoi nemici facciano ancora più schifo, tanto da costringermi a doverlo difendere (seppur con le parole del professor di matematica). -__-
La questione in ogni caso rimane il ritenere un diritto “poter proibire la parola a qualcuno” quando invece in democrazia il diritto è di “poter contestare e ribattere quanto detto” (e non impedire che venga detto).
L’articolo di Israel è piuttosto illuminante sulla naturale ridicola della contestazione portata avanti dai docenti di Fisica e una piccola quantità di studenti (probabilmente minacciati con tecniche subdole e allusioni dai professori di “non veder mai la loro firma sul loro libretto”?) ^_^
“Il dialogo tra religione e scienza di cui parla Ratzinger è un dialogo viziato, del tipo: discutiamo pure, ma poi sia ben chiaro che ho ragione io.”
Il che, considerando che si parla di tornare alla vera scienza e al vero spirito scientifico e non al culto idolatra della Scienza (che è vergognoso e contrario allo spirito scientifico), non sarebbe sbagliato.
Un atteggiamento simile a quello che hai giustamente indicato come “viziato” l’ho visto più da una certa Gamberetta (e da me, che non mi vergogno a dire di essere scandalosamente di parte e appositamente volgare ^_^: sto restituendo al mondo delle sinistre quanto loro diedero a noi dal 2001 al 2006, senza però il vandalismo) che non dal Papa.
E dei due non so di chi fidarmi di più.
^_^
Certo che al Papa una bottarella gliela darei…
Non so, a me la chiesa sembra talmente lontana dal buon senso comune (quando non è proprio malafede) da sentirmi autorizzato a rifiutare il dialogo, così come non mi metterei a discutere con un ubriaco o un truffatore patentato. Un giorno scriverò un posto sul perché da bambino ho deciso di essere ateo.
Nel caso della chiesa cattolica il dialogo è invece possibile, proprio perché sono una manica di teologi. C’è più “ateismo” (se con questo termine vogliamo indicare l’assenza di Fede Cieca) negli addetti ai lavori del vaticano che nella gente comune.
Prima della Controriforma il dialogo, la dimostrazione logica, la discussione erano al centro della teologia e ancora oggi possono esserlo: il problema è che la teologia è difficile e non ha praticamente nulla a che fare con la fede. Il problema dei dogmi infatti è la loro illogicità: come si può togliere il diritto di discutere di qualcosa quando la discussione su tutto è stato il cardine del cattolicesimo?
Per me i problemi del Cattolicesimo sono due: il primo per gli appassionati di teologia agnostici (come me) e il secondo per i “fedeli” ciechi e bigotti.
1) I dogmi: proibire la discussione su qualcosa viola il principio con cui il cristianesimo era stato costruito dai teologi. D’altronde non c’è “fede rivelata”, ma discussione e analisi.
2) La teologia è logica e dimostrazione: quando un fedele scava oltre le “frasi fatte” e le “stupidaggini di superficie” si trova di fronte non ad una fede rivelata, ma ad una sequenza anche piuttosto cavillosa e macchinosa di discorsi logici in cui “la fede” non c’entra quasi nulla.
In sintesi il Cattolicesimo è fatto per fare scontenti tutti (tranne gli avvocati e i filosofi). ^_^
Io ad esempio mi trovo spesso a difendere la Chiesa da chi la critica, ma non perché sono un “fervente papista”, bensì perché sono un Agnostico.
Ad esempio, a rigor di logica con il metodo scientifico, diffido di qualunque scienziato di dica ateo. Uno scienziato che si dice ateo tradisce egualmente lo spirito scientifico di uno che si dica cattolico.
Lo spirito alla base della Scienza occidentale è: “non si afferma nulla che non sia dimostrato”.
Chi si dice ateo dovrebbe poter dimostrare in modo inequivocabile che Dio non esiste. Chi si dice cattolico dovrebbe invece non solo dimostrare che esiste, ma anche dimostrare che tutti i vincoli propri del cattolicesimo sono veri.
L’Agnostico invece dice solo: “non mi pronuncio perché non so quale sia la verità”.
Più scientificamente corretto di così! ;-)
Vabbe’, consoliamoci col fatto che hanno arrestato 30 esponenti dell’UDEUR, senza pensare che andranno tutti in prescrizione e che Mastella dopo la farsa delle dimissioni (già respinte) le ritirerà. Viviamo le piccole gioie quotidiane senza guardare al domani ^_^
Concordo, io infatti mi dico ateo riguardo al dio del catechismo ai tempi delle scuole elementari. In generale sono agnostico.
A quando le nozze tra Angra e il Duca?
NON ci deve essere dialogo tra fede e ragione. La fede sono solo un mucchio di cazzate, non c’è dignità nella fede, nessuna. La fede, per sua definizione, il credere senza sapere, senza dimostrazione, senza ragione, è un nemico in sé dell’umanità. Il Papa e tutti i religiosi devono crepare, prima è meglio è.
Chi è religioso sbaglia. Va perseguitato in ogni modo. Non è un essere umano. L’onore di appartenere alla nostra specie non può essere attribuito a chi si lascia ridurre il cervello in pappa. Un tossico al limite dell’overdose è 1000 volte meglio di un cattolico (o islamico o adoratore della Dea Kali o altre stronzate).
“L’umanità non sarà libera finché con le budella dell’ultimo prete non sarà impiccato l’ultimo re” come direbbe Diderot.
“Non sono d’accordo su quel che dici ma mi batterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo” non è di Voltaire è di Evelyn Beatrice Hall.
A titolo dimostrativo ho abilitato un commento del tipo che solitamente “non farei passare” (eh si, perché il mio non è un regime democratico, ma una sana e vigorosa dittatura LOL).
In realtà mi era finito nell’anti-spam (e non nella coda di moderazione), forse per colpa dell’IP o non so di cosa… :-S
Si gradiscono commenti un pochino più argomentati.
Ci sono già io che lancio minacce di morte e farneticazioni, non serve che vi accodiate. ^_^
L’unico post che ho mai bloccato su questo blog conteneva solo insulti (quindi era molto peggio di questo, che invece ha perfino un’idea di fondo e delle citazioni ad hoc) ed era correlato all’articolo (chiaramente farneticante) su Bava Beccaris.
“Non sono d’accordo su quel che dici ma mi batterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo” non è di Voltaire è di Evelyn Beatrice Hall.
Infatti l’articolo dice chiaramente e senza ombra di dubbio:
“la celebre frase attribuita a Voltaire.” (appunto: è un famosa attribuzione errata)
^_^
Frase che apparve nel libro di Stephen G. Tallentyre (la Hall sotto pseudonimo) in Gli Amici di Voltaire del 1906 come sintesi del credo volteriano riguardo la libertà di pensiero e di espressione.