Intervista a Steinberger sul Riscaldamento Globale
Posted by Il Duca on 24 Oct 2007 at 02:19 pm | Tagged as: Ambientalismo, Articoli di giornale, Popolo Bue, Riflessioni
L’articolo di oggi è dedicato alla disinformazione sul riscaldamento globale, a cui sarà dedicata una tavola rotonda nel corso del Festival delle Scienze. Vi lascio direttamente all’articolo di Carlo Faricciotti.
Le emissioni di anidride carbonica stanno uccidendo il clima mondiale? Ovvero, per dirla con il titolo di una tavola rotonda in calendario il prossimo 1 novembre a Genova (ore 10.30, Palazzo Ducale), nel quadro del Festival della Scienza, il «Co2 è colpevole o innocente»? A dibattere, un gruppo di scienziati di varie discipline (oceanografia, chimica, glaciologia), tra cui il premio Nobel per la fisica nel 1988 Jack Steinberger.
Steinberger nato in Germania nel 1921, ma emigrato negli Stati Uniti nel 1934, dopo aver studiato, tra gli altri, con Enrico Fermi ed Edward Teller, dal 1968 al 1983 ha lavorato al Cern di Ginevra, dove tuttora continua l’attività di ricerca. Docente alla Scuola Normale di Pisa, dal 1997 è membro dell’Accademia dei Lincei.
Professor Steinberger, lei è colpevolista o innocentista, nei confronti del Co2?
«Sono convinto che il riscaldamento globale del pianeta sia anche frutto della concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Ma tengo a sottolineare che quanto affermo nasce da un ragionamento scientifico, oltre che dai lavori di un gruppo internazionale di esperti del clima riuniti nell’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’IPCC».
Quindi le sue affermazioni nascono dal suo lavoro di fisico atomico?
«Il mio lavoro consiste non nel trovare soluzioni, ma nel capire cosa sta succedendo nell’atmosfera. A Genova cercherò di aiutare le persone a capire come l’atmosfera terrestre, a causa delle massicce immissioni di Co2, abbia subito grandi modificazioni, soprattutto negli ultimi cento anni. E nel mio discorso farò uso di formule e dimostrazioni matematiche perché io sono uno scienziato».
Pensa che siamo ancora in tempo per invertire la rotta?
«Sono molto pessimista sul futuro della nostra società: più consumiamo e più produciamo anidride carbonica, è un circolo vizioso e le nuove potenze industriali, come la Cina, stanno contribuendo in maniera pesante a questo circolo. Le nostre economie capitalistiche si basano sul consumo: più le persone consumano, maggiore è la crescita. Ma, appunto, più le persone consumano, più cresce l’inquinamento atmosferico».
Impostato così sembra più un discorso da economista o da sociologo che da fisico…
«Al contrario, è un approccio scientifico: nel mio discorso dimostrerò la mia tesi esponendola con formule matematiche, non economiche o sociologiche. Perché, ripeto, io sono uno scienziato e mi baso su dati scientifici: il mio lavoro consiste nell’analizzare il passato, studiare il presente e cercare di delineare il futuro».
Una soluzione potrebbe essere spostare la leva del consumo energetico sul nucleare?
«So che in Italia non amate il nucleare e nemmeno io sono un fan di questo tipo di energia. Tuttavia bisogna tener presente che attualmente solo il 5 per cento dell’energia da noi utilizzata è di origine nucleare, la maggior parte deriva dagli idrocarburi come il petrolio. La cosa più importante, a mio parere, non è il tipo di energia utilizzata, ma ricordarsi che usare energia, di qualunque tipo, produce inquinamento, e questo ce lo dice la fisica. E perché usiamo l’energia? Perché consumiamo. Da qualunque parte la vediamo, il nodo è sempre quello: più consumiamo, più inquiniamo».
Il sottotitolo della tavola rotonda cui lei parteciperà a Genova suona «Dal caos climatico al caos dell’informazione». I media informano correttamente l’opinione pubblica su questi temi?
«Ammetto che in generale lo science reporting, l’informazione scientifica, è un’impresa difficile, anche perché ormai gli scienziati sono sempre più specializzati. Per esempio, leggo articoli che hanno molte difficoltà a esporre il nostro lavoro al Cern, che riguarda la fisica sub-atomica. Dico leggo perché io non guardo la televisione, leggo i quotidiani e mi accorgo di quanto i giornalisti siano in imbarazzo nel riportare correttamente lo scenario scientifico. Da una parte è complicato cercare di convincere i non addetti ai lavori dell’importanza e della rilevanza delle nostre ricerche; dall’altra è importante spiegare quanto facciamo. Il risultato, purtroppo, spesso è che l’opinione pubblica è confusa».
Quando si parla di riscaldamento globale i mass media amano usare toni apocalittici: desertificazione, scioglimento dei ghiacci e così via. Concorda con quest’approccio?
«Chiaramente sono molto preoccupato per l’impatto che il global warming, il riscaldamento globale, sta avendo sul pianeta, e di conseguenza sul nostro futuro, ma non amo il modo in cui questa situazione viene presentata di solito all’opinione pubblica. Ho visto il documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”, e non mi sono trovato molto d’accordo con esso: non è facile, da un punto di vista scientifico, dimostrare le conseguenze reali del riscaldamento globale, parlare di innalzamento dei mari o desertificazione».
Quindi cosa ne pensa del fatto che Gore abbia ricevuto quest’anno il Nobel per la pace proprio per il suo impegno contro il global warming?
«Credo che Gore stia facendo un buon lavoro d’informazione con dei mezzi che non sono i miei. Lui non è uno scienziato. Il suo film può avere effetti positivi, incrementare la consapevolezza, ma non va considerato un lavoro scientifico».
Tracciando la sua autobiografia in occasione della consegna del Nobel lei scrisse: «Suono il flauto, purtroppo non molto bene». Lo suona ancora?
«Sì. In realtà da giovane volevo suonare il pianoforte, ma visti i risultati disastrosi qualcuno mi consigliò di passare al flauto. Suonare questo strumento mi dà grande piacere, soprattutto quando facciamo musica da camera, con amici, colleghi o famigliari. Trovo la musica da camera più interessante ancora dell’opera o della musica sinfonica: suonare assieme un brano di Mozart è un piacere sociale oltre che una bellissima esperienza. In un certo senso la musica da camera è una metafora della ricerca scientifica: si lavora in gruppo, non esistono i solisti. Si pensa che il Nobel premi i geni, ma almeno per quanto riguarda le discipline scientifiche non è così: Einstein forse era un genio, ma ormai un premio è il coronamento di un lavoro d’équipe. Il Nobel va a uno o due o tre persone (nel 1988 Steinberger fu premiato insieme a Leon M. Lederman e Melvin Schwartz, ndr), ma andrebbe a tutto il gruppo di lavoro, che può essere anche di settanta persone».
Quando un ambientalista parla liberamente di scientificità o dimostrate prove scientifiche di questo o di quello NON prendetelo mai per oro colato: probabilmente sta spacciando disinformazione. La Scienza è la Scienza: i pareri privi di dimostrazioni sono solo pareri, per quanto ragionevoli o condivisibili, e NON sono Scienza.
Gli Ambientalisti amano riempirsi la bocca di menzogne sulle supposte dimostrazioni scientifiche delle correlazioni tra gas emessi, riscaldamento globale, innalzamento mari ecc… ma queste “dimostrazioni” non esistono. Gli stessi dati sono incompleti e privi di rilevanza dati i pochi decenni di raccolta disponibili e il volerli usare per tracciare la storia della temperatura mondiale in milioni di anni.
Sono tutte stronzate o se preferite menzogne, per quanto magari verosimili o vere, perché le suddette dimostrazioni non esistono. Esiste invece il business dell’ambientalismo e dei finanziamenti alla ricerca correlata al supporto delle teorie ultra-ambientaliste, ma non camuffiamo un miserabile commercio con la Verità Scientifica!
I dati dell’Ottocento (dal 1860), ad esempio, sono di limitato aiuto e in ogni caso disporre solo dei dati “del periodo Industriale” non aiuta affatto a capire come si sarebbe comportato il clima senza l’emissione di CO2 industriale: servirebbero i dati di qualche decennio anche senza emissioni, incluse quelle animali che rappresentano una fetta enorme dell’inquinamento: nel caso dell’Australia la più rilevante! Il govero australiano per abbattere le emissioni a livello tollerabile disse realmente che l’unica scelta era sterminare le mandrie.
I dati non ci sono, quindi non si può avere idea della differenza! Eppure gli Amibentalisti non si fanno scrupoli a spacciarti tutto per verità rivelate.
Sappiamo però che in età pre-industriale il riscaldamento globale e le glaciazioni si sono susseguite senza alcun intervento umano, perché ce lo dicono le fonti latine e rinascimentali: al tempo degli Antichi Greci il caldo nell’area greco-italiana era così forte che leoni e scimmie vivevano perfino nel Lazio! E gli inverni al tempo tardo repubblicano e imperiale, alcuni secoli dopo, erano così rigidi che nevicava regolarmente a Roma e i corsi d’acqua ghiacciavano: chi ha mai visto sbalzi di temperature così tremendi?
Durante il Cinquecento-Seicento la glaciazione che colpì l’Europa, dimostrata dalle fonti artistiche che raffigurano un crescente uso di pellicce pesanti e dagli strati datati dei ghiacciai, fu qualcosa di inimmaginabile per la nostra epoca: un vera e propria era glaciale in miniatura.
La glaciazione terminò nel Settecento con un brusco ritorno alla, se si può dire, “normalità”… peccato che l’Ottocento, coi suoi primi dati sulle temperature, fu anche l’epoca del massiccio inquinamento industriale europeo.
Glaciazioni e riscaldamenti dei secoli precedenti furono colpa delle fabbriche non ancora costruite?
C’è da dubitarne.
Anche io credo che l’inquinamento contribuisca al problema (come contribuisco io ogni volta che scoreggio), ma non sono così follemente umanocentrico da ritenere l’uomo capace con la sua opera di determinare il destino del pianeta sconfiggendo animali, vulcani, giacimenti di gas naturali e variazione di intensità delle emissioni solari!
Vi faccio un esempio italiano di ambientalismo in mala fede: il passo di San Pellegrino.
Quella zona, in cui c’era solo un albergo e nient’altro, venne scelta dall’esercito per le esercitazioni con l’artiglieria (esercitazioni di un mese l’anno). In quell’area non c’era altro: niente impianti di risalita, niente di niente a parte gli animali del parco e l’albergo.
Gli ambientalisti fecero fuoco e fiamme perché, a detta loro, gli animali sarebbero stati sconvolti e sarebbero fuggiti, la flora e la fauna distrutta ecc… tutte cose che in altre aree di tiro stagionali NON è avvenuto. All’epoca mio padre si occupava di quella zona di tiro.
L’esercito alla fine batté in ritirata e rinunciò, perché non volevano far arrabbiare gli ambientalisti. Poco dopo, senza dire una parola contro, gli stessi ambientalisti di quell’area permisero l’edificazioni di nuovi alberghi, impianti di risalita e tutto l’ambaradan da tipica area turistica da “spremere”. Gli animali scapparono dall’area in breve tempo.
Saranno stati davvero interessati all’ambiente oppure ai finanziamenti e al denaro sottobanco sborsato dai nuovi venuti del settore turistico? Arrivateci da soli.
Potrei elencarvi anche il caso della benzina verde e della marmitte catalitiche che a basse temperature (comune uso urbano) inquinano peggio della vecchia benzina rossa, ma ce ne sono molti altri ancora dove il Business era la vera molla dell’Ambientalismo Ipocrita, ma ormai avete capito l’antifona, no?
Se gli Ambientalisti sono disposti a mentire su cosa sia Scientificamente dimostrato e cosa non lo sia, domandatevi su quante altre cose stanno mentendo. E non solo loro.

bellissimo articolo. Si, anch’io odio abbastanza gli ambientalisti che bocciano senza ragionare e mentono per guadagnare, ma comunque credo che questo pianeta lo stiamo veramente inquinando e il fatto che non vengono adottate misure per limitare tutto questo, mi preoccupa…. speriamo di non accorgerci quando sarà troppo tardi
Torno a leggere dopo un po’ di tempo :-P
Anche Steinberger è preoccupato, questo è quanto basta a farmi preoccupare.
Io credo che la nostra parte ATTIVA la stiamo facendo eccome, non sono umanocentrico ma da davanti o da dietro, l’Uomo E’0 in grado di sconvolgere il pianeta come e più di vulcani, animali e del sole stesso…..*più in fretta* di sicuro, “di più” probabilmente no.
Di essere preoccupati c’è buon motivo: come dimostrato storicamente in età pre-industriale glaciazioni e surriscladamenti globali si sono susseguiti in modo costante.
Questo è molto più preoccupante che non se fosse colpa solo dell’uomo. Se fosse colpa solo dell’uomo basterebbe provare a limitare l’inquinamento.
Che poi è impossibile. La Cina e l’India non rimarranno nel baratro della povertà per fare contenta Greenpeace: vogliono e hanno il diritto di indistrializzarsi rapidamente, a basso costo e, ahinoi, in modo superinquinante. E loro devono industrializzarsi pesantemente per due miliardi di persone e passa, mentre noi europei lo abbiamo fatto per molti meno.
I danni che gli asiatici causano e causeranno sono senza paragone con quelli causati dagli europei.
Comunque se anche senza inquinamento la situazione è tragica (glaciazioni, riscaldamenti ecc…) direi che c’è molto da preoccuparsi, anche se non ci si può far nulla.
L’articolo si concentra giustamente sugli ambientalisti e sull’ambientalismo disinformante.
Ma quando a fare disinformazione ambientale è un docente? E quando questo professore insegna in una facoltà di ingegneria ed è titolare di un corso (oggi importante e attuale) come Pianificazione Energetica Territoriale?
Un conto è andarsi a cercare le stronzate sui media (uno è libero di ascoltarle o meno), ma quando queste vengono imposte allo studente come materia d’esame?
Sorge il dubbio, lecito, che la valutazione diventi direttamente proporzionale al credito fornito a queste stronzate.
Se il docente dice sciocchezze l’importante è esserne consapevoli.
Se poi il corso in sé si basa sulla ripetizione di quelle medesime sciocchezze, beh, non resta che ripeterle come vuole il professore perché non c’è scelta.
Si chiama indrottinamento: i regimi illiberali lo fanno esplicitamente decidendolo dall’alto; quelli liberali lo fanno fare liberamente a chiunque abbia un po’ di potere.
Verità o menzogna interessano a ben pochi.
L’importante è informarsi sempre da altre parti, soprattutto quando qualcuno le diffonde come “certezze”. Non ci sono Certezze, ci sono solo persone che le propinano come tali.
La stessa cosa succede con la Storia. Si abbozza e si fa finta sia vero, perché non si possono attendere anni e anni sperando che il professore scompaia o la materia venga tolta dall’anno di corso.
Giusto per concludere: è spiacevole parlare con persone di questi argomenti (che per quanto mi riguarda sono importanti e mi spingono a informarmi il più possibile) e ad intelligenti obiezioni (IMHO, e non mie) sentirsi rispondere: “si, ma il professore ha detto che…” E parliamo di persone di 25-26 anni.
E’ il problema delle Auctoritas.
Rispondigli pure che il professore ha detto “quello”, ma invece il Duca pensa che non sia così.
Tra il Duca e un banale professorino non c’è partita.
